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Quindi oggi

Il Baby Maranza zittisce la sinistra, porgi l’altro dito medio e Vespa: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: il prete che manda a quel paese i violenti, i diritti dei lavoratori e Milano

baby maranza
  • Da cosa si capisce se una persona non ha mai gestito un’azienda privata, votata giustamente a fare profitto? Dalla seguente frase: “Una appropriata dinamica salariale anziché rappresentare il corrispettivo della dignità del lavoratore sia costo da ridurre per ottenere competitività”. Vero che un lavoratore ben pagato lavora meglio. Ma non è un principio che può essere applicato urbi et orbi. Il lavoratore, se vuole essere ben pagato, deve anche lavorare bene. Noi in Italia vogliamo la moglie piena e la botte ubriaca: vogliamo il posto fisso, praticamente intoccabile dai licenziamenti, ma pure ben retribuito. Troppo facile.
  • Ah: a chi urla contro “gli investimenti diretti alla sostituzione della forza lavoro” ricordo che il motore a scoppio ha ucciso l’economia dei cavalli (e di chi li gestiva), mentre le macchine tessili hanno mandato sul lastrico migliaia di sarti manuali. Non sto dicendo che, rispetto al 1800, non dobbiamo cercare un correttivo per non far morire di fame la gente, attenzione. Sto solo dicendo che occorre rimboccarsi le maniche, lavorare sodo, non attendere che il piatto ricco mi arrivi in tavola come caduto da un film di Zalone. Ecco.
  • L’unica storia che conviene commentare oggi è quella di Youssef, nome di fantasia, quel ragazzino di 11 anni che a Milano ha messo a ferro e fuoco i negozi arraffando tutto l’arraffabile. Beh. Sapete cosa raccontano oggi la preside e la vicepreside della sua scuola media, dove è arrivato direttamente dal Marocco? “È un ragazzo con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze”, “abbiamo fatto un programma ad hoc, su misura”. Addirittura “fin dalla prima media ha un trattamento speciale: un progetto ‘one to one’, con gli insegnanti che gli fanno lezione in un’altra aula”. Ed ecco smontata tutta la retorica di questi giorni di chi va in tv a dire che quei maranza e devastatori “vanno capiti”, “non si sentono compresi”, “li abbiamo abbandonati a loro stessi”. Beh: a Ciccio-Bello-Col-Martello abbiamo predisposto, in pratica, un “progetto educativo personalizzato”, nell’auletta privata. E l’abbiamo pagato noi, con le nostre tasse. Quindi sì: lo abbiamo “capito” benissimo, lo abbiamo “compreso” e anche “aiutato”. E lui ha risposto grazie spaccando un po’ di vetrine. Cornuti e razziati.
  • Bruno Vespa poteva trattare con maggior garbo la studentessa che aveva ospite in studio? Sì, forse. Ma occorre dare a Cesare ciò che è di Cesare: questi si presentano nel dibattito pubblico come se fossero sul retro del furgone dei loro cortei: avanzano slogan, senza spiegarli e senza sostenerli coi dati. Ci sta che dopo un po’ ti parta la brocca.
  • La foto del prete che risponde a dito medio col dito medio andrebbe stampata e messa su tutte le aule delle associazioni cattoliche che educano i ragazzi. Scherzo, ovviamente. Ma il senso di quella reazione (istintiva, ma umana) sta nella spiegazione che ne dà Padre Giannicola Maria Simone: “Ogni tanto ai ragazzi bisogna anche dirgli ‘Stai attento a quello che fai’”. Perché limitarsi a “capirli”, “accoglierli”, “comprenderli” e “assecondarli” non può bastare.
  • Scusate la versione corta, causa forte emicrania. A domani.
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