«Nello sport quando vinci e tutto va bene puoi dettare legge anche fuori, ma bisogna essere sempre pronti a gestire i momenti di crisi. Nel caso di Sinner non mi sembra che stia avvenendo». Barbara Ricci è il ceo di SportWide Group, una tra le più importanti agenzie di marketing sportivo: ha lavorato nell’Inter di Ronaldo, con campioni come Alessandro Del Piero, sta preparando nuovi progetti che coinvolgono calciatori e allentori di serie A. «Su come viene gestito Jannik dice - ho da tempo espresso delle riserve».
Per esempio?
«Quando ha rifiutato l’invito del Presidente della Repubblica e nell’occasione della morte di Nicola Pietrangeli, in cui ha taciuto. Non imputo nulla a lui che deve giocare a tennis, ma il suo entourage doveva evitare che certe cose accadessero».
Parliamo allora del silenzio che circonda il suo infortunio.
«Non comunicare è una debolezza organizzativa palese. Nessuno chiede di vedere il referto, c’è la privacy. Ma bisogna essere chiari».
In che modo?
«Nel calcio le società annunciano il periodo di stop di un giocatore: se poi rientra prima sono tutti felici. Qui c’è il nulla: i suoi pr manager, d’accordo con i medici, dovevano far uscire qualcosa».
Perché succede?
«L’errore spesso è affidarsi per cose così importanti a parenti o amici di famiglia. Invece di far lavorare i professionisti».
Quali rischi nello stare zitti?
«Quando parli, decidi tu cosa dire e come. Il vuoto invece si riempie di qualsiasi ipotesi, soprattutto oggi che le notizie viaggiano incontrollate su web e social. Scatenando dietrologie».
Rivelare un infortunio non può essere controproducente?
«Restiamo nel tennis e parliamo di Zverev: quando ha svelato di avere il diabete dicendo «ce l’ho, ma lo gestisco», è stato un messaggio potente e nessuno ha più messo in dubbio la sua forza».
Insomma: non devi dire tutto, ma almeno qualcosa.
«Bastava spiegare che c’è un problema e che serve riposo, invece di limitarsi ai comunicati di ritiro ai tornei per poi veder uscire dei post sui social che compromettono la riservatezza».
Come quello di Lione.
«Esatto. Anche se in questo caso un dubbio mi viene. Io non credo che intorno a Sinner ci siano degli sprovveduti: il sospetto è che il ginocchio sia un paravento, altrimenti non capisco perché non si comunichi un normale problema articolare».
C’è altro?
«Forse si svia l’attenzione per non far sapere qualcosa. E questo rende il silenzio ancora più pericoloso».
