Delitto Falcidia: scarcerato il marito

Catania - Il Tribunale del riesame di Catania ha annullato l'ordine di custodia cautelare firmata dal gip Santina Mirabella nei confronti del medico Vincenzo Morici, arrestato il 13 marzo scorso con l'accusa di aver ucciso nel 1993 la moglie, Antonella Falcidia nel loro appartamento di via Rosso di San Secondo a Catania. Il medico è stato scarcerato. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dai difensori di Morici, gli avvocati Enzo e Enrico Trantino e Carmelo Galati. Le motivazioni saranno depositate nei prossimi giorni. I legali avevano sostenuto che su Morici non ci sono sufficienti indizi di colpevolezza e che in ogni caso non sussistono esigenze cautelari dato il lungo tempo trascorso dal delitto. Antonella Falcidia, anche lei medico, venne massacrata a coltellate e finita con un bisturi il 4 dicembre del 1993.

La svolta nelle indagini, nelle scorse settimane, era venuta da accertamenti scientifici che avevano rilevato sulle fotografie di un divano insanguinato scattate subito il delitto, una piccola scritta formata dalle lettere «Enz»: secondo al Procura di Catania, la parola stava a indicare «Enzo», il diminutivo di Morici, e sarebbe stata tracciata con un dito intriso nel sangue dalla stessa vittima, per accusare così il marito. Inoltre, recentemente un testimone ha modificato le sue precedenti dichiarazioni e ha spostato di 20 minuti, dalle 22.30 alle 22.10, l'ora in cui la sera del delitto vide partire Morici da Agira (Enna), nel cui ospedale lavorava. I 20 minuti aggiuntivi, secondo le tesi dell'accusa, sarebbero un lasso di tempo sufficiente a Morici per arrivare da Agira a Catania e assassinare la moglie.

Gli avvocati: accuse inesistenti «Le nostre percezioni erano fondate sugli atti processuali e deponevano a nostro avviso non su una inconsistenza, bensì su un'inesistenza di elementi seri d'accusa a carico del dottor Vincenzo Morici». Lo ha affermato l'avvocato Enrico Trantino, uno dei legali del medico accusato di avere ucciso la moglie, commentando la decisione del Tribunale del riesame di scarcerare il suo assistito. «Sul caso c'è stata tanta suggestione e null'altro - ha aggiunto il penalista - noi abbiamo opposto elementi molto più seri che orientavano le indagini verso altro soggetto di sesso femminile senza che mai sia stato compiuto alcunchè dalla Procura, nè nella prima indagine, nè adesso. Dunque - ha concluso l'avvocato Trantino - abbiamo opposto delle circostanze serie e fondate molto di più quanto fossero evanescenti gli elementi e congetture così come le ha chiamate la stessa procura a base della misura cautelare».