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Politica

Migranti illegali, l’Ue presenta la riforma di Frontex: 30mila agenti, monitoraggio digitale e forza di reazione rapida

L’obiettivo è rafforzare la capacità di protezione delle frontiere esterne dotandola di una forza di reazione rapida contro le minacce migratorie dopo quando avvenuto a Ceuta nei mesi scorsi

epa13334165 European Commission Executive Vice-President for Tech Sovereignty, Security and Democracy Henna Virkkunen (L) and European Commissioner for Internal Affairs and Migration Magnus Brunner attend a press conference on strengthening Frontex & digitalisation of the return process following the read-out of the College meeting in Brussels, Belgium, 27 October 2026. EPA/OLIVIER MATTHYS

Dopo l’entrata in vigore questa estate del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, l’Ue compie un altro importante passo nella direzione di una stretta contro l’immigrazione illegale. La Commissione Ue ha infatti presentato il progetto di riforma di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. L’obiettivo è rafforzare la capacità di protezione delle frontiere esterne dotandola di una forza di reazione rapida per contrastare le minacce migratorie dopo quando avvenuto a Ceuta nei mesi scorsi.

Come spiega la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la riforma vuole sostenere gli Stati membri “ovunque e ogni volta” sia necessario anche sui rimpatri “con il mandato e le capacità che questa nuova realtà richiede”.

Nello specifico la proposta prevede di potenziare il corpo permanente di Frontex facendolo salire fino a 30mila agenti. In particolare sono previsti 17mila agenti della nuova riserva europea per le frontiere e i rimpatri a disposizione degli Stati membri e dispiegabili in caso di necessità a cui aggiungere il raddoppio del personale dell’Agenzia e i 7mila addetti già distaccati dagli Stati.

Il sostegno agli Stati membri coprirà l’intero processo di rimpatrio e Frontex potrà anche aiutare a organizzare ed effettuare rimpatri da un Paese terzo a un altro. L’agenzia si doterà inoltre di nuovi strumenti digitali di monitoraggio delle frontiere e sosterrà l’azione contro i contenuti illegali online legati a rischi per la sicurezza.

La riforma “tiene conto anche degli insegnamenti della crisi di Ceuta di quest’anno” e in tal senso si prevede la creazione della forza di reazione rapida, dispiegabile alle frontiere esterne con preavviso brevissimo entro 24 ore dalla richiesta dei governi nazionali.

Inoltre si punta a semplificare e accelerare la gestione dei rimpatri digitalizzando l’intero processo e intervenendo sulle lungaggini burocratiche che sono una delle cause dei mancati rimpatri.

La riforma di Frontex è stata accolta positivamente dal Partito Popolare europeo secondo cui “sono passi importanti nella giusta direzione” mentre per l’europarlamentare di Fdi Alessandro Ciriani “Le proposte presentate dalla Commissione europea sulla riforma di Frontex sono condivisibili e vanno nella direzione giusta, quella indicata da tempo dal Governo italiano e dal Gruppo ECR al Parlamento europeo”.

Ciriani sottolinea come la riforma di Frontex si inserisca sulla linea portata avanti dal governo Meloni in materia di immigrazione:

“Ancora una volta, anche su questo fronte, l’Europa sta seguendo la linea politica dell’Italia in materia di migrazione. Una politica basata sul pragmatismo, sulla concretezza e sulla necessità di una gestione ordinata e legale della migrazione, in netta controtendenza rispetto alla politica fallimentare delle porte aperte che ha messo in crisi il nostro continente per anni”.

D’altro canto la bontà della proposta è testimoniata anche dall’opposizione delle ONG e dei partiti immigrazionisti europei tra cui il gruppo The Left e i verdi secondo cui “la Commissione Ue rischia di trasformare Frontex in una Ice europea”.

Anche il Pd e il gruppo socialista si oppongono alla riforma e l’europarlamentare Cecilia Strada parla di “ICE Ue” aggiungendo che “Sulle migrazioni questa Commissione continua a dare il peggio di sé”.

Ora la proposta della Commissione per essere approvata dovrà passare dal Consiglio e poi dal voto del parlamento europeo.

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