Il gozzo, nave simbolo di Napoli

Il gozzo è un raro esempio di barca antica sopravvissuta alle novità tecnologiche e diventata un vero simbolo di eleganza

Il mare cristallino crea centinaia di piccole increspature, alcune blu, altre verdi, argento, azzurre, smeraldo. Una miriade di sfumature che sembrano fondersi con il cielo blu nell'afa dell'estate. Un gozzo azzurro è ancorato non lontano dalla costa.

Potrebbe essere la barca di un pescatore o di un aristocratico. Impossibile saperlo da lontano. Questa è la magia di quest'imbarcazione che è da sempre uno dei massimi simboli di eleganza e di amore per il mare. Al punto che la stessa barca potrebbe essere utilizzata da un pescatore o da un aristocratico campano.

Per capire il mare e le sue sfumature serve la lentezza e il gozzo è il mezzo giusto. Non c'è tecnologia che abbia decretato l'estinzione di questa imbarcazione che vanta radici nella storia delle repubbliche marinare e probabilmente nell'antico oriente. Un tempo a vela o a remi, l'unica vera novità del Novecento è stata l'aggiunta del motore. Il gozzo è un raro esempio di barca antica sopravvissuta alle novità tecnologiche e diventata un vero simbolo di eleganza. Nelle acque di Capri, della Costiera Amalfitana, nella Penisola Sorrentina, a Posillipo, Pozzuoli, Procida e Ischia, le persone davvero eleganti usano questo antico mezzo per perdersi nelle calette mediterranee.

Trovare un maestro d'ascia che sappia fare queste barche come da tradizione non è una questione semplice. Gli anziani hanno sempre tramandato ai giovani i segreti di quest'arte. I veri maestri hanno sempre costruito i gozzi lavorando il legno a occhio o utilizzando come modello le barche costruite in precedenza. Un'arte quindi totalmente legata alle sapienti mani del maestro d'ascia e che rendono ogni barca un modello quasi unico.

A Napoli ormai esiste soltanto un cantiere che continua a costruire i gozzi utilizzando le vecchie regole. Il cantiere Di Pinto si trova a Mergellina, sull'arenile di largo Sermoneta, non lontano da via Posillipo. Pino di Pinto porta avanti l'attività grazie ai segreti che ha appreso dal padre Giuseppe e dallo zio Antonio. I gozzi vengono realizzati in legno di iroco, tek o mogano per le strutture, mentre le rifiniture sono fatte in gelso o quercia. Il cantiere ha aperto nel 1949 e si occupa anche di restauri. Nonostante la crisi si sia fatta sentire, ha ancora molti clienti affezionati. Pino racconta come il gozzo sia la barca giusta per chi ama godersi il mare senza correre. Nel suo cantiere sono passate tante persone famose ed è stato usato spesso come set cinematografico. Nel tempo gli hanno fatto visita, tra gli altri, Sofia Loren, Bud Spencer, Renzo Arbore, Vincenzo Salemme, Sergio Castellitto.

Se si pensa a Napoli è impossibile non pensare a questa barca. Si tratta di un vero tesoro e artigiani come di Pinto andrebbero tenuti in alta considerazione perché sono sempre di meno. Eppure se si vuole sopravvivere alla globalizzazione lo si può fare soltanto puntando su prodotti unici e irripetibili.

Il mare lambisce la costa di Napoli come ha fatto per millenni, qui i greci e i romani costruirono società che hanno fatto del rapporto con il mare la loro forza. Da questo bisognerebbe ripartire per costruire il nostro futuro.