Si sono celebrati a partire dalle ore 14.50 in forma strettamente privata nella Basilica di Sant’Ambrogio, a MIlano, i funerali di Sandro Mazzola. All’esterno della chiesa si sono radunati centinaia di tifosi di fede nerazzurra che hanno esposto uno striscione in suo onore. “Il tuo nome resterà tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel nome della nostra curva”.
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Le autorità presenti al funerale
Tra le personalità presenti alle esequie siedono in prima fila Massimo Moratti con il figlio Angelo Mario. C’è anche il presidente della Figc, Giovanni Malagò mentre, tra gli indimenticati ex calciatori nerazzurri Javier Zanetti e Giuseppe Bergomi. Presente anche Urbano Cairo, presidente del Torino e di Rcs Mediagroup, il vice segretario generale dell’Uefa Giorgio Marchetti, l’ex direttore sportivo dell’Inter Marco Branca.
“Ha reso onore alla città”
Nel corso dell’omelia, monsignor Carlo Faccendini ha ricordato che la Basilica di Sant’Ambrogio “è la chiesa dei milanesi”. Sandro Mazzola ha reso onore alla città, non stiamo compiendo solo un gesto religioso”. Subito dopo ha ricordato che “Sandro ha lottato con grande determinazione contro la malattia, la sua partita più importante. E aveva chiesto di arrivare almeno ai tempi supplementari”. Dopo, ecco che il monsignor ha ricordato ai presenti quanto fosse stato forte il legame tra Mazzola e i suoi familiari, vicini a lui anche nel periodo della malattia che raccontava come “la partita più difficile della sua vita. I suoi cari gli sono stati vicini fino al fischio finale”.
Il ricordo di Marotta
“Mazzola è una leggenda che se ne va, un personaggio che ha generato tante emozioni. Il dovere principale è preservare la memoria e i valori che questa memoria contengono e che dobbiamo trasmettere ai nostri ragazzi, anche del nostro settore giovanile. Sandro ha impersonificato questi valori, che sono molto importanti per la vita futura dei nostri ragazzi”: lo ha detto il presidente dell’Inter, Beppe Marotta, poco prima dell’inizio delle esequie.
Le parole di Scaroni
“Mi ha fatto veramente piacere sentire questi applausi seppur in una giornata così triste. Mi ricordo di Rivera e Mazzola insieme, già guardavo il calcio all’epoca”: sono queste le parole del presidente del Milan. Paolo Scaroni, all’ingresso della Basilica di Sant’Ambrogio per i funerali di Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter.
Applauditi i dirigenti della Juventus
In un giorno di commemorazione come quello odierno non c’è spazio per le polemiche ma soltanto per dolore e solidarietà, in questo caso. Infatti, sono stati applauditi i dirigenti della Juventus, nel caso specifico l’Ad Carnevali e il direttore sportivo Massara che hanno preso le distanze dalla vergognosa protesta di ieri di alcuni ultrà bianconeri che hanno voltato le spalle al campo durante il minuto di raccoglimento prima di Juventus-Atalanta in memoria di Sandro Mazzola.
L’intervento di Mancini
Da Coverciano, dove è in raduno con la Nazionale italiana, ha rilasciato una breve dichiarazione anche il ct Roberto Mancini. “Volevo unirmi al cordoglio dell’Italia sportiva per la scomparsa di un mito come Sandro”.
“Un figlio dell’Inter”
Poche ore prima dell’ultimo saluto a Mazzola, la sua squadra di una vita, l’Inter, ha pubblicato un lungo post sui propri canali social ricordando i tempi in cui calcava i campi da gioco regalando enormi soddisfazioni al popolo interista.
“Un tempo le uniche partite trasmesse in tv erano quelle di Coppa dei Campioni. A 21 anni, era normale restare incantati davanti al Real Madrid di Puskás, Gento e Di Stéfano. Meno normale affrontarli in finale. Prima di Inter-Real Madrid, Luis Suárez dovette scuotere Sandro Mazzola: ‘Noi andiamo a giocare. Tu resti qui a guardare?ì. Risposta? 3-1 e doppietta ai blancos”.
“Sandro - prosegue il post social - era un figlio dell’Inter, quasi letteralmente. Perse suo padre Valentino a sei anni nella tragedia di Superga e Veleno Lorenzi lo prese sotto la sua ala. ‘L’Inter mi ha dato una cosa che non aveva prezzo: una possibilità’. Mazzola la ripagò con 565 presenze e una sola maglia. Dopo quella finale di Vienna, Puskás gli regalò la sua maglia: “Ho visto giocare tuo padre. Sei degno di lui”. Portava un cognome leggendario e con classe, tenacia e perseveranza ha reso leggendario anche il suo nome. Se ne è andato nel giorno dei 100 anni di San Siro, lui che lì aveva vinto la Coppa dei Campioni. Oggi Milano lo saluta per l’ultima volta”.


























