Franca Leosini: "Vi racconto quella volta che una prostituta mi aspettò sotto casa"

"Scrivo i testi e poi li 'solfeggio', memorizzando il ritmo e l’intonazione: da sole le parole non bastano, bisogna saperle interpretare"

"Scrivo i testi e poi li 'solfeggio', memorizzando il ritmo e l’intonazione: da sole le parole non bastano, bisogna saperle interpretare". Il segreto del successo di Franca Leosini ormai è noto: lo studio, il metodo, l'abnegazione totale e la partecipazione alle storie che racconta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: amata, amatissima dal pubblico. Dai colti estimatori, ai fan più popolari

"Mi accosto a loro con grande rispetto, che siano colpevoli o innocenti. I delitti mai si giustificano però si spiegano. E i protagonisti di Storie Maledette non sono professionisti del crimine, ma persone normali che cadono in un vuoto. Io non li condanno, cerco di capire: ho troppo rispetto per le tragedie umane", racconta aVanity Fair.

Poi ricorda che dopo aver parlato a Storie Maledette, nel 1998, l’autore della strage del Circeo Angelo Izzo ottenne la libertà vigilata e ammazzò altre due donne. "Fu un colpo terribile, mi ero illusa che fosse cambiato. Dopo il nuovo arresto l’avvocato mi recapitò una lettera in cui Izzo scriveva: “Sappia che non l’ho ingannata e quella parte di me nella quale ha creduto esiste veramente”. Sono certa sia così".

"Mi seguono in tanti", ribadisce. E racconta: "Una sera rientravo a casa e sotto al portone mi venne incontro una donna, in tuta e scarpe da ginnastica. Mi disse “Franca, sono una sua ammiratrice: quando lei è in onda, non vado neppure a lavorare”. Chiesi “che lavoro fa di notte, l’infermiera?”. Mi diede una carezza: “Mi chiamo Pia e sono una prostituta”. "Durante il montaggio piango. A uno dei miei interlocutori una volta chiesi: “Quand’è morta sua moglie lei aveva un’amante?”. S’irritò, replicai: “Guardi che avere un amante non fa di lei un assassino. In certi casi", feci una pausa, "ne fa uno stronzo”".