- Vedo gli studenti in protesta affermare che le scuole fanno schifo e che i tetti crollano sopra la loro testa. Vero. E allora mi spiegate come mai, a Torino ma non solo, le manifestazioni e le occupazioni si sono trasformate in vandalismo contro quegli stessi istituti che vorreste vedere rinnovati? Non ha senso. O meglio: ha senso nel mondo “dei diritti”, in cui tutto viene dato per scontato e senza costi. Amici miei: il tetto non si ripara da solo, ma serve che qualcuno lavori e paghi. Sinceramente mi girano i cosiddetti a sapere che io passo ore in ufficio, pago le tasse, sostengo le ristrutturazioni delle vostre scuole e voi poi le sfasciate per protestare.
- A quelli che “bisogna chiedere allo Stato di vietare i social ai minori, sennò poi devastano la città” racconto questo breve aneddoto. Quando eravamo ragazzini, credo tra gli 11 e i 14 anni, mio fratello più grande portò a casa un videogioco per il computer che definire atroce è poco. Solita roba di guerra: spari agli altri, li ammazzi e vinci. Ok. Ma potevi anche guadagnare punti extra infierendo sul cadavere del nemico trucidato, distruggendolo in mille pezzi. Quando mio padre l’ha scoperto (PS: mio padre è un destro vero, non un figlio dei fiori “mettete pace nei vostri cannoni”) ha preso il cd e lo ha letteralmente spezzato davanti ai nostri occhi. Ancora me lo ricordo. E oggi lo ringrazio.
- Parliamo del baby maranza rintracciato alla scuola media dopo le devastazioni di Milano. La sua storia è terribile e magnifica allo stesso tempo. Terribile, perché a 12 anni non dovresti assaltare le vetrine. Magnifica, perché distrugge in 2 minuti tutta la retorica di quelli che “eh ma questi ragazzi vanno capiti”, “per loro non facciamo abbastanza”, “non li abbiamo aiutati ad integrarsi”, “bisogna investire nella scuola e nei servizi sociali”. Prendi Lorenzo Pacini: “A Milano non servono 500 militari ma 500 nuovi educatori ed educatrici”. Balle. E a spiegarlo chiaramente sono i dirigenti scolastici della scuola di Youssef, nome di fantasia del 12enne arrivato pochi anni fa dal Marocco. Altro che “non abbiamo fatto niente” per integrarlo e aiutarlo. La scuola ha fatto un “grande investimento su di lui”, “progetti educativi personalizzati”, “corsi di alfabetizzazione”, lezioni one to one addirittura in un’aula dedicata. Tutto ovviamente a spese della collettività, cioè dei contribuenti, cioè nostre. Cos’altro dovrebbero fare? Ascoltare lo hanno ascoltato. Aiutare lo hanno aiutato. Capire lo hanno capito. Gli hanno messo a disposizione aule e professori dedicati. Eppure è andato in centro a Milano a rompere, sfasciare, distruggere. E non ne faccio un discorso di provenienza sociale, di classe o di origine. Vale anche per i ragazzini italianissimi fermati durante gli scontri o per quelli della banda delle minicar. A un certo punto, invece di autoflagellarci e pretendere sempre “di più” in termini di investimenti sociali, potremmo anche ammettere che è arrivato il momento della “repressione”, in senso educativo, come dice il prete che ha risposto al dito medio col dito medio: “Ogni tanto bisogna anche dirgli ‘Stai attento a quello che fai’”. Cioè vanno redarguiti, non “compresi”. Cioè puniti. Cioè corretti. Cioè indirizzati. Anche con il carcere minorile, che non può diventare un tabù, come appare oggi a sentire le reazioni indignate dei progressisti alle parole di Nordio: se il minore è un criminale, se ruba, aggredisce, spacca, allora merita l’istituto di pena e deve scontare la pena. Perché certo sarà triste vederlo recluso, ma è altrettanto triste vedere il lavoro di una vita di un commerciante infrangersi sotto i calci di questi invasati. Insomma: il problema non siamo per forza “noi” che non facciamo abbastanza. Magari è lui o la sua famiglia. Ecco, la famiglia. Non vogliamo giudicare i sistemi educativi altrui. Però l’intervista rilasciata al Tg1 è sostanzialmente drammatica. Primo: come pensiamo che il figlio si integri se papà dopo quattro anni parla a stento l’italiano e la madre nemmeno una parola? Secondo: è comprensibile il timore di dover ripagare i danni e i furti del figlio, però non puoi reagire così ai video che incastrano il tuo pargoletto. Primo: lo si vede chiaramente con in mano la refurtiva, come fai a berti la storiella del “me le hanno messe addosso altri”? E anche se non avesse portato a casa nulla (ci crediamo poco), i filmati lo ritraggono mentre prende a calci le vetrine, lancia cassonetti, devasta tutto. Al giornalista avresti dovuto dire: ora Youssef non esce più di casa perché ha preso tanti di quei ceffoni che si vergogna a girare con la mia cinquina stampata in faccia.
