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Tennis

Roger, Rafa & C. giocavano meno? No, solamente in modo diverso

Una trentina di partite in un anno, più fisioterapisti che palleggi

epaselect epa12134570 Tennis players Roger Federer of Switzerland (2L), Novak Djokovic of Serbia (R) and Andy Murray of Britain (L) attend Spanish Rafael Nadal's (2R) honouring ceremony at the Court Philippe Chatrier at the French Open Grand Slam tennis tournament at Roland Garros in Paris, France, 25 May 2025. Nadal made his first appearance at the French Open in 2005 and won the title 14 times. EPA/TERESA SUAREZ

Si dice che il tennis sia lo sport dei gentiluomini, ma a leggere i bollettini medici pare un ospedale da campo.Sinner chiude la stagione per un tendine del ginocchio destro che non ne vuole sapere. Carlos Alcaraz ha lasciato a casa Parigi e Wimbledon per colpa di un polso, ed è scivolato al n.3 ATP, conquistando ieri il titolo a Tokyo dopo 8 mesi. Draper si sbriciola a pezzetti, un muscolo dopo l’altro, e la scalata ai piani alti resta un progetto. De Minaur, ieri a Pechino, ha alzato bandiera bianca in finale con Djokovic, che ringrazia e incassa. Poi c’è Lorenzo Musetti, il caso limite: ileopsoas a gennaio, braccio a Miami, retto femorale a Roma, anulare incrinato a settembre. Una trentina di partite in un anno, più fisioterapisti che palleggi. Si potrebbe pensare che giochino troppo. Nemmeno per sogno: Federer nel 2006 ne disputò 97, Nadal nel 2008 ne giocò 93, Nole nel 2015 ne fece 88. Numeri uguali, se non più alti, di quelli di oggi. Il fatto è che oggi ogni partita pesa il doppio. Campi lenti, palle pesanti, scambi senza fine, scivolate sul cemento che presentano il conto ad anche, ginocchia e caviglie. La Ptpa segnala un aumento del 42% degli infortuni a spalle e braccia nel primo trimestre, e del 53% dei ritiri in corsa. I Masters 1000 durano due settimane, le palline cambiano quasi ogni settimana per ragioni di sponsor, e di vere soste a casa non ce ne sono più. Federer e Nadal sapevano saltare un torneo per tirare il fiato; oggi non c’è tempo e spazio nel calendario. Intanto la cassa canta. Tabelloni a 96 nei 1000, più giorni di partite, più biglietti. Gli Us Open hanno superato il milione di spettatori. Ma la serata o la finale costano quanto un weekend, e le tribune si sono fatte eleganti e un po’ tiepide, come certi salotti. Il tennis ha trovato la formula per riempire gli stadi e svuotare le gambe di chi ci gioca e le tasche di chi ci va. Il conto, per ora, lo pagano soltanto gli atleti. Prima o poi qualcuno dovrà fare i conti, e non solo quelli del botteghino.