Napoli, bimbi utilizzati per confezionare la droga

A Napoli arrestate 45 persone. Il clan camorristico utilizzava i più piccoli come pusher

Bimbi utilizzati per confezionare dosi di cocaina o per consegnarle, estorsioni ai pusher e a un ristoratore, altri bambini e molte donne coinvolte nello spaccio di droga. Sono alcuni degli elementi emersi da un'indagine dei carabinieri di Napoli che ha portato all'arresto di 45 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio di droga, estorsioni e detenzione e porto illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. L'indagine ha permesso di ricostruire l'organigramma del clan camorristico degli Elia, che controlla gli affari illeciti nel centro di Napoli dalla zona del Pallonetto a Santa Lucia, tra piazza del Plebiscito e via santa Lucia, a ridosso del lungomare.

C'è anche il video di una "stesa", raid intimidatorio compiuto per ribadire il proprio predominio criminale su un territorio con colpi di arma da fuoco sparati in aria, tra il materiale investigativo raccolto dai carabinieri. Nel video si vedono 6 giovani arrivare a bordo di 3 scooter in un vicolo dove i gestori di due piazze di spaccio non intendevano più pagare le quote al clan. Uno dei giovani, senza casco, esplode diversi colpi di pistola in aria per intimidire e convincere chi si ribella. Poco dopo l'episodio, l'attività di spaccio riprende. Molti anche i tassisti sorpresi ad acquistare droga da uomini e donne gestori delle piazze di spaccio nei vicoli della zona di Santa Lucia, ricevendo lo stupefacente direttamente all'interno dell'auto.

Tra gli arrestati, Rosaria Pagano, sorella del boss Cesare Pagano e moglie del Pietro Amato, fratello del boss Raffaele Amato, che aveva assunto un ruolo apicale nella cosca che diede vita alla prima faida di Scampia e gestiva direttamente gli affari illeciti del clan. Eseguiti arresti anche in Spagna. Sequestrati beni di ingente valore tra cui società e attività commerciali a Napoli, Roma e Caserta. Sequestrate anche unità immobiliari, beni mobili, conti correnti. Rosaria Pagano, sorella del boss Cesare, moglie del defunto Pietro Amato fratello dell'altro "fondatore" della cosca, Raffaele, nonché madre dell"erede Carmine, è di fatto il reggente del clan Amato-Pagano. Rosaria Amato è sfilata davanti alle telecamere con il suo piumino firmato, dopo aver raccolto le sue cose in un enorme borsa griffata Gucci. Il suo tenore di vita del resto è mostrato anche dalla casa in cui abita. Stucchi e cornici dorati, mobili con pretesa antica, un bagno con vasca con idromassaggio, un'enorme box garage e la palestra dotata di tapis roulant ed ellittica completata da una sauna in legno a due posti. Spicca fra tutto l'enorme televisore fissato alla parete di fronte al suo letto.

La sua capacità di mediazione, descritta da numerosi pentiti eccellenti quali ad esempio Carmine Cerrato, detto Takendò, anche lui cognato di Cesare Pagano, e la potenza economica acquisita dal gruppo immediatamente dopo la prima faida di Scampia, le hanno consentito di mantenere a Melito in tutta l'area Nord del Napoletano una preminenza nell'approvviggionamento e nella cessione all'ingrosso di sostanze stupefacenti, trovando anche un equilibrio con il gruppo di Mario Avolio, l'altro "commerciante" all'ingrosso di droga, pure lui formatosi all'interno degli Amato-Pagano sfruttando in un primo momento i canali internazionali di quel gruppo.