Pop Vicenza, la rabbia dei soci per i milioni a Zonin e manager

Uno all'ex presidente e 4,6 all'ad. Ma dipendenti senza premi da 5 anni

Ancora rabbia all'assemblea della Popolare Vicenza, riunitasi per la seconda volta in meno di un mese per approvare il bilancio 2015, chiuso con una perdita di 1,4 miliardi, e le politiche di remunerazione del management, segnate da una pioggia di buonuscite per i vecchi dirigenti indagati e di bonus per i nuovi entranti. L'afflusso è meno consistente ma molti dei soci - circa 1.300 di persona e 3.300 con le deleghe - hanno continuato a manifestare la loro indignazione per un cda composto per due terzi da consiglieri già in carica sotto la gestione dell'ex presidente Gianni Zonin, sotto indagine per aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza. A rendere la giornata più amara, è stata la bocciatura dell'azione di responsabilità chiesta da Renato Bertelle, a capo di un gruppo di piccoli soci, e dal rappresentante del Codacons Veneto, Franco Conte. Il sì di 1.346 soci è pari solo al 38,05% del capitale presente, mentre al no di 169 soci, pari al 18,65% del capitale, si sono saldati i 1.357 astenuti (43,29%). L'assemblea ha invece approvato sia il bilancio, sia le politiche di remunerazione (72,7%). Ma i compensi milionari della dirigenza sono stati l'ennesimo boccone amaro. Un milione per Zonin, 4,6 milioni per l'ex a.d Samuele Sorato, buonuscite complessive per 5,2 milioni e bonus di entrata per 2,7 milioni, di cui 1,8 milioni per l'ad Francesco Iorio che, in soli sette mesi, ha incassato 2,7milioni. Per il vertice sono stati spesi 16,7 milioni, il 52% in più del 2014. «Vergogna» ha detto Giuliano Xausa della Fabi, ricordando che i dipendenti non percepiscono il premio di produttività da cinque anni. «La maggior parte di noi è rovinata, prendiamoci le tenute di Zonin» ha arringato una pensionata. Iorio ha giustificato il suo compenso con la rinuncia a bonus già maturati, la firma di un patto di retention (fidelizzazione) e l'addio a un incarico importante (dg di Ubi Banca). Archiviato il bilancio 2015 la banca ha di fronte un mese decisivo, tra aumento e quotazione in borsa. «Credo che Unicredit tenga fede a quello che in qualche modo è stato concordato» ha detto Iorio escludendo defezioni da parte del garante dell'aumento.