Le proteste nascono contro il carovita, ma attorno alle devastazioni del 16, 17 e 18 ottobre si sta muovendo una rete più ampia, composta da organizzazioni filopalestinesi, attivisti islamici, movimenti delle seconde generazioni e formazioni della sinistra rivoluzionaria. Da una parte c’è chi vuole accreditarsi come interlocutore dei giovani delle periferie, dall’altra chi sostiene apertamente le manifestazioni e tenta di trasformarle in un movimento politico permanente. Una convergenza che attraversa l’Italia, alimentata da assemblee, canali Telegram, gruppi WhatsApp e campagne social. Sullo sfondo compare Mohammad Hannoun, presidente dell’Api, in carcere dal 27 dicembre con l’accusa di essere l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia. La sua liberazione è la rivendicazione che i suoi epigoni portano in piazza.
L’equazione vede lui e gli studenti come vittime dello stesso Stato repressivo. Una calamita che consente anche a chi non è fanatico della causa Propal di mobilitarsi per difendere un martire che ha inviato 18 milioni, queste le cifre secondo l’accusa, nelle tasche dei terroristi. Il primo laboratorio è Torino, dove i rapporti tra attivismo filopalestinese e movimenti giovanili precedono gli scontri di ottobre. Qui compare Brahim Baya, figura dell’associazionismo islamico e attivo nel circuito di Torino per Gaza. Dopo le violenze ha condiviso un video di Nur, Narrazioni Umane di Resilienza, dedicato ai protagonisti delle proteste: «Non sono stranieri. Sono figli delle nostre periferie. Dobbiamo cominciare ad ascoltare questi ragazzi». Un post condiviso con Torino per Gaza, Rete No Bavaglio e 2Generazione, movimento presentato a settembre e già coinvolto in iniziative con la galassia filopalestinese. 2Generazione usa gruppi WhatsApp in cui circolano video delle proteste francesi e albanesi, accompagnati dall’invito a riprodurre analoghe mobilitazioni in Italia. In piazza il 30 ottobre, per la giornata nazionale della Palestina, ci saranno gli islamisti, ma anche No Tav e Askatasuna, che nelle ultime ore hanno scelto di aderire all’appello insieme alle nuove sigle. Una sovrapposizione di ambienti che evidenzia l’interesse di organizzazioni già strutturate verso le piazze. Gli islamisti hanno scelto di guardare a quel bacino, di prenderne le redini. I Giovani Palestinesi, che hanno indetto le piazze in nome del 7 ottobre, giorno del massacro commesso per mano di Hamas, hanno redatto un comunicato di solidarietà alle persone arrestate e denunciate durante le proteste del 16-18 ottobre, ribadendo il sostegno al movimento giovanile: «Contro lo Stato di polizia. Verso lo sciopero del 30 ottobre». È il passaggio a una mobilitazione che abbraccia il mondo islamista. Seguendo il circuito dei Gpi riemerge Hannoun: sono legati a doppio filo con l’Associazione dei Palestinesi in Italia, presieduta da lui e con l’Unione Democratica Arabo-Palestinese (Udap). Ed è con la galassia palestinese che si muove di riflesso anche la rete antagonista milanese, nella quale compaiono i centri sociali Lambretta, Vittoria, poi Usb e Cambiare Rotta. Un ruolo centrale è giocato su scala nazionale dal Partito dei Carc, formazione comunista rivoluzionaria che ha condiviso gli appelli in favore di Hannoun che già a inizio ottobre aveva indicato la necessità di collegare proteste studentesche, rivendicazioni economiche, iniziative palestinesi e mobilitazioni dei lavoratori. Movimento 17 Ottobre e le sigle neonate contano quindi su una rete solida e strutturata: c’è il passaggio dalla protesta spontanea alla sua rappresentanza politica.
A Torino figure dell’attivismo islamico interpretano le rivendicazioni delle periferia, a Milano i Gpi sostengono il movimento e lo collegano alle mobilitazioni successive, i CARC vogliono favorire organismi politici permanenti. Attorno a queste realtà agisce una rete di supporto composta da collettivi antagonisti, organizzazioni studentesche, sindacati e pagine social. Le interazioni e le iniziative comuni mostrano come organizzazioni già strutturate stiano acquisendo influenza su un movimento nato fuori dalle loro strutture. La partita si gioca su chi riuscirà a rappresentare e orientare le prossime mobilitazioni.
