L'Fbi fa chiudere i battentia MegaUpload e MegaVideo

Il popolare sito di streaming e condivisione dei contenuti è stato bloccato dalle autorità statunitensi. Il proprietario e altre quattro persone accusate di violazione del diritto d'autore e riciclaggio di denaro

Un duro colpo per gli aficionados dello streaming di film e serie televisive. Ma anche un attacco diretto a chi, in barba alle norme sul copyright utilizza la rete per "evitarsi" l'acquisto di cd, o dvd. L'Fbi, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha blindato le pagine di Megavideo e Megaupload.

Chiude i battenti quindi uno dei principali siti dedicati allo streaming e alla condivisione di contenuti, così come l'archivio sterminato del sito al quale, va da sè, non si potrà più avere accesso. A guidare l'azione dell'Fbi contro il sito non sarebbe stato solo il tentativo di mettere la parola fine allo sfruttamento illegale di opere coperte dal diritto d'autore, ma anche un accusa di riciclaggio di denaro di provenienza illecita, che riguarda il fondatore, Kim Schmitz, per gli amici "Dotcom" (punto com) e altre quatto persone, fermate in Nuova Zelanda su richiesta degli Stati Uniti.

La chiusura dei due siti non ha mancato di generare opinioni diametralmente opposte nel mondo del web. E la risposta, da parte di alcuni hacker, non si è fatta attendere. Con un annuncio via Twitter, persone legate ad Anonymous, hanno dato il via all'operazione #OpMegaUpload, che ha reso irraggiungibili - in pieno stile Anon - i siti del dipartimento di Giustizia statunitense, della casa discografica Universal, della Recording Industry Association of America (Riaa) e della Motion Picture Association of America (Mpaa). Un'azione che sembra rifarsi anche alle recenti proteste contro la proposta al congresso statunitense di due leggi anti-pirateria: SOPA e PIPA, che proprio nella Riaa trovavano uno dei sostenitori più convinti.

Poco prima di essere chiuso, un comunicato pubblico diffuso da Megaupload negava le accuse relative alla violazione del copyright, definite ridicole. Secondo il sito la maggior parte del traffico generato sarebbe legale. Una difesa difficile da ritenere valida. Megaupload, che si può definire come un archivio di file - spesso troppo pesantida inviare via mail - nasconde dietro una parvenza di legalità un giro di contenuti coperti da diritto d'autore. Il sito guadagna dalla pubblicazione di pubblicità sulle proprie pagine, e dalla vendita di "abbonamenti" agli utenti e si mette legalmente al riparo rifugiandosi dietro l'impossibilità di controllare la mole di materiale contenuta negli archivi.

E il Dipartimento di Giustizia contesta proprio questo a Megaupload, la riproduzione e distribuzione illegale di "materiale protetto da copyright, tra cui film - anche prima dell'arrivo in sala - musica, programmi televisivi, libri elettronici e software", celata dietro un servizio apparentemente legale.