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Quindi oggi

Questo video è tremendo, meglio il maranza del brigatista e i militari: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: i soldati in piazza, i maranza rifiutano il lavoro e Willie Peyote

video francia

C’è questo video che viene dalla Francia in cui si vede una nota attivista femminista, pro-Pal eccetera eccetera eccetera (almeno così mi sembra di capire dal suo profilo), minimizzare le minacce di stupro rivolte a una donna da parte dei maranza, solo perché “la rivoluzione ha i suoi danni collaterali”. Non farò il suo nome perché poco importa. Due cose. Primo: fa ridere che questi parlino di “danni collaterali” dopo aver crocifisso Israele proprio sulla storia dei “danni collaterali” a Gaza: se non vanno bene nella Striscia, non devono esserci nemmeno nelle vostre “rivoluzioni”. Secondo: se sei una femminista e una donna denuncia di aver subito una minaccia di stupro, per di più con un bambino in braccio, non puoi minimizzare così. Punto.

Lei infatti, scoppiata la bufera, sui social poi ha provato ad arrampicarsi sugli specchi. Ha chiesto scusa per la frase (a babbo morto son tutti capaci), ma poi ha aggiunto qualcosa di ancora più pericoloso. Sentite: “Il sabotaggio materiale e i danneggiamenti fanno parte della lotta. Una rivoluzione dei cittadini ha bisogno di quello che Andreas Malm chiama il suo «fianco radicale». Quando le suffragette piazzavano bombe, quando i comunisti della Seconda guerra mondiale organizzavano guerriglie e sabotaggi, quando i palestinesi sabotavano gli oleodotti nel 1936, si trattava di RESISTENZA, non di VANDALI. È lo stesso oggi: ci dicono di andare a votare invece di spaccare tutto, ma nel 2024 le elezioni legislative hanno dimostrato che il voto non è più uno strumento sufficiente per garantire la nostra democrazia”. Forse non avete capito la pericolosità dell’unione tra periferie di immigrati di seconda generazione e compagni dediti alla lotta di classe. Questi teorizzano la violenza e, prima o poi, grazie all’appoggio di questi presunti intellettuali, arriveranno anche alla pratica. Ecco perché, tutto sommato, dico: meglio il maranza, anche quello che vandalizza, del brigatista. Perché se affianchiamo le folli tesi dei rivoluzionari rossi all’odio delle periferie, poi finisce male. Molto male.

Niente. Il livello del dibattito in Italia è Marracash contro Fedez contro Willie Peyote. Annamo bene.

Capisco le critiche ai tanti decreti sicurezza varati dal governo. Ha gioco facile Repubblica a dire: “Sono inutili, visto che le violenze continuano e i coltelli sono ancora presenti nelle scuole”. Vero. Ma come ben sa Rep, e come dimostra l’intervento a gamba tesa di Mattarella di ieri, i decreti devono agire all’interno di un contesto giuridico complesso. Come ti muovi, viene fuori un casino. Se chiedi di arrestare preventivamente, ti accusano di essere un fascista. Se punti ad avere i militari in strada, sei alla svolta cilena. I violenti li fermi e poi tornano subito liberi. Non esiste la bacchetta magica. Esiste però l’uso legittimo della forza. Non siamo carenti a livello di legislazione: siamo carenti a livello di indicazioni operative per le forze dell’ordine, a cui viene di fatto impedito di evitare che i cortei si trasformino in saccheggi.

Quindi fatemi capire. Dare ai soldati la possibilità di arrestare i violenti, proprio come fanno i carabinieri, che sono militari allo stesso modo, sarebbe una “svolta cilena”. Mentre i maranza che distruggono, rubano e devastano “vanno capiti” attraverso “analisi approfondite”. Siete seri? Cioè: vi fidate più di gente che a malapena parla italiano, nonostante la scuola pubblica gratuita, anziché di soldati che vestono la divisa e hanno giurato di difendere la Repubblica?

Mi direte: eh, ma non sono addestrati per operazioni di polizia giudiziaria. Certo. Però mi sono informato da amici poliziotti (che so essere contrari all’idea di avere i militari per strada) su quanto tempo ci voglia per ottenere un addestramento minimo per poter andare in strada, sia a livello di ordine pubblico (reparto mobile) che di polizia giudiziaria (volanti). Vi sintetizzo le risposte: parliamo di un addestramento complessivo che va dai 7 mesi a 1 anno. Vi sembra un’enormità? Certo, se voi pensate alla manifestazione di sabato prossimo. Ma è nulla, dico nulla, se guardate al lungo periodo. Che senso ha avere a disposizione i soldati e non poterli usare nelle situazioni di emergenza? Che senso ha?

Ho visto questo video dell’intervista a un padre di una delle 16enni arrestate a Bologna durante gli scontri. Dice: “Sono 34 anni che vivo a Bologna e sono un ingegnere edile”. Ci credo e sarà bravissimo. Ma com’è possibile, dopo 34 anni in un Paese, non parlare correntemente la lingua del luogo in cui abiti? Io sono sconcertato da tutto questo. Non dico che debba avere l’accento bolognese perché, voglio dire, manco i siciliani perdono la loro inflessione dopo 30 anni a Milano. Però riuscire a esprimersi correttamente anche sì, dai.

