- In Serbia l’ex presidente Vučić è stato “cacciato” dagli studenti a causa del crollo di una pensilina: mezzo Paese accusava di fatto il governo di esserne il colpevole a causa della corruzione. Salvini viene messo alla pubblica gogna ogni qual volta un treno fa ritardo. In Spagna muoiono 30 persone in un incidente clamoroso e nel 2026 se ne era verificato un altro, con 46 morti. Il Corriere scrive che “la rete ferroviaria spagnola è da tempo in sofferenza, a causa della mancanza di investimenti e della coesistenza tra vecchi e nuovi treni”. Secondo voi daranno la colpa a Pedro Sánchez? Macché, mica è iscritto alla Lega.
- Oggi ve lo dico: sono “guasto”. Tutti i giornali parlano della fuga di Flávio Bolsonaro, cioè guardano il dito e non la luna. Il problema non è che il candidato presidente sia fuggito poco dopo il voto, cercando asilo politico negli Stati Uniti. Il problema è che poco dopo la chiusura dei seggi un magistrato, non esattamente “lontano” dal neoeletto presidente Lula, gli ha vietato l’espatrio e ritirato il passaporto. Voi cosa avreste fatto? Sareste rimasti lì a farvi arrestare? La verità è che se un attacco simile a un candidato presidente fosse successo nell’Argentina di Milei o negli Stati Uniti di Trump, avreste urlato alla democratura. Invece succede con Lula e tutti zitti.
- Youssef Siher è stato liberato dal Gip ed era prevedibile. Non perché sia un santo. Ma banalmente perché, leggendo il provvedimento con cui il pm ne disponeva l’arresto, erano tanti i legittimi dubbi sulla necessità di tenerlo dietro le sbarre. Chi redige questa rubrica è garantista. E preferisce un bandito fuori a un presunto innocente dietro le sbarre. Siher può affrontare il processo per istigazione a delinquere e terrorismo anche da uomo libero.
- Vi spiego come sarebbero dovute andare le cose. La Digos ha giustamente indagato per capire chi ci fosse dietro quel gruppo Telegram e quel profilo Instagram che invocavano la ribellione di piazza, diffondendo anche “documenti” tutt’altro che pacifici. Ha fatto bene a rintracciarlo, a ritenerlo pericoloso per l’ordine pubblico, a fermarlo per qualche ora, a bloccarne i messaggi programmati per mobilitare le piazze. Il problema è nato dopo. La polizia ha infatti presentato i risultati delle indagini al pm, il quale ha deciso - a mio modo di vedere - di esagerare un po’. Forse ipotizzando che, come accade in 9 casi su 10, il Gip confermi ciò che il pm chiede. Non è andata così. Perché in effetti non c’era alcun motivo per credere che Siher potesse reiterare il reato, scappare (‘ndo va?) o inquinare le prove. Diciamo che, dal punto di vista di chi scrive, sarebbe bastato fermarsi al blitz della Digos e al relativo sequestro dei dispositivi. Poi si apra il processo e via.
- Capisco l’ira di Meloni. Capisco tutto. E sono tra quelli che si irrigidiscono di fronte ai giudici che scarcerano dopo cinque minuti i banditi catturati dai poliziotti. Ma qui siamo di fronte ad altro. Non stiamo parlando di un ladro preso con le mani nella marmellata, di uno che aggredisce le forze dell’ordine o di un violento lasciato a piede libero. Parliamo di accuse di terrorismo che vanno analizzate bene in un apposito processo: non si sbatte in galera un cittadino italiano (lo è) senza garanzie della difesa. Se abbiamo combattuto una battaglia costituzionale per dividere le carriere dei magistrati, dobbiamo prendere per buona l’ipotesi che il pm la pensi diversamente dal Gip. E viceversa.
- Poi possiamo discutere quanto volete. Possiamo discutere dell’assurdità di vedere Siher libero, nonostante le accuse di terrorismo e i documenti che circolavano online, mentre Giovanni Toti è stato di fatto costretto alle dimissioni da arresti preventivi esagerati e immotivati. Ma questo è un altro discorso.
- Quindi alla fine gli israeliani votano liberamente e scelgono, in maggioranza, quel Netanyahu che mezzo mondo considera alla stregua di un criminale di guerra. Questo dimostra tutta la distanza tra chi parla di Medio Oriente e chi ci vive. Sotto i missili di Hamas.
- Ho letto questa storia della ragazzina fermata sabato dalla polizia, a suo dire, solo perché indossava una felpa nera. A parte che è tutto da dimostrare. Però, signori miei, vi ricordo che negli stadi di calcio è vietato portare ombrelli, bottiglie d’acqua col tappo e zainetti. Tutte robe che, per Costituzione, sarebbe nostro diritto portare ovunque. Quando si tratta di ordine pubblico, accade che la polizia, per evitare guai peggiori, cerchi di prevenire situazioni complicate. E come negli stadi nessuno protesta se le bottigliette vengono fatte stappare, visto che qualcuno era solito buttarle in mezzo al campo mezze piene, allo stesso modo chi deve prevenire gli scontri di piazza sa che nel 99,9% dei casi il casino arriva da chi si veste di nero. Altrimenti li avrebbero chiamati Pink Bloc, no?
- Trovo stupenda l’idea che la Cgil cancelli Susanna Camusso dalla fotografia in cui ci sono lei, Lula e Maurizio Landini. Poi immagino che saranno in prima fila contro le fake news e l’uso dell’AI nella comunicazione.

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