L’Italia finisce nel mirino di Donald Trump. Dopo aver attaccato la Francia per le violente proteste degli ultimi giorni, il presidente americano allarga le sue critiche al nostro Paese, sostenendo che anche le manifestazioni italiane siano riconducibili all’immigrazione. Un giudizio netto, accompagnato da un avvertimento rivolto all’intero continente europeo: senza un cambiamento radicale delle politiche di controllo delle frontiere, l’Europa rischierebbe un declino irreversibile.
“Come in Francia anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione”, ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. Poi l’affondo: “Francia e Italia sono Paesi peggiori di quello che erano”. E infine l’avvertimento: “Se l’Europa non chiude i confini è finita”.
Fino a poche ore fa, infatti, le dichiarazioni di Trump si erano concentrate prevalentemente sulla Francia, attraversata da una nuova ondata di proteste e violenze. Ora, nelle parole del tycoon, l’Italia non viene presentata come un modello da seguire, ma come parte di un’Europa che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente perso il controllo dei propri confini. Trump non ha indicato episodi specifici delle proteste italiane che dimostrino un legame diretto con l’immigrazione, ma ha invece proposto una lettura complessiva della crisi europea, facendo della gestione delle frontiere il principale elemento di spiegazione del malcontento.
L’attacco all’Italia riporta alla memoria anche un precedente significativo. Nel luglio 2018, durante una conferenza stampa con l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Casa Bianca, Trump aveva già descritto l’Italia come uno dei Paesi maggiormente esposti alle conseguenze dell’immigrazione irregolare.
In quell’occasione, il presidente americano aveva elogiato l’approccio italiano al controllo dei flussi migratori e sostenuto che la sicurezza nazionale fosse strettamente collegata alla capacità degli Stati di controllare i propri confini. Aveva inoltre riconosciuto il peso sostenuto dall’Italia durante la crisi migratoria nel Mediterraneo, invitando altri leader europei a seguire l’esempio italiano.
L’affondo contro Roma rappresenta la prosecuzione dell’offensiva lanciata nelle ultime quarantotto ore contro Emmanuel Macron. Ieri Trump aveva pubblicato su Truth Social un messaggio nel quale attribuiva alle politiche migratorie francesi la responsabilità delle violenze scoppiate durante le manifestazioni. “La Francia è in fiamme!”, aveva scritto il presidente, invitando Parigi a chiudere immediatamente le frontiere. Lunedì ha ulteriormente rafforzato la propria posizione, sostenendo che i migranti avessero preso il controllo del Paese.
A queste parole si aggiunge la nuova affermazione su Parigi, destinata a suscitare ulteriori polemiche: “Parigi sarà presto una città musulmana”. Il vicepresidente JD Vance ha contribuito a rincarare la dose, sostenendo che le proteste francesi rappresentino il risultato delle politiche migratorie sostenute dai “progressisti occidentali”.
