Per i macellai di Hamas, il 7 ottobre è una giornata da festeggiare. Il massacro di 1.500 civili israeliani è visto come un grande successo per i terroristi della Striscia di Gaza e, per celebrare l’anniversario di quell’attacco, le fazioni armate dell’exclave palestinese stanno pubblicando foto e video dei loro “martiri”.
Le brigate al-Qassam hanno diffuso immagini inedite del loro ex leader, Yahya Sinwar, eliminato dall’esercito israeliano nell’ottobre del 2024. In esse lo si vede avvolto da una coperta, un rudimentale travestimento utilizzato per spostarsi da una zona all’altra della Stiscia senza essere individuato. Al tempo era uno dei bersagli prioritari della Idf, che avevano avviato una campagna di decapitazione dell’organzzazione terroristica colpendo i suoi capi con attacchi di precisione.
Il significato propagandistico è chiaro: Hamas vuole far passare Sinwar per il leader guerriero, che non si è rifugiato all’estero come tanti altri membri delle alte sfere dell’organizzazione islamista e che non ha passato la guerra al sicuro - relativamente - nella rete di tunnel che si estendeva sotto la Striscia. Molteplici sono i post sui social che lo esaltano, sottolineando il fatto che ha combattuto in prima linea contro l’esercito israeliano.
Teorie, queste, che sono facili da smontare. Data la capacità delle Idf e dei servizi segreti di Tel Aviv di trovare i capi di Hamas, se Sinwar avesse effettivamente passato i mesi di guerra all’aperto, esposto, sarebbe stato eliminato molto prima. Inolte, diversi video emersi su internet durante la fase più intensa delle operazioni israeliane a Gaza lo mostravano proprio nei tunnel, assieme a membri della sua famiglia.
Ma al di là di tutto, siamo di nuovo di fronte alla glorificazione di un criminale, il coordinatore di un massacro di innocenti - ricordiamo i bambini massacrati nelle loro camere da letto e le persone bruciate vive nelle loro auto - e principale responsabile della devastazione che si è abbattuta su Gaza e i palestinesi. Gli stessi per cui lui, almeno in teoria, diceva di combattere.
