Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:29
Politica

L’Anpi contestata al quartiere ebraico di Roma

La delegazione dell’associazione partigiana, accusata di compiacenza verso l’ostilità pro Pal, costretta a lasciare la commemorazione del rastrellamento del “ghetto”. Il presidente della Comunità Fadlun: “Siamo rimasti feriti. L’associazione torni al suo ruolo, che è la memoria e non la politica”

Le contestazioni della comunità ebraica all'Anpi

È finita come era inevitabile che finisse, con l’Anpi che ha dovuto abbandonare la cerimonia. L’associazione dei partigiani italiani è stata contestata, stamani, nel quartiere ebraico della capitale, alla commemorazione di uno dei giorni più neri per gli ebrei romani e per l’Italia: il rastrellamento del “ghetto”.

“Vergogna!”, “fuori!” e altre grida hanno accolto la contestata delegazione dell’organizzazione partigiana e di sinistra, da anni ormai impegnata in una mobilitazione anti-Israele e “antisionista” che ha contribuito ad alimentare un clima generale di ostilità di cui fanno le spese, quotidianamente, anche gli ebrei italiani, figli e nipoti di quei deportati. Era il 16 ottobre 1943 e oltre 1250 persone (689 donne, 363 uomini e 207 bambini) furono braccate, fatte prigioniere dalle truppe d’occupazione naziste per poi essere deportate (in 1.023) nei campi di sterminio. Si salvarono solo 16 di loro, tra cui una sola donna, Settimia Spizzichino, cui ora è dedicato un cavalcavia che stanotte è stato illuminato.

Ed è stata una mattinata di dolore e di memoria a Roma. Alla cerimonia hanno partecipato le autorità e i rappresentanti delle altre organizzazioni combattentistiche, dalla Fiap azionista alla Anpc dei cattolici. Accolte come sempre. Ma l’Anpi no: è stata un caso, annunciato.

La tensione nei giorni scorsi era già evidente. La Comunità ebraica aveva chiesto all’Anpi di astenersi da un intervento che sarebbe risultato inopportuno e sgradito a molti. Questione di “rispetto” aveva avvisato il presidente, Victor Fadlun, chiedendo all’Associazione di non partecipare, di non portare i suoi gonfaloni, dopo che le bandiere Anpi erano spuntate - per esempio – nei sit in contro il ddl antisemitismo, a pochi metri da quelle di Hezbollah e del regime teocratico iraniano.

Nonostante la richiesta, l’Anpi ha partecipato lo stesso, scatenando un malcontento e una delusione che certo non appartiene solo a frange marginali della comunità romana. “Ero dalla parte dei facinorosi che insultano l’Anpi – commenta con amara ironia Carmen Dal Monte, presidente della Comunità ebraica progressiva di Bologna e membro del direttivo nazionale Fiep - All’Anpi era stato chiesto di non partecipare, si sono presentati lo stesso, suscitando lo sdegno dei presenti, che giustamente ritenevano la presenza dell’Anpi del tutto inopportuna”.

Ma cosa rimprovera il mondo ebraico italiano ai dirigenti Anpi? La compiacenza verso l’ostilità pro Pal. L’essersi uniti alla grancassa di una propaganda tossica e mistificatoria sul “genocidio” per esempio. L’Anpi di Milano, poi, non ha mosso un dito il 25 aprile, quando la Brigata ebraica è stata violentemente contestata e costretta a lasciare il corteo di Milano. Anzi, l’Anpi nazionale aveva in qualche modo giustificato la contestazione, con una ricostruzione discutibile settaria della vicenda. Ne era scaturita una polemica fortissima, ricomposta a fatica con un recente documento di riconciliazione, a sua volta contestato dalle varie Anpi locali. Dopo decenni in cui la comune memoria della resistenza – cui gli ebrei hanno dato un contributo decisivo – in questi anni si è prodotta insomma una frattura storica che oggi è esplosa.

“Fuori, fuori’, Dovete andare via’, ‘Vergogna’, alcune delle grida lanciate da un gruppo di militanti della comunità ebraica quando i rappresentanti dell’Anpi sono entrati nell’area dove avrebbe dovuto tenersi la cerimonia per posizionare gli stendardi dell’associazione.

“Siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la condiscendenza verso le piazze pro Pal e la Brigata ebraica cacciata il 25 aprile” ha spiegato stamani Fadlun. “Siamo contro ogni violenza, anche solo verbale - ha aggiunto - Abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è anche la nostra. Il 5% degli ebrei ha combattuto nella resistenza quando la media italiana è dieci volte inferiore. Oggi riteniamo che l’Anpi non debba fare il partito politico ma debba tornare al suo ruolo: preservare la memoria della lotta partigiana e della resistenza”.

Commenti