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Politica internazionale

Trump silura la sua nuova portavoce dopo appena 5 giorni: il caso Katie Zacharia scuote la casa Bianca

Un solo briefing, durato meno di quindici minuti, e una controversia sui titoli professionali che si trasforma in caso politico

epa13309825 (FILE) - New White House Press Secretary Katie Zacharia delivers her first press conference in the White House Press Briefing Room in Washington, DC, USA, 13 October 2026 (re-issued 16 October 2026). The White House on 16 October 2026 confirmed Katie Zacharia was "tranisioning out" of her role as White House press secretary. EPA/JIM LO SCALZO

Cinque giorni: tanto è durato l’incarico di Katie Zacharia come portavoce alla Casa Bianca. La donna scelta da Donald Trump per rappresentare l’amministrazione americana è stata licenziata oggi: un epilogo fulmineo per una nomina che avrebbe dovuto inaugurare un nuovo corso della comunicazione presidenziale e che, invece, si è trasformata in motivo di imbarazzo.

A rendere ancora più singolare la vicenda sono state le parole dello stesso Trump. Interpellato dai giornalisti, il presidente ha raccontato di aver invitato Zacharia a riconsiderare la propria decisione di accettare l’incarico. “Francamente, se fossi in te, ci ripenserei”, le avrebbe detto. Poi una domanda: “Katie, ne hai davvero bisogno? Non credo che tu ne abbia bisogno”.

La parabola di Zacharia era cominciata appena una settimana fa, quando Trump l’aveva scelta per sostituire Karoline Leavitt, che aveva lasciato vacante il ruolo ad agosto. L’ex commentatrice conservatrice e collaboratrice del Dipartimento per la Sicurezza interna aveva assunto l’incarico lunedì scorso, presentandosi il giorno successivo presso la James Brady Press Briefing Room, la sala stampa della Casa Bianca.

Il debutto, però, era stato fin da subito un disastro. La conferenza è durata circa quattordici minuti, durante i quali Zacharia ha risposto soltanto a tre domande, tutte provenienti da testate di orientamento trumpiano. Gran parte dell’intervento era stata dedicata alla lettura di un elenco dei risultati rivendicati dall’amministrazione Trump e nulla di più.

Tuttavia, di fronte a una domanda di Fox News sull’eventuale interruzione della condivisione di informazioni di intelligence con l’Ucraina, la portavoce non era riuscita a fornire una risposta, promettendo di tornare successivamente sull’argomento.

A suscitare ulteriore attenzione era stata anche una gaffe nella quale aveva confuso verbalmente il marito con il presidente, correggendosi subito dopo. Inizialmente, Trump ha difeso la sua prestazione, dichiarando ai giornalisti di averla trovata molto capace. Ma il giudizio positivo del presidente non è bastato a spegnere le critiche.

Il polverone, infatti, si è sollevato a causa dei titoli di studio e professionali di Zacharia. La quarantunenne ha effettivamente conseguito una laurea in Giurisprudenza alla Pepperdine University nel 2011. Tuttavia, secondo le ricostruzioni della stampa Usa, non ha mai superato l’esame necessario per ottenere l’abilitazione professionale nel Paese.

Interrogata dai giornalisti su quale Stato americano le avesse rilasciato l’abilitazione, Zacharia aveva inizialmente risposto facendo riferimento al proprio trasferimento in Cina. Una dichiarazione che aveva alimentato ulteriori interrogativi, dal momento che la permanenza all’estero non equivale all’ottenimento di una licenza professionale statunitense. La conferma definitiva è arrivata ieri sera, durante un’intervista su Fox News. Il conduttore Sean Hannity dopo averla incalzata ripetutamente, le ha chiesto esplicitamente se fosse vero che non aveva superato l’esame di abilitazione. Zacharia ha risposto affermativamente, ammettendo anche di non averlo mai sostenuto una seconda volta.

La vicenda è diventata ancora più delicata quando sono emersi i riferimenti ai suoi precedenti incarichi professionali. Zacharia aveva infatti utilizzato qualifiche riconducibili alla professione legale e indicato esperienze come consulente giuridica, tra cui un ruolo di general counsel presso l’organizzazione Fix California. Secondo il Washington Post, due organizzazioni hanno presentato segnalazioni allo State Bar della California, chiedendo di verificare se alcune delle attività e delle qualifiche dichiarate potessero configurare un esercizio non autorizzato della professione.

L’ormai ex portavoce ha respinto l’idea di aver deliberatamente ingannato l’opinione pubblica, sostenendo di aver ricevuto indicazioni secondo cui il possesso di una laurea in legge le avrebbe consentito di utilizzare il termine lawyer, distinguendolo da attorney, e precisando di essersi occupata di analisi giuridiche piuttosto che di rappresentanza legale.

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