- Artisti, pensatori e progressisti vari vivono in un mondo parallelo. Sono tutti lì a parlare di questa generazione di giovani che corre, che ha bisogno di risposte, che si sente inascoltata. Signori, toc toc: ma che state a dì? Ma vi rendete conto che i nostri nonni una vita così se la sognavano? Non ve l’hanno mai narrato di quando la carne a tavola arrivava solo per le feste? E avete mai provato a sentire i racconti di chi negli anni ’80 (praticamente ieri) viveva nei Paesi comunisti col cibo razionato e le code dal panettiere? Santo Iddio, un po’ di decenza. Il mondo non è perfetto. La vita non è un pranzo di gala. Ovviamente ci sono luoghi e situazioni al limite. Ma generalizzare è sconcertante. Avete idea di quanti 17-18-20enni se ne sbattono delle proteste, studiano e lavorano sodo senza correre dietro al gregge?
- Tal Paolo Fresu, musicista, scrive: “Mio figlio Andrea ha le idee chiare sul presente e io sono profondamente affascinato dalla sua generazione. Una generazione che ha ereditato un mondo consumato, imperfetto, ferito e usurato”. Usurato??? Questi indossano una tuta diversa ogni giorno, vestono Gucci, hanno gli smartphone, la TV dove vogliono, SMS illimitati senza aspettare la Christmas Card, la scuola non boccia manco se hai scritto “asino” in fronte, ci sono più bonus che fiori, non conoscono la guerra manco da lontano e avrebbero ereditato un mondo più “consumato, imperfetto, ferito e usurato” di quello - chessò - arrivato ai nostri genitori nel 1955? Mi prendete per i fondelli?
- Io lo so che la politica è l’arte della propaganda. Quindi non mi indigno. Però. Dico però. Oggi vedo il video di Elly Schlein che incontra i camionisti che al Sud stanno protestando per il caro carburante (ma al Nord non la pagano la benzina? Boh…): nel filmato si vedono critiche al governo che “non ha eliminato le accise”, interventi strappalacrime a favore dei camionisti, denunce della situazione critica del costo del carburante. Tutto legittimo. Però Schlein è quella che divenne segretaria del Pd puntando alla tassazione delle “emissioni climalteranti” (cioè della benzina) ed è a capo di un partito secondo cui i “sussidi ambientalmente dannosi”, quelli per abbassare il prezzo del gasolio, andrebbero via via eliminati. Mi spiego. Secondo la linea ambientalista dem, Elly dovrebbe esultare per l’aumento del costo della benzina. Così come dovrebbero farlo tutti i movimenti green di questo pianeta: carburante più caro significa gente che guida di meno, dunque inquina di meno. Allora mi fa ridere che Schlein salga sul carro dei camionisti quando solo qualche mese fa, era agosto, il suo partito chiedeva ufficialmente di ridurre drasticamente gli spostamenti su gomma delle merci in favore delle ferrovie (il che porterebbe alla chiusura definitiva di numerosi padroncini di tir). “Non possiamo continuare a spendere risorse pubbliche per tamponare ogni emergenza legata al prezzo del petrolio”, scrivevano. Solo che oggi la loro leader chiede proprio questo: di spendere risorse pubbliche per ridurre il costo del gasolio. Un controsenso. No?
- Che storia meravigliosa. Corrado Formigli va a pescare il fondatore di Seconda Generazione, un movimento “politico” giovanile di ragazzi figli di immigrati, molto pro-Pal e decisamente attivi nelle proteste di questi giorni. A parte che questo Fouad Krarmi “non condanna” le vetrine spaccate e vabbè. A parte che è stato tutto un vittimismo che la metà basta. Ma signori: questo, tra i suoi post social, si ritraeva con in mano un fucile (giocattolo) e si chiedeva dove fossero quelli di Gioventù Nazionale, cioè i ragazzi di Fratelli d’Italia. Dico: non è che servisse una grande indagine per scoprirlo. Siamo sicuri, chiedo alla sinistra editoriale e politica, che imbarcare lorsignori sia una buona idea? Mah. Poi però, se uno dei giovani di FdI si fa sfuggire un mezzo saluto romano, subito a crocifiggerlo.
- Vedo questo video del vicecapogruppo di Avs (maddai), Marco Grimaldi, parlare con voce rotta dal pianto dell’incontro con i ragazzi di 15 e 17 anni fermati durante il corteo contro il caro vita perché avevano in mano materiale per confezionare bottiglie incendiarie e un ordigno già pronto. “Non volevano fare del male a nessuno”, dice. Avevano una molotov e non volevano fare male a nessuno? Ma scherzi?? Amico mio: la prossima volta vacci tu al posto di poliziotti a prendere quella molotov in faccia e vediamo se “non voleva fare del male a nessuno”.

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