Arrestato il Re delle Pip: le sue protesi infette nel seno di 400mila donne

Fermato a Marsiglia, è accusato di omicidio colposo  e truffa. Lui si difende: erano meno care ma non rischiose

Lo hanno preso a Var, a sud della Francia nella sua casa di campagna. Ammanettato e portato in carcere a Marsiglia. Lui è Jean Claude Mas, fondatore dell’azienda di protesi mammarie Poly Implant Prothese, silicone destinato a usi industriali innestato nel corpo delle donne. Un incubo per oltre 400mila donne nel mondo. Gel di scarto, impiantato nei seni da rifare. Lo choc per tutte quelle con l’impianto Pip addosso, è arrivato dopo, quando sono stati denunciati i primi casi di tumore. E allora si è scoperta l’orrenda verità: protesi con gel non corrispondente agli standard richiesti, dieci volte meno cari del materiale a norma, con un’alta probabilità di rottura dell’involucro, un’elevata possibilità di infiammare i tessuti e il rischio di provocare un tumore al seno. Solo in Francia sarebbero 30mila le donne con protesi Pip, in Italia 4.300, in Gran Bretagna circa 40.000. E oggi sono tutte donne a rischio. Ma al momento si possono fare solo stime. In Italia è in corso il censimento predisposto lo scorso dicembre dal ministero della Salute. In Italia si contano 24 rotture di protesi Pip. Lo stesso Consiglio Superiore della Sanità, richiesto di un parere dal ministro Balduzzi, ha chiaramente sottolineato che non risultano in Italia episodi cancerogeni, e che il rischio stesso di cancro non è dimostrato, mentre sono state accertate «la genotossicità e un particolare potere irritante». Le protesi Pip, che costavano un quarto rispetto alla media degli altri dispositivi medici dello stesso tipo, in ogni caso sono state ritirate dal commercio in Italia già il primo aprile 2010. Le donne coinvolte possono discutere la situazione con il proprio chirurgo, e se necessario procedere all’espianto a carico del servizio sanitario nazionale.
Intanto Mas dovrà rispondere di omicidio colposo per l’accusa di aver causato l’insorgenza del cancro a un certo numero di donne che hanno usato le protesi mammarie Pip. Insieme a lui è stato arrestato anche Claude Couty, ex-dirigente dell’azienda che è stata chiusa nel 2010.
I timori legati agli impianti di queste protesi si sono diffusi alla fine dello scorso anno, dopo che le autorità francesi hanno consigliato circa 30 mila donne di rimuovere la protesi a causa dell’elevato rischio di rottura. Le autorità francesi hanno inoltre, riferito che tra le donne sottoposte all’impianto di protesi Pip si sono registrati 20 casi di cancro, di cui 16 alla mammella, ma hanno aggiunto che non è provato il legame tra la malattia e l’impianto protesico. Yves Haddad, legale di Mas, ha detto che il suo assistito, un uomo di 72 anni, non sta bene di salute e aspetta di essere visitato. Tempo fa, nel corso di un interrogatorio, Mas aveva ammesso di aver impiegato per le protesi Pip gel al silicone non autorizzato per questo tipo di presidio medico-chirurgico, ma aveva respinto l’accusa che questo ponesse un rischio per la salute delle donne che avevano avuto l’impianto. «Sapevo che quel gel non era autorizzato - ha spiegato l’imprenditore - ma l’ho fatto consapevolmente perchè il gel delle Pip era meno caro, ma di qualità decisamente più elevata». Philippe Courtois, un legale che rappresenta un gruppo di donne che hanno ricevuto le protesi Pip, ha detto di essere incoraggiato dall’arresto di Mas. L’imprenditore francese, oltre all’accusa di omicidio colposo, dovrà rispondere anche di truffa aggravata. La procura di Marsiglia, che indaga sul caso ha ricevuto oltre 2.500 denunce.
Inquietante quello che riferisce Giulio Basoccu, chirurgo estetico, responsabile della Divisione di Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva dell’Ini, Istituto Neurotraumatologico Italiano, che ha rimosso finora le protesi sotto accusa a 5 pazienti: «Tutte le Pip erano compromesse, in pratica presentavano delle rotture». Problemi che, comunque, non erano stati rilevati dalle pazienti, «che hanno optato per l’operazione solo a scopo precauzionale»