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Quindi oggi

Ragazza di destra distrugge kompagna, il reddito di maranzanza e Marracash: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: mi tocca dare ragione a Fedez, le minacce dei ragazzini e Serra

"Solidarietà a chi era in piazza". Anche Marracash si schiera con Askatasuna

Michele Serra ha scritto un articolo intelligente sul sacco di Milano. Ma, come al solito, inutile. Prendo spunto dai tre buoni consigli che dà alla fine del pezzo. Primo: gli studenti che manifestano per avere soldi per la scuola pubblica non c’entrano niente coi casseur. Falso. Intanto perché violenze simili si sono verificate anche nei giorni precedenti e proprio con vandalismi contro le scuole pubbliche per cui chiedono più soldi (vuoi investimenti e le sfasci? Che senso ha?). Secondo: “Nessuno si illuda che la chiusura (delle frontiere, delle città) serva a qualcosa. Ci si protegge includendo quante più persone possibili, provando a renderle partecipi. La sicurezza è partecipazione (parafrasando Gaber). E l’inclusione non è demagogia: è prassi. Investimenti. Scuola pubblica. Politica”. Bellissime parole. Ma io voglio sapere: cosa, esattamente? Cioè: come li rendiamo partecipi? Su cosa investiamo? In che senso “scuola pubblica” (non lo è forse già ora)? Perché a filosofare son tutti bravi. Il problema è trasferire tutto il libro dei sogni nella realtà.

Ho visto questo video di una ragazza, credo di centrodestra, che affronta una kompagna coi capelli rossi a Milano e le dice: “Mi spieghi che c*** c’entra l’antifascismo col carovita?”. E poi: “Ma quale protesta per il carovita: i maranza manco sanno cosa è l’Irpef”. Voglio sposarla.

Ah, altra cosa. Quando vanno in piazza a chiedere più soldi per la scuola pubblica, mi aspetto che tutti loro, dico tutti, abbiano ottimi voti. Perché non puoi chiedere allo Stato altri investimenti se non hai nemmeno la decenza di impegnarti a ottenere…

Ho appena scoperto, e non chiedetemi come mai, che ad Assisi vendono degli anelli a sfondo religioso “per inviare un messaggio di fede dal mondo”, tutti in oro e con il Tau di San Francesco incastonato sopra. Costo: da 1.700 a 4.500 euro. Un tipico messaggio francescano: spogliatevi di tutto e mettetevelo al dito sotto forma di oro. Adoro.

Ho visto le interviste a quei quattro ragazzini maranza che, appena usciti dalla Questura, fanno i gradassi di fronte alle telecamere. Sapete qual è il più grosso dramma di quei video? Non il fatto che minaccino altre violenze per il prossimo fine settimana. Non il fatto che lamentino povertà, indossando un giubbino EA7 Armani da 200 euro. Non che straparlino di diritti, di popolo che “ha sempre ragione” (tipo il cliente) e scemenze simili. No. Il dramma è che questi non sanno esprimersi in un italiano decente. E non per “origine”, ma perché non hanno avuto voglia o capacità di impararlo a scuola. Quando sento dire “bisogna investire di più” nell’istruzione, penso siano solo scemenze. L’unica riforma giusta sarebbe quella che costringesse (e dico costringesse, perché altrimenti i prof buonisti non lo faranno mai) a bocciare chiunque non passi un test MINIMO, tipo l’Invalsi. Questo obbligherebbe i professori ad alzare il livello del loro insegnamento e gli studenti a studiare, se non vogliono restare in quinta elementare fino a 19 anni.

Mi sta stufando più la definizione “guerra ibrida” di “resilienza” ai tempi del Covid.

Beppe Sala, e non è l’unico, sostiene che “non si risolve tutto con la repressione”, altra formuletta stantia tipo “condanniamo le violenze ma”. Ora però il sindaco ci illumini, visto che ha governato questa città per lunghi anni: come si risolve, allora? Come li fermi? Aprendo negozi Gucci in periferia? Col reddito di maranzanza? Perché a casa mia, ma sarò un idealista, un modo per evitare che Youssef vada di nuovo a spaccare vetrine è sbatterlo dentro e fargli pagare i danni. Ma per farlo non è possibile “indagare” ex post, essendo tutti col volto coperto. Bisogna prenderli in quel momento. Bisogna dar loro una lezione. Occorre manganellare quando serve, senza che papino dica “sono preoccupato perché non è ancora tornato a mangiare”.

Quindi. I maranza distruggono Milano. I maranza si danno appuntamento a Como. E se un tizio, di destra o di sinistra poco mi importa, rilancia la sfida per dare una “risposta” ai vandali, beh… sono i fasci a soffiare sul fuoco. Eddai, Berizzi: un minimo di decenza.

Ghali dice: “Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti”. Marracash aggiunge: “Con le buone non cambi le cose. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio”. Io sono d’accordo, eh: se volete cambiare il mondo, spaccate tutto. Ma se gli altri cittadini, coi vostri stessi diritti, chiedono alla polizia di manganellarvi forte, poi non andate a piangere da mammina. Se “guerra” deve essere, che valga per tutti. Sennò è troppo facile.

Scrive Marracash: “La violenza va condannata, ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale – prosegue – Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente. Esistono molte forme di violenza”. Punto numero 1: la polizia manganella gli studenti perché gli studenti aggrediscono la polizia. Punto numero 2: i caschi senza matricola non cambierebbero di una virgola la gestione dell’ordine pubblico. Punto numero 3: nessuno vi obbliga a prendere gli psicofarmaci. Punto numero 4: la generazione “messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente”. Ok. Sono andato a vedere la pagina Instagram di Marracash: è tutta un orologio fico, occhiali da sole yoyo, bracciale, collana, capello ben pettinato, la tuta della Ferrari, lui che scende dalla Mercedes, maglietta Adidas, occhiali Ferrari. Poi immagino che i posti gold e platinum al suo concerto non costino come quelli in piccionaia (alla faccia delle disuguaglianze). Toc toc, Marracash: ma non è che sei proprio tu “la vetrina di status symbol” che quei maranza non avranno mai?

E niente, mi tocca essere d’accordo con Fedez: “Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla Prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala e mi vengono dei dubbi – ha scritto su Instagram il rapper originario di Rozzano, alludendo chiaramente a Marracash – Perché non hai ca**to in mezzo al palco mentre eri lì? Perché hai accettato di addomesticarti in quel momento? Perché era opportuno farlo, lo capisco. E ora perché sostieni il saccheggio? Perché oggi è opportuno fare questo. Questo lo capisco di meno. Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c’è nessun noi. È una guerra a chi arraffa di più. Ora il trend è solidarizzare, domani sarà l’ennesimo testo in cui vi racconteranno quant’è bello essere ricchi dopo essere stati poveri, così che ve lo ricordiate bene, che loro non sono più come voi”. Chapeau.

Dopo i saccheggi di Milano credo di aver capito la storia del “diritto all’eleganza”, cit. Aboubakar Soumahoro.

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