«La mano di Mosca è ormai diventata un passe-partout per qualsiasi questione scomoda» sminuisce l’ambasciata russa. Ma l’ombra del Cremlino dietro alla guerriglia urbana dei maranza c’è, eccome. E non si tratta solo di ipotesi. Ora ne abbiamo le prove.
Tra i fomentatori della piazza violenta, su web ne spunta uno in particolare: Alexander Dugin, l’ideologo di Putin. Commentando gli scontri di Milano, scrive sui social: ««L’Italia è la speranza del mondo, non c’è niente di più bello dell’Italia». Perché mai il simbolo della lotta ideologica contro il liberalismo dovrebbe soffiare sul disagio dei maranza delle nostre periferie? Per usarli come leva anti Occidente. Dugin, dall’inizio della guerra in Ucraina, ha ampliato la sua rete transnazionale e si è rivolto sia all’estrema destra sia alla sinistra illiberale solleticando le irrequietudini di varia natura. Ecco, tutte queste voci confluiscono nelle stesse community, nei siti sovversivi e nelle chat, con l’unico scopo
di alimentare i disordini e destabilizzare un paese.
On line il collettivo filo russo NoName057 (lo stesso che nel 2023 aveva hackerato il sito del Ministero del Lavoro e quello del Consiglio superiore della magistratura) sostiene i manifestanti a distanza e in rete diffonde un messaggio: «No Meloni forever». E incita, in cirillico: «Ci stiamo preparando all’azione». Incoraggia gli studenti di Empoli, di Milano e contemporaneamente quelli francesi. Cosa vuol dire azione? In base alle minacce pubblicate on line, potrebbe essere un sabotaggio di siti e impianti: i NoName pubblicano le immagini di negozi e benzinai italiani e francesi per dimostrare che possono entrare nel loro circuito di telecamere interne quando vogliono con attacchi in DDos. Ed elencano i loro bersagli. Tra questi, alcune aziende di logistica italiane: la Transadriatica srl, la Susa spa. In Francia, durante le manifestazioni in piazza, hanno fatto la stessa cosa, colpendo Marsiglia, La Rochelle, gli armatori Marfret e due compagnie marittime.
Hanno anche incoraggiato blitz informatici di un distributore Tamoil (con foto). «La motivazione dichiarata - ci spiegano dal gruppo Red Hot Cyber - è che, mentre le autorità italiane sostengono Kiev, il gruppo vuole mostrare il reale stato della loro sicurezza informatica». In Francia gli hacker russi hanno fornito ai manifestanti «servizi di consulenza» con facilitatori da contattare su Telegram. E al parente di un ragazzo arrestato che chiede come comportarsi, danno rassicurazioni: «Verrai presto contattato dalla nostra gente». E poi un’incitazione diretta (ed entusiasta) con tanto di bandiera russa: «Il governo non risolve i vostri problemi ed è ora che prendiate voi stessi il controllo della situazione. Noi possiamo aiutarvi: abbiamo esperienza, strumenti e molto altro».
