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Politica internazionale

Meloni: “L’Italia imporrà sanzioni all’Eritrea”. Ma è un video falso creato con l’Ia

Il governo eritreo denuncia la diffusione di un filmato manipolato in cui la premier italiana minaccia sanzioni contro il Paese africano

La voce è quella di una donna che parla in inglese. Il volto, invece, è quello di Giorgia Meloni. Il messaggio è inequivocabile: l’Italia sarebbe pronta a imporre sanzioni all’Eritrea qualora il governo di Asmara non interrompesse le proprie azioni contro l’Etiopia.

Peccato che quelle parole non appartengano alla presidente del Consiglio italiana. Si tratta di un video manipolato, costruito a partire da un suo vecchio intervento dedicato alle politiche nazionali per gli anziani, pronto a riaccendere lo scontro tra Eritrea ed Etiopia, due Paesi i cui rapporti sono segnati da una lunga storia di guerre, rivalità territoriali e alleanze fragili.

A denunciare l’episodio è stato Yemane Meskel, portavoce del governo eritreo, attraverso un messaggio pubblicato su X. Nel mirino sono finiti esponenti e sostenitori del Partito della prosperità, la formazione politica al potere in Etiopia, accusati di fabbricare sistematicamente notizie false per screditare l’acerrimo nemico e confinante.

Il filmato, diffuso dall’account “Oromia Voice”, mostra Meloni mentre pronuncia, apparentemente, un duro avvertimento nei confronti dell’Eritrea. “Se l’Eritrea non ferma le sue azioni, l’Italia potrebbe imporre sanzioni contro di lei”, si sente nella versione inglese del video. Seguono riferimenti alla volontà del popolo etiope di costruire un futuro di sviluppo e un invito ad Asmara a scegliere la pace prima che sia troppo tardi.

Le tensioni diplomatiche e militari tra i due Paesi hanno registrato una nuova escalation nelle ultime settimane, alimentando i timori di un conflitto su vasta scala nel Corno d’Africa. Il rapporto tra Etiopia ed Eritrea è segnato dalla guerra combattuta tra il 1998 e il 2000, dopo l’indipendenza eritrea del 1993, e da quasi due decenni di ostilità. La svolta era arrivata nel 2018, quando il primo ministro etiope Abiy Ahmed e il presidente eritreo Isaias Afwerki avevano avviato un processo di riconciliazione, culminato nella riapertura delle relazioni diplomatiche.

Quell’intesa aveva rappresentato uno dei principali successi politici di Abiy Ahmed, insignito nel 2019 del premio Nobel per la Pace. La successiva guerra nel Tigray, scoppiata nel 2020, aveva però modificato nuovamente gli equilibri regionali. In quella fase, le forze eritree avevano combattuto a fianco dell’esercito federale etiope contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf). L’accordo di Pretoria del novembre 2022 aveva posto fine alle principali ostilità tra Addis Abeba e le autorità del Tigray, ma non aveva incluso l’Eritrea tra i firmatari. Da allora, le divergenze sulla sicurezza delle regioni settentrionali etiopi e sul futuro assetto regionale hanno progressivamente allontanato i due governi.

Un ulteriore elemento di frizione riguarda l’accesso al Mar Rosso. L’Etiopia, rimasta senza sbocchi marittimi dopo l’indipendenza eritrea, considera la disponibilità di un accesso stabile al mare una priorità strategica. Per Asmara, tuttavia, le rivendicazioni etiopi rappresentano una potenziale minaccia alla propria sovranità.

È in questo contesto che il falso intervento attribuito a Meloni abdrebbe oltre la semplice manipolazione di un contenuto audiovisivo. Attribuire alla presidente del Consiglio italiana un ultimatum contro l’Eritrea ha l’obiettivo dichiarato di provare a insinuare l’esistenza di un sostegno internazionale alle posizioni etiopi. La minaccia di sanzioni, soprattutto quando viene presentata come proveniente da un Paese europeo, infatti, può contribuire a rafforzare la percezione di un isolamento diplomatico di Asmara.

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