Torna Wolfe ma è meglio evitare paragoni

Son passati più di quarant’anni dalla versione originale di Nero Wolfe trasmessa sul primo canale dal 1969 al 1971. Era la Rai del monopolio, c’era il bianco e nero e Tino Buazzelli e Paolo Ferrari vestivano i panni del detective creato da Rex Stout e del suo assistente Archie Goodwin. Sebbene fosse a New York, Wolfe non usciva mai di casa dove si dedicava alle orchidee e a risolvere i casi che il fidato braccio destro gli illustrava dopo i sopralluoghi nei luoghi del delitto o le conversazioni con gli indiziati. Ora ci troviamo nella Roma anni Cinquanta, in una versione all’amatriciana del giallo, con Francesco Pannofino nel ruolo del protagonista e Pietro Sermonti in quello di Goodwin. La scenografia è coloratissima, con abbondanza di arredi e vestiti sgargianti, a sottolineare la gigioneria della coppia, completata dal cuoco (Andy Luotto) proteso a soddisfare l’investigatore buongustaio. Dire che Bentornato Nero Wolfe sia davvero un bel ritorno sarebbe essere troppo indulgenti (Raiuno, giovedì, ore 21,20, solita produzione Casanova di Luca Barbareschi, regia di Riccardo Donna). Bisogna non pensare in grande, accontentarsi, il paragone è improbo per chiunque. Per i tempi che corrono gli ascolti sono discreti (18 per cento abbondante) e dunque, via così. Nella differenza tra Buazzelli e Pannofino (quando parla ci si chiede dove sia Clooney), tra Paolo Ferrari e Sermonti, tra il bianco e nero d’antan e le cravatte fucsia, c’è la differenza tra l’artigianato d’autore della Rai che fu e le produzioni esterne d’oggi. Tra gli sceneggiati e le serie. Lo si sapeva, eppure si è azzardata l’impresa con un certo coraggio.

Ma anche con certe recitazioni approssimative, qualche licenza linguistica (a fine anni ’50 Goodwin giustifica la sua vicinanza alla bella giornalista perché ha «un debole per il tacco 12»), un finale copiato da Poirot, con tutti gli indiziati convocati da Wolfe per l’esegesi finale del delitto. Niente di nuovo, questo passa in convento. Una certa, consapevole cialtroneria, rende meno indigesta la pietanza.

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