Meloni si dice favorevole al divieto dei social per gli under 14. Io invece dico che è una manovra inutile. Se i genitori non sono in grado di gestire i propri figli, divieto o meno non cambierà nulla. Primo: il mondo di Internet, tra dark web e similari, non lo fermi con un decreto. Secondo: pensate davvero che gli stessi papà e le stesse mamme che oggi non controllano i loro bambini di 14 anni sui social non lasceranno il proprio SPID al bamboccio per fargli aprire un finto profilo Instagram? Suvvia…

L’inutilità totale delle analisi sociologiche di questi giorni mi fa impazzire. Il problema del maranza non è che sogni di avere una Ferrari, una scarpa Gucci o il nuovo iPhone. L’aspirazione al bello e al nuovo è il motore del capitalismo, unico sistema - ve lo ricordo - che oggi ci permette di stare al caldo d’inverno, al fresco d’estate (tanto che Bonelli chiede il condizionatore sociale), di lavare i vestiti in lavatrice e i piatti in lavastoviglie. Il problema è non aver spiegato loro, a scuola, in famiglia o nelle piazze, che se non puoi permetterti l’iPhone, o lavori sodo e risparmi oppure ti attacchi al cosiddetto. Non esiste un “diritto” al lusso e quindi non puoi rubarlo. E se rubi, spacchi, distruggi, allora vai in galera e non esci per un bel po’. Così funziona una società normale. Non c’è nulla da “comprendere”, “analizzare”, “capire”. Vi assicuro che negli anni ’50 i nostri nonni avevano molte più ragioni per avere paura del futuro dei ragazzini di Rozzano di oggi. Eppure si sono rimboccati le maniche.

Qui lo dico e qui lo ripeto. Capisco le istanze degli autotrasportatori, capisco il diritto alla protesta, ma bloccare le strade anche no. Non vuoi consegnare la merce? Ci sta. Intendi lasciare senza cibo mezza Sicilia, per far capire che senza il tuo lavoro si fa fatica a vivere? Concordo. Ma come condanniamo gli attivisti per il clima che occupano le carreggiate, così dobbiamo fare con gli autotrasportatori. Non possiamo fare figli e figliastri.

Adoro quelli che “eh ma noi ai nostri tempi facevamo anche peggio dei maranza”. Avete ragione. Meglio ‘sti quattro pischelli delle contestazioni dal ’68 in poi, rapidamente sfociate negli anni di piombo. Meglio il maranza del brigatista. Ma esiste anche la terza via, che prevede città tranquille senza teste calde che saccheggiano, uccidono o distruggono. Qualunque sia l’ideologia che le alimenta.

Il ragazzino di 11 anni, fermato a scuola, ha commesso scorribande con una ferocia assurda. Ma non possiamo prenderlo a emblema di un’intera generazione: conosco bambini di 11 anni bravissimi. E non date la colpa “alla società”, “allo Stato” o “alla scuola”. Quella è solo colpa della famiglia che, con ogni evidenza, non l’ha educato a dovere. Altrimenti non si spiega.

A sinistra hanno scoperto come rispondere alla storia del “condannate le violenze”? Invece di condannarle, ripetono tutti la stessa formuletta idiota: “Anche non arrivare a fine mese è una violenza”. E quindi? Quindi hai diritto di spaccare tutto, se non arrivi a fine mese? No, signori. Avere gli stipendi bassi non è una violenza da parte di nessuno. La verità è che vi siete convinti che il reddito debba “arrivarvi in tasca” quale che sia lo sforzo che mettete per ottenerlo. Lo considerate un diritto. Ma chiedetelo ai vostri nonni: non lo è. Va conquistato, va meritato, va guadagnato.

E sapete perché lo dico? Perché ho visto l’intervista della stampa ad un ragazzo del quartiere Barona il quale candidamente ammette che lui e i suoi amici rifiutano lavori da 1500 euro al mese perché è meglio stare a casa che prendere “così poco”. Ma chi lo dice che “è poco”? Di che lavoro stiamo parlando? È qualificato? Hai preso buoni voti per meritare qualcosa di più? Hai fatto corsi professionalizzanti? Hai provato un po’ di gavetta? E chi ti ha detto che, se lo stipendio di ingresso è 1500, magari in qualche anno non arrivi a 2mila? Se al primo impiego pensi di guadagnare sunito tanto e magari avere anche il fine settimana libero, il lavoro “che ti piace” (dice così) e non faticare troppo, allora è normale che non troverai nulla. Ma se avessi davvero bisogno non indosseresti scarpe Nike e non rifiuteresti 1500 euro. Chiedete sempre ai nostri nonni, per conferma.

Non parlo a vanvera. Lo dico perché gli imprenditori da tempo lamentano la carenza di manodopera in numerosi settori, ma non trovano persone disposte a lavorare per loro.

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