Bresso, negozi in crisi e grandi incompiute La sinistra ora vacilla

Centrodestra alla carica del fortino «rosso» Battaglia alla metrotramvia e alle vasche

Parte dal tabaccaio di via don Sturzo, il nostro viaggio a Bresso, il comune del nord milanese più densamente abitato della Lombardia fino al 2011. Roccaforte del centrosinistra, che qui governa da un ventennio esatto, e che ora la coalizione del centrodestra guidata da Simone Cairo si prepara ad espugnare. Gestito da gennaio da una famiglia di cinesi, storica in città, il tabaccaio è finito la settimana scorsa nel mirino dei malviventi, come molte altri negli ultimi mesi, che hanno portato via 15mila euro in beni. Tutte le saracinesche sono abbassate sotto i portici, tranne quella del supermercato gestito da un egiziano: «Qui i piccoli negozi durano pochissimo, eppure siamo in un quartiere ricco, abitato per lo più da professionisti in pensione, molti dei quali sui novant'anni. Ci sarebbe quindi bisogno di negozi di vicinato, ma la concorrenza con la grande distribuzione è schiacciante». Un terzo della popolazione di Bresso, che sta conoscendo un processo di rapido spopolamento - si è passati dai 32mila abitanti del 1981 ai 25mila del 2011 - è over 65. Uno dei grandi temi è dunque la vita quotidiana degli anziani che si declina appunto tra la necessità di avere negozi sotto casa, luoghi di socialità, l'ampliamento della casa di cura che conta 90 posti letto, la manutenzione quotidiana delle strade e dei marciapiedi, una maggiore percezione di sicurezza.

Tra le difficoltà che devono affrontare i negozianti le regole per le nuove aperture che prevedono, per esempio, l'obbligo di avere un parcheggio. Altro grande problema per il commercio è la metrotramvia Milano - Bresso - Desio - Seregno che rischia di tagliare in due via Vittorio Veneto. Il disegno dell'infrastruttura, infatti, prevede una corsia riservata per il tram e pochissimi attraversamenti. Tradotto: la morte del commercio. Il progetto osteggiatissimo dagli esercenti, preoccupati da quanto successo a Niguarda, dove hanno chiuso 60 negozi, e a Cinisello Balsamo, è sostenuto solo dal sindaco uscente Ugo Vecchiarelli (Pd) che si candida anche per il prossimo mandato, sostenuto da Pd, Lista Manni, Sinistra Unita Bressese e della lista civica Bresso C'è. Un'opera che forse, almeno nelle intenzioni dell'opposizione, si potrebbe ancora fermare dal momento che, benchè sia stata approvata 8 anni fa, ha visto il progetto esecutivo solo qualche settimana fa.

Tra le grandi incompiute di Bresso si contano anche la riqualificazione dell'ex Iso Rivolta, la nota fabbrica automobilistica. Costata 5,5 milioni di euro, ha portato al recupero della metà dei capannoni, che ora ospitano solo l'ufficio postale, e la ristrutturazione dell'ex Ghiacciaia in centro culturale, costata un milione di euro e già chiusa per infiltrazioni. Il bilancio del Comune porta il segno -26,5 milioni di euro di mutui per opere pubbliche che non hanno visto la luce. E dire che il palazzetto dello sport, avrebbe bisogno di essere completamente ristrutturato, se non addirittura abbattuto e ricostruito. Così com'è, infatti, non è certamente adatto ad ospitare le squadre come la Polisportiva, la maschile di pallavolo che gioca in serie B e la Domus Bresso, la squadra di calcio a 5 di serie B che ha lasciato la cittadina appunto. Le altre associazioni sportive lottano per avere a disposizione qualche ora nelle palestre scolastiche, sistemate in qualche modo, per potersi allenare.

Altra grande sfida per la nuova amministrazione, che si voterà domenica, le vasche di laminazione per le esondazioni del Seveso, che dovrebbero venire costruite a ridosso del condominio di via Papa Giovanni rubando ettari di terreno al Parco Nord. L'opera fortemente voluta da Milano qui viene percepita come una «prepotenza»: per risolvere le inondazioni di Niguarda e l'Isola si costruisce una vasca di cemento armato che dovrebbe ospitare le acqua inquinatissime del Seveso in caso di piena, con enormi disagi per i 5mila residenti della zona, che si sono autotassati per depositare un ricorso al Tar.