Filippo Penati graziato dai Ds Niente richiesta di risarcimento

E alla fine, improvvisamente, all'ultimo momento, i compagni si ricordano che Filippo Penati è uno di loro: e rinunciano a chiedergli i danni. Dopo avere sostenuto per anni che l'ex presidente della Provincia di Milano, ed ex capo della segreteria di Pier Luigi Bersani, con i suoi comportamenti spregiudicati aveva devastato l'immagine del partito, gli ex comunisti ci ripensano, e si sfilano dal processo che vede Penati sul banco degli imputati. «Non ci sono gli estremi per un risarcimento», fa sapere il loro avvocato.

Il partito dei Ds politicamente non esiste più, confluito nel Pd. Ma ha ancora un rappresentante legale, l'ex tesoriere Ugo Sposetti. Ed era stato Sposetti a dare mandato all'avvocato Gianluca Luongo di costituirsi parte civile nel processo aperto a Monza a carico di Penati per corruzione e finanziamento illecito. Lui, Penati, l'aveva presa malissimo: «Non c'è nulla negli atti processuali che motivi questa loro scelta», aveva detto. Aggiungendo: «La storia dei Ds è anche la mia». Una dichiarazione che era suonata quasi come una chiamata in correità. Che il presidente della Provincia rastrellasse soldi non solo per sé ma anche per il partito, d'altronde, lo sostenevano anche i pm Walter Mapelli e Franca Macchia.

Nel processo monzese il ruolo dei vertici romani è rimasto inesplorato, salvo qualche riferimento a Massimo D'Alema buttato lì da un coimputato di Penati, il suo «collettore di tangenti» Renato Sarno. Ieri, a prendere la parola davanti ai giudici doveva essere l'avvocato Luongo, a nome dei Ds. Ma Luongo in aula non si è visto: nessun annuncio formale, ma per via di fatto si è sfilato dal processo facendo decadere per sempre la possibilità di chiedere risarcimenti.