Oggi Sigfrido Ranucci è a Cerveteri per presentare il suo volume “Diario di un trapezista” e il tema, inevitabilmente, è stata la sua situazione in Rai. “Grazie di essere qui stasera”, ha esordito. “Potrebbe essere il mio ultimo spettacolo come conduttore di Report”, seguito da applausi del publico e qualche coro di sostegno.
Nella giornata in cui è stata quasi decisa la sorte di Ranucci a Report con il possibile allontanamento dalla conduzione ma non dall’azienda, che cercherà per lui un altro ruolo all’altezza della sua mansione da vicedirettore, Ranucci ha dichiarato che “un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro”.
L’ipotesi di andare alla Scuola di formazione della Rai non sembra interessare il quasi ex conduttore di Report perché “se sposti Sigfrido Ranucci perché non lo ritieni consono per una trasmissione d’inchiesta lo mandi a formare altri 100 Sigfrido Ranucci per poi spostarli? Non ha senso”. Quindi, ha spiegato ai cronisti che l’hanno subissato di domande, “vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni. Certo non torno indietro dopo la mia storia, lo devo alla mia famiglia e a tutto quello che ha dovuto subire, compresa la bomba sotto casa. C’è qualcosa di meglio di Report? Tu accetteresti qualcosa? È la trasmissione migliore della storia. Cosa c’è di meglio? Forse uno spazio informativo dentro Sanremo? La vedo dura”. Anche a Cerveteri Ranucci ha provato a fare un po’ il martire e la vittima, dichiarando che “la decisione della Rai di un mio spostamento da Report? Mi sembra che sono decisi. Non è la prima volta che tentano. Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista del Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi quando c’è stata la storia dell’Autogrill e adesso ci riprovano adesso”.
Ma lui si dice “tranquillissimo perché ho la coscienza a posto, sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato, ho fatto il mio percorso grazie a delle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morione e Milena Gabanelli”. Ranucci rivendica di essere “nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti e quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne. Condurre il Report significa avere memoria, avere capacità di individuare argomenti che reggono dopo 3-4 mesi”.
Su Valter Lavitola, suo amico “fraterno”, come lo ha definito Ranucci prima che ammettesse di essere stato il mandante dell’attentato subito dal giornalista a ottobre 2025, ha spiegato di non essere “puro: sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere. Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei”. Ma, ha aggiunto, “se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me”. È stato l’unico momento in cui si è esposto, perché ha chiesto di non ricevere domande sull’inchiesta: “Siccome la bomba l’hanno messa a casa mia e dove c’era mia figlia, io ho interesse che la giustizia vada avanti e fino in fondo, quindi non do informazioni che riguardano l’inchiesta giudiziaria. Io rispondo ai magistrati”. Ma comunque ha rivendicato la vicinanza di molte persone, rivelando di aver “ricevuto tantissima solidarietà anche da gente che non avete idea. Poi la solidarietà io la ricevo dalla gente, dove vado vado, ho tantissime manifestazioni di solidarietà. Se mi sento isolato in Rai? Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura anche”. Nei prossimi giorni si conoscerà la decisione finale della Rai su Ranucci e Report.
