Inchiesta appalti EnavArrestato l'ad PugliesiIndagato il tesoriere Udc

<p><cite></cite>Arresti per gli appalti Enav: manette all'ad Guido Pugliesi (ai domiciliari), Manlio Fiore direttore commerciale di Selex e Marco Iannilli, del "gruppo Mokbel"</p>

I carabinieri del Ros hanno arrestato tre persone e perquisito negli uffici dell’Enav e nelle abitazioni di alcuni dirigenti dell’Ente nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti Enav. Agli arresti domiciliari è finito Guido Pugliesi, amministratore delegato dell'ente che si occupa di servizi del traffico aereo, mentre il gip Anna Maria Fattori ha disposto il carcere per il direttore tecnico di Selex Sistemi Integrati Manlio Fiore e per il commercialista del cosiddetto "gruppo Mokbel" Marco Iannilli.

Il gip nelle ordinanze parla di "un sistema che seleziona i componenti degli organi di società direttamente o indirettamente riferibili allo Stato e i loro interlocutori commerciali in base al criterio della loro disponibilità a farne parte nella consapevolezza della illegalità che quello pratica". In questo sistema, inoltre, "le frodi fiscali e gli illeciti finanziamenti ai partiti e a loro derivazioni parlamentari individuano, qualificandole sotto il profilo penale, le condotte che lo realizzano e di cui quello si alimenta per rigenerarsi".

Indagato nell'inchiesta anche Giuseppe Naro, segretario amministrativo dell’Udc per illecito finanziamento ai partiti. Naro, che ha sempre negato ogni responsabilità, è stato tirato in mezzo dal titolare della Print System Tommaso Di Lernia, sentito una decina di volte a partire dalla primavera scorsa dal pm Paolo Ielo. Pugliesi avrebbe accompagnato Di Lernia nell’ufficio di Naro come proverebbe il telefono cellulare dell'imprenditore che risultava agganciato alla cella di via Due Macelli - dove si trova l'ufficio di Naro - e dal passaggio della sua auto nella zona (controllato da telecamere perché a traffico limitato). Di Lernia, che con le sue rivelazioni ha consentito di aprire uno squarcio nel meccanismo degli appalti dell’Enav, avrebbe inoltre riconosciuto Naro durante un interrogatorio attraverso una fotografia. Il 2 febbraio 2010, inoltre, almeno 200mila euro sarebbero stati girati a Naro da Pugliesi e Di Lernia, in accordo con Lorenzo Cola, consulente esterno di Finmeccanica. La somma, in contanti, sarebbe stata versata "senza la deliberazione dell’organo sociale competente e senza l’iscrizione della erogazione a bilancio". Il tesoriere dell'Udc ha però commentato: "Si tratta di un atto dovuto da parte dei magistrati, nella cui serietà confido totalmente". Fiducioso "nella magistratura e in Naro" anche il leader di Udc, Pierferdinando Casini.

Di Lernia avrebbe inoltre pagato una tangente da un milione di euro a quattro dirigenti dell’Enav i cui uffici sono stati perquisiti questa mattina e a cui sono stati sequestrati documenti. I quattro sono indagati e nei confronti di alcuni di loro si ipotizza il reato di corruzione.

Tra i nomi spunta anche quello di Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle relazioni esterne del gruppo Finmeccanica, per il reato di illecito finanziamento ai partiti. Per quest'ultimo, però, il gip si è rifiutato di firmare l'ordinanza d'arresto chiesta dai magistrati. L'accusa in questo caso si riferisce alle presunte irregolarità nella compravendita della barca del parlamentare Marco Milanese da parte della società Eurotec di Massimo De Cesare. Stando al capo di imputazione contenuto nell’ordinanza firmata dal gip Anna Maria Fattori, De Cesare, in accordo con Di Lernia e Cola e con la mediazione di Fabrizio Testa (ex consigliere Enav) avrebbe dato al deputato del Pdl 224mila euro "senza la deliberazione dell’organo sociale competente e senza l’iscrizione della erogazione a bilancio".

Nel suo interrogatorio, inoltre, Lorenzo Cola disse di aver proposto a Pierfrancesco Guarguaglini, presidente Finmeccanica "di chiedere un’anticipazione sul rinnovo delle cariche al settembre 2010 utilizzando il più stretto rapporto che si era realizzato con il ministro Tremonti". Dato che questo era molto impegnato, Cola cercò un collegamento con "un uomo di fiducia del ministro individuato nell’onorevole Milanese", come si legge nell'ordinanza.

Per Manlio Fiore e Marco Iannilli, invece, il reato contestato è quello di emissione di fatture relative a operazioni inesistenti tra il 2009 e il 2010.