Ci voleva Lourdes, o quasi. Per uno che nel 2026 ha collezionato più referti che finali, Lione somiglia a un miracolo laico. Lorenzo Musetti ha battuto Taylor Fritz 6-3, 6-4 ed è tornato a vincere un torneo Atp dopo 1463 giorni: quattro anni e due giorni, da Napoli 2022. Non ha concesso nemmeno una palla break: le tre volte sotto 0-30 se l’è cavata sempre. Primo set in 33 minuti, break nel terzo game del secondo. Roba da fuoriclasse in giornata di grazia. Il tutto in una stagione da Odissea. Basta rileggere il calendario degli acciacchi. Australia: psoas, cinque settimane. Miami: braccio destro, tre. Roma: retto femorale, due mesi e mezzo. New York: un malessere all’Us Open. Tokyo: un dito rotto. C’era poi da spezzare una maledizione: sette finali perse di fila nel circuito, nove coi Challenger. A un certo punto non è più sfortuna, è una condanna. Eppure il carrarino, ventiquattro anni, ha un peso specifico che nessun infortunio cancella. Numero 5 del mondo il 12 gennaio, semifinali a Wimbledon 2024 e al Roland Garros 2025, un quarto in tutti gli Slam, il bronzo olimpico a Parigi. Ma i numeri, con Musetti, dicono la metà del vero. L’altra metà è la mano. Lorenzo non gioca: dipinge. Il rovescio a una mano è una pennellata di Modigliani e la smorzata un velo di Morandi, sospesa, silenziosa, quasi timida. Per questo è necessario: non solo all’Italia, ma al tennis intero, che a forza di potenza e metronomi rischia di scordarsi la bellezza. In un’Italia che dal 12 luglio, Sinner a Wimbledon, non alzava un trofeo, lui è il quarto azzurro a vincere quest’anno dopo Jannik (sei), Cobolli e Darderi. Nove successi complessivi: meno dei 13 del 2024, meno degli 11 del 2025, ma mica pochi Intorno, un angolo nuovo: via Perlas, dentro Mager, vice di Tartarini e cognato. La famiglia come assicurazione. E lui? «È stato inaspettato. Prima di entrare in campo sentivo dolore ovunque, durante il match è scomparso. Penso di aver giocato il mio miglior tennis. È quasi un sogno. Non svegliatemi». Da oggi è n.26 ATP. Lasciatelo dormire.

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