Riecco i sanbabilini: troppe esistenze bruciate in trincea

Maurizio Murelli, che lanciò due bombe a mano nel 1973, reinventa (ma non troppo) la storia di quegli anni bui

Perché scrivere un romanzo su quei giovani neofascisti che nei primi anni Settanta segnarono la storia e il costume dal baluardo di piazza San Babila a Milano? Perché parlare di ragazzi coinvolti in una «impressionante sequenza di violenti scontri fisici spesso sanguinosi, conflitti anche armati e aggressioni subite e perpetrate»?.

Forse per inquadrarli, senza troppi sconti, nel loro mondo di sogni e di ferocia, di utopie e di isolamento, di onore e di incoscienza, di ideologia e di sconfinamenti nella delinquenza comune. Forse per tracciarne un profilo disincantato, dato che, al di là delle fredde cronache «mediatiche e inquisitorie», non rimane nulla di loro se non i delitti commessi e le tombe (ma a volte neppure quelle, come accadde per personaggi come Mammarosa, crepato in un conflitto a fuoco con i carabinieri molti anni dopo San Babila, o Pierluigi Pagliai che andò a combattere in Sudamerica, o Umberto Vivirito che morì durante una rapina per autosovvenzione) che ne segnano il ricordo. Ma, obietterà qualcuno, è un ricordo che vale la pena alimentare? Senza dubbio lo è per Maurizio Murelli, sanbabilino della prima ora (oggi tipografo e editore della rivista Orion e di numerose collane di libri), duro e puro del vero e proprio gruppo politico che animò la piazza perché - come lui stesso specifica - in San Babila coesistevano numerosi gruppi diversi tra loro.

Murelli appartiene alla prima generazione, quella «vera» (ché uscì qualche anno fa anche Avene selvatiche, romanzo osannato dalla sinistra e dai politically correct scritto sotto pseudonimo da uno che c'era), ma il suo Indian Summer '70. C'era una volta San Babila (Aga Editrice, pagg. 387, euro 25, www.orionlibri.net) non vuole piacere al pubblico. È dedicato ai tre personaggi sopra citati, definiti soldati irregolari in una guerra irregolare di cui nessun libro di storia recherà traccia, ed è scritto con una narrazione che l'autore definisce «cruda più che violenta ed effettivamente scorretta, priva di quelle raffinatezze stilistiche che vanno per la maggiore e di cui peraltro non sarebbe capace mancandogli i fondamentali».

Murelli è colto e sempre pronto al dialogo (questo glielo riconoscono anche molti avversari politici), ma viene dalla strada... Protagonista del giovedì nero milanese del 1973, fu condannato a 17 anni e mezzo per il lancio di due bombe in piazza Tricolore che ferirono alcuni agenti. Ha pagato e ora racconta in forma di romanzo all'insegna del «chissenefrega della limacciosa sensibilità dei più»... Una storia di fantasia in cui chi c'era e chi sa può riconoscere facilmente molti agganci con la realtà e i personaggi dell'epoca, anche se Murelli premette che «sbaglierebbe chi tentasse di trovare nella cronaca l'omologo di fatti e persone narrati nel romanzo». Per lui la realtà è uno spunto per usare la propria cultura e la propria psiche, «scardinando l'uscio che separa il cronachistico dall'immaginario».

Così San Babila è uno sfondo che fa da collante ideologico, dopo quarant'anni, alla vita di un gruppo di ultracinquantenni. C'è chi è arrivato (il famoso e ricco notaio), chi cerca ancora l'avventura (il navigatore solitario), chi vive ancora il passato sotto forma di un giudice che ancora oggi gli vieta di vedere il figlio piccolo. Quest'ultimo è Mario, attorno a cui ruota tutta la storia, l'ex sanbabilino che, tra molteplici avventure (tra cui uno scontro multietnico in cui lui si trova paradossalmente dalla parte dei neri contro i razzisti) tutto il vecchio gruppo manderà al diavolo la vita di tutti i giorni per aiutarlo a compiere (o meglio, a non compiere) la sua pazzesca missione. Una vicenda con molti colpi di scena, ma che cura soprattutto le atmosfere e le psicologie. Perché il vero intento di Murelli, a costo di essere un po' pesante, non sta nelle azioni e nei fatti di cronaca, bensì negli scenari, fisici e mentali.

Commenti

simone64

Gio, 23/04/2015 - 10:14

San Babila. Luogo di scontro tra due ideologie fallite in partenza. I sanbabilini ?? Non erano ne' meglio ne' peggio dei loro antagonisti kompagni. Fautori di una rissa generalizzata tra due gruppi miserabili di morti di fame. Dopo essersi massacrati a sprangate e devastato auto di innocenti, dopo che il mondo intero manco li urinava di striscio, questi pseudo combattenti da strapazzo, dove sono finiti adesso ?? A passare i fine settimana nelle loro stamberghe in Valtellina e sulle Dolomiti oppure in riva al mare schifoso di Liguria (la Sardegna no, costa troppo).Questo il risultato dei famigerati anni di piombo italiani......c'è solo da morire dal ridere se non pensiamo a quei pirla delle vittime lasciate sul campo. Grazie di cuore per la pubblicazione

beowulfagate

Gio, 23/04/2015 - 10:48

L'ennesimo "estremista di destra" che fa l'occhiolino alla sinistra.E allora và a vendere il tuo libro nei centri sociali o negli zingarai.Io non te lo comprerò di certo.

Ritratto di fullac

fullac

Gio, 23/04/2015 - 11:51

San Babila ed i sanbabilini, una spina nel fianco di chi ha fatto politica a destra in quegli anni. sono stati un miscuglio di giovani viziati e di malviventi di periferia dediti a consumo/spaccio di stupefacenti, violenza gratuita e vigliacca , furti e rapine, pederasti in vendita , provocatori della polizia o dei servizi. Avene selvatiche ne descrive bene la natura. c'è chi a destra li ha isolati tenendone le distanze e sostenendo ogni giorno le proprie idee nelle assemblee di scuola e nei pasti di lavoro, e che non ha voluto nulla a che spartire con loro. la millantata forza negli scontri è per lo più una lunga serie di vigliacche aggressioni e di "strategiche" ritirate. la storia giudiziaria dei personaggi citati nel libro è storia di reati penali non politici, per uno che nel fascismo ci ha creduto veramente quelli erano nemici come e più dei comunisti...

simone64

Gio, 23/04/2015 - 12:47

Fullac@ mai descrizione fu più illuminante. Questo conferma la mia tesi per cui dietro tutti gli scontri compiuti da questi vigliacchi c'era il nulla più assoluto.strano non leggere commenti di altrettanto "gentaglia" stile retnimare,giantd5,kreiss e runasimi.