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Teatro

Andrea Pucci: “Solo per la sinistra la comicità è derisione”

Il comico si esibirà il 31 ottobre a Milano in un Unipol Dome esaurito a tempo di record. “Non sono andato a Sanremo perché ho preferito tacere davanti agli insulti dell’intellighenzia”

Anche le coop mollano Pucci. Il centrodestra: "Basta bavagli"

Andrea Pucci, tutto esaurito all’Unipol Dome di Milano, tredicimila persone, 31 ottobre, il primo comico a esibirsi lì, bel risultato no?

«Un grande risultato. La conferma soprattutto che il pubblico ha bisogno di leggerezza».

Ma spesso si pensa che la leggerezza sia superficialità o, peggio, derisione.

«Direi che è un pensiero che attribuisco soltanto alla sinistra. Se non sei come loro, se non pensi come loro, se non mangi come loro, allora non va bene».

Che comico è Andrea Pucci?

«Faccio una comicità del popolo, sintetizzo ciò che accade nella vita di tanti, tantissimi, e lo riporto con ironia».

L’ironia di Andrea Baccan detto Pucci (da un’idea di Pippo Franco a La Sai l’ultima?) ha fatto divertire e arrabbiare come raramente accade. Da Colorado a Zelig passando per Quelli che il calcio e il Maurizio Costanzo Show, si è ritagliato lo spazio di comico senza peli sulla comicità, di mattatore irriverente e anticonvenzionale in un ambiente nel quale il conformismo non dovrebbe avere cittadinanza ma spesso è coccolatissimo cittadino onorario. Milanese figlio di veneti, classe 1965, cresciuto nel bar tabaccheria di famiglia, poi gioielliere e anche animatore nei villaggi Valtur, in pochi anni è diventato il simbolo senza fronzoli di una comicità che qualcuno può definire «di pancia» ma che è immediata, diretta, ispida, assai irriverente. Insomma, perfetta per dividere. E così i partiti pro e contro Pucci si sono trovati di fronte quando è uscita la notizia che sarebbe stato coconduttore di una serata dell’ultimo Festival di Sanremo di fianco a Carlo Conti. Apriti cielo. «Gli insulti, le minacce, gli epiteti ricevuto da me e dalla mia famiglia sono incomprensibili e inaccettabili» ha spiegato lui declinando l’offerta sanremese. Dopotutto, si sa, per molti in Italia il libero pensiero è sacrosanto solo se è identico al loro. Altrimenti vai con le offese.

Perché ha deciso di non andare a Sanremo?

«Ho preferito tacere e fare un passo indietro davanti alla lobby e all’intellighenzia. Chi ha scatenato tutto quel putiferio ha la capacità di scatenare gli animi. Di fronte a questo, uno si chiede molto pacatamente che cosa me ne frega di fare queste battaglie?. Grazie alla mia carriera e alla mia intellighenzia ho raggiunto dei risultati che posso fregarmene e basta».

Il suo spettacolo si intitola «Dove eravamo rimasti...?».

«Ho usato quella celebre frase non certo per avvicinarmi neanche lontanamente a Enzo Tortora (che la pronunciò alla ripresa di Portobello dopo la vergogna vicenda giudiziaria di cui fu vittima - ndr). Ma è il punto di partenza per capire dove siamo arrivati. Ma, dopotutto, dove vuoi arrivare in una società che dà per tre anni la pensione a uno al posto della mamma morta. O dove preferiamo separare i figli della famiglia nel bosco invece che occuparci di 14enni che seminano violenza per strada».

Risate amare.

«In fondo abbiamo dato il Premio Internazionale della Cultura a Wanna Marchi in Campidoglio. È come se dessero il Premio Bontà a Rosa e Olindo».

Quindi Andrea Pucci porta sul palco se stesso.

«Ho fatto un lungo percorso e tantissime persone si rivedono in quello che dico quando parlo, ad esempio, del rapporto con mia figlia o con la mia compagna».

Così tanta che è pure protagonista del nuovo film di Fausto Brizzi, Se c’ero dormivo, con Martina Colombari.

«Proprio con lui, che è un intellettuale di sinistra marito di Silvia Salis, insomma ci siamo capiti subito, cosa me ne frega se è comunista (ride - ndr). Un giorno mi telefona e mi fa: ho un film per te».

Che tipo di film?

«Un film anti woke e dire che la moglie è la regina del woke. Uscirà a metà febbraio 2027 poco prima o poco dopo Sanremo».

E poi?

«Non voglio più avere l’esposizione mediatica e televisiva che ho avuto. So quello che valgo e ho imparato a essere un po’ scorpione. Ad esempio, a Zelig non mi facevano andare, poi sono andato e una sera Giancarlo Bozzo (un autore storico della trasmissione - ndr) mi abbraccia e mi fa grazie grazie, sembrava mio fratello. Poco tempo dopo, su Vanity Fair ha detto: Mai piaciuti i comici di destra, specialmente quel Pucci lì. È una battaglia impari, basta».

C’è ancora il suo show di Capodanno a Vigevano con prevendite in corso.

«Sì, ma poi penserò bene a che cosa fare».

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