Istruzioni per preparare ordigni. Tecniche per sabotare la circolazione ferroviaria e gli istituti penitenziari. È il materiale che gli investigatori della Digos di Roma hanno trovato nel cellulare e negli altri dispositivi elettronici di un cittadino italiano, esponente dell’area anarchica, finito ora in carcere con l’accusa di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina. Oltre all’ipotesi di terrorismo, all’uomo vengono contestate le lesioni aggravate e permanenti al viso e la violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
L’indagine parte da quanto accaduto il 18 aprile scorso nel cuore della Capitale. Durante una manifestazione anarchica organizzata in sostegno di Alfredo Cospito si erano verificati momenti di forte tensione. Nel corso del corteo il vice dirigente della Digos di Roma, presente in borghese, era stato colpito in pieno volto da una bottiglia di vetro lanciata tra i manifestanti. Il funzionario era stato soccorso e portato via dai colleghi con una vistosa ferita alla testa.
Da quell’episodio sono partiti gli approfondimenti investigativi della Digos, coordinati dalla Procura di Roma. Gli accertamenti hanno portato alla perquisizione dell’indagato e, soprattutto, all’analisi dei dispositivi elettronici nella sua disponibilità.
È qui che l’inchiesta cambia dimensione. Nel telefono e negli altri supporti informatici, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato trovato materiale contenente indicazioni per la preparazione di ordigni e documenti relativi a tecniche di sabotaggio di servizi pubblici essenziali.
Tra gli obiettivi presi in considerazione nei documenti sequestrati compaiono in particolare la circolazione ferroviaria e gli istituti penitenziari. Non si tratta quindi, secondo l’impostazione accusatoria, soltanto di materiale genericamente riconducibile all’area antagonista, ma di istruzioni operative che hanno portato gli inquirenti a contestare una specifica fattispecie prevista dal codice penale per il contrasto al terrorismo.
Il reato di “detenzione di materiale con finalità di terrorismo” è stato introdotto nell’ordinamento nel 2025. La norma punisce chi consapevolmente si procura o conserva materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’utilizzo di armi, ordigni o altre tecniche destinate a compiere atti di violenza o sabotaggi contro servizi pubblici essenziali quando vi sia una finalità terroristica. La pena prevista va da due a sei anni di reclusione.
L’attenzione degli investigatori si concentra quindi non soltanto sull’aggressione avvenuta durante la manifestazione di aprile, ma anche sulla natura e sulla finalità del materiale conservato dall’uomo. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire l’origine dei documenti, come siano stati acquisiti e soprattutto se esistessero progetti concreti collegati alle istruzioni trovate nei dispositivi.
Il caso si inserisce in un periodo di particolare attenzione investigativa nei confronti delle frange estremiste della galassia anarchica. Proprio a Roma, negli ultimi mesi, la Digos e la Procura hanno portato avanti diverse indagini su ambienti anarco-insurrezionalisti e su azioni contro infrastrutture sensibili.
Per gli inquirenti, però, il punto di partenza di questa indagine resta preciso: quella bottiglia scagliata contro il funzionario della Digos durante il corteo del 18 aprile. Un’aggressione dalla quale gli investigatori sono arrivati, attraverso le perquisizioni e l’analisi dei dispositivi, fino al materiale su bombe, ferrovie e carceri che oggi ha portato all’arresto con l’accusa di terrorismo
