Hacker, archiviata la posizione di Pelliccione dell'Hacking Team

È ritenuta la più imponente inchiesta hacker della storia italiana, la diffusione di oltre 400 giga di file sensibili e segreti dell'Hacking Team di cui è stato accusato Alberto Pelliccione

È stata definita la più grande inchiesta hacker che sia mai stata fatta in Italia, stiamo parlando di quella che vede coinvolto l'Hacking Team e il suo ex dipendente Alberto Pelliccione

Le accuse a carico di Pelliccione e di altri ex dipendenti della società erano pesantissime, infatti lo stesso fu accusato di aver sottratto informazioni sensibili e di averle poi diffuse attraverso vari canali ed entrate immediatamente nelle mani di WIkiLeaks. Tra maggio e giugno 2015 password, codici di accesso e fonti Rcs vennero diffuse sul web alla mercé di chiunque avesse abbastanza conoscenza informatica da potervi accedere; qualora non l'avesse sarebbe bastato navigare un po' all'interno di WikiLeaks, sezione Italia per poter riuscire a leggere oltre un milione di mail private e interne alla società.

Ad accusare Pelliccione, cyber talento precoce, fu lo stesso ad e fondatore della società David Vincenzetti che entrò in conflitto con Pelliccione a causa di divergenze etiche scaturite all'interno della sede aziendale:"Era il 2015, un anno e mezzo prima avevo dato le dimissioni da Hacking Team. Poi sul mio esempio se ne andarono, altri. Non volevamo più stare in quell'ambiente, soprattutto per ragioni etiche. Furono segnalati abusi dell'utilizzo del software in Marocco, dove venne usato contro gli attivisti per i diritti umani; a Dubai dove un professore venne imprigionato, sempre tramite il software di HT, per le sue idee; in Etiopia, dove il governo lo usò per rintracciare e punire giornalisti che erano contro il regime. E ancora, in Messico dove alcuni politici utilizzavano gli strumenti forniti dalla società per spiare i cronisti anche nell'intimità, e in Sudan". Attraverso un trojan, che si insidiava all'interno di smartphone e computer dei bersagli, la società poteva garantire accesso a dati sensibili. Generalmente, questo tipo di richieste arrivavano da parte dei governi, essendo l'Hacking Team la più importante società di information technology italiana. La stessa società ha stretto importanti collaborazioni con il Presidente degli Stati Uniti d'America, Cia, Fbi e Nsa.

Pelliccione commenta il suo coinvolgimento e l'epilogo dicendo:"Ero finito nel mirino per avere lasciato la società perché non condividevo le loro scelte etiche e di business, ma ora finalmente un giudice ha messo la parola fine a questa storia". Il tecnico informatico, dopo aver lasciato Hacking Team fonda una propria società chiamata ReaQta a Malta. Vincenzetti aveva accusato Pelliccione di aver fondato questa società per poter attaccare Hacking Team, accusa che il gip ha ritenuto infondata ma che comunque ha danneggiato il business di Pelliccione. Per un anno ReaQta è rimasta senza clienti, nessuno si fidava più di Pelliccione e compagnia.

Il pm che si occupò dell'indagine convocò Pelliccione e, nonostante capì fin da subito che lo stesso non c'entrava niente con l'attacco hacker, dovette comunque spiegargli che a causa delle difficoltà tecniche e del complesso reticolo non si sarebbe risolto in poco tempo. L'operato del pm, secondo Pelliccione "è stato eccellente". L'archiviazione ha portato l'accusa a puntare il dito contro un gruppo di hacker chiamati Phineas fisher, cosa confermata successivamente da una loro rivendicazione di attacco hacker. Il pm ha così seguito una pista americana incappando in un venditore di auto nel Tennesse: Fariborz Davachi, di origini iraniane. Dalle successive indagini emerge che lo stesso non è stato esecutore materiale dell'attacco ma ha preparato il materiale che ha consentito ad altri di effettuarlo. Pelliccione commenta la situazione dando anche una propria filosofia della cosa, dicendo:"Chi vende una pistola illegalmente non è tenuto a sapere delle intenzioni omicide di chi la compra".

L'Fbi si è occupato di seguire le "tracce terrene" della cosa, ha trasmesso tutto ciò che è riuscita ad ottenere all'ambasciata di Roma ma poi le indagini "digitali" hanno condotto ad una strada senza uscita, ad un vicolo cieco da cui non è stato possibile uscire. Phineas fisher, nonostante sostenga nella loro rivendicazione che gli attacchi sono stati fatti per una "causa umanitaria", in realtà hanno soltanto rovinato un'indagine che poteva permettere di bloccare gravissimi reati internazionali come il terrorismo.

Il Dipartimento di Stato degli Usa non ha mai consegnato all'Italia le apparecchiature che ha sequestrato al venditore di auto di Nashville, la Procura di Milano aveva disposto anche un mandato d'arresto per il 30enne, successivamente revocato. Lo stesso Davachi si è da sempre dichiarato innocente, dicendo addirittura di essere stato vittima di phishing poiché trafficava con i bitcoin e poiché aveva effettuato molti viaggi tra Nashville, Teheran e Roma.

Una storia ancora tutta aperta che lascia infittire sempre di più la trama di quello che potrebbe diventare un best seller scritto da Stieg Larsson