Accordo Hamas-Fatah. "Ora Israele scelga: colonizzazione o pace"

Stamattina la cerimonia ufficiale che ha sancito l'accordo. Abu Mazen: "Girata la pagina nera delle divisioni". Hamas: "Ora combattiamo solo contro Israele"

Il Cairo - Una stretta di mano, la firma dell'accordo. Una cerimonia ufficiale che ha siglato la riconciliazione tra i rappresentanti di al Fatah, Hamas e altre 11 fazioni palestinesi. Il rituale si è celebrato a Il Cairo e hanno partecipato il presidente palestinese Abu Mazen, il capo di Hamas in esilio, Khaled Meshal, e il mediatore, il capo dell’intelligence egiziana Mourad Mouafi. Presenti anche quattro deputati arabo-israeliani e l’emissario Onu per il Medio Oriente Robert Serry.

L'appello a Israele Oltre a sancire la fine dei conflitti interni alla palestina, l'incontro è anche un modo per mandare un messaggio a Israele. "Voltiamo per sempre la pagina nera della divisione", ha detto Abu Mazen, aggiungendo che ora Israele "deve scegliere fra la colonizzazione e la pace". Gli stessi concetti sono stati espressi anche da Mashaal: "Siamo disposti a pagare qualsiasi prezzo per la riconciliazione nazionale palestinese. La nostra unica battaglia è quella che combattiamo con Israele. Vogliamo uno stato palestinese indipendente che abbia sovranità su Gaza e Cisgiordania".

Uno Stato entro l'anno Abu Mazen ne è convinto: "È necessario che lo stato palestinese nasca entro l’anno", probabilmente già a settembre. "Non ci piegheremo alle minacce e ricatti israeliani sulla creazione di uno stato palestinese", ha sottolineato il presidente. "I diritti dei palestinesi sono legittimi e li cercano con mezzi legittimi lontano dalla violenza", ha poi ricordato Mourad Mouafi, capo dell’intelligence egiziana che ha spianata la strada all’intesa fra Fatah e Hamas, durante la cerimonia per segnare la riconciliazione palestinese.

Migliaia in piazza E mentre in Egitto i politici si stringono la mano, migliaia di palestinesi sono scesi in strada nei Territori, senza distinzione di partito. Raduni e manifestazioni di giubilo si segnalano sia in Cisgiordania, il territorio controllato dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) del presidente moderato e leader dei laici di Al-Fatah, Abu Mazen, sia nella Striscia di Gaza, l’enclave espugnata sanguinosamente dagli islamici di Hamas fin dal 2007. In Cisgiordania i festeggiamenti appaiono più contenuti, ma comunque si svolgono sia a Ramallah sia in altre località. A Gaza City, invece, l’afflusso della gente è cominciato già a metà mattinata. Per la prima volta da anni, si vedono nella Striscia attivisti di Hamas e del Fatah - oltre che di altre fazioni minori - manifestare tutti insieme e talora abbracciarsi. La folla inneggia all’ "unità" e ripete: "Mai più divisioni". Inedita appare anche la libertà d’azione concessa ai giovani del Movimento giovanile non violento emerso in aperta sfida allo status quo negli ultimi mesi e promotore di numerosi raduni indipendenti per la fine delle divisioni fra palestinesi dispersi finora a più riprese nella Striscia, dai miliziani di Hamas, con pestaggi e arresti.