Gli highlander vanno ancora a canestro e a cinquant'anni battono gli Usa a basket

Da Montecchi a Boni, che ha smesso da poco. «Nembo Kid» Riva va in tribuna

Giacomo Iacomino

Vecchietti un corno. Chiamateli piuttosto gli Highlander del basket, visto che gli azzurri hanno battuto gli Usa 54 a 51. Hanno tra i 40 e gli 80 anni. La pancetta è talmente evidente che è inutile nasconderla, anzi è un punto di forza perché utile a spostare gli avversari che non ce l'hanno. Ma attenzione. Ogni battuta sulla loro età è fuori luogo: guai a parlare di corsa con il bastone o di mascherine per l'aria. «Qui l'ossigeno è meglio che arrivi prima al cervello e poi ai polmoni» Antonello Riva una volta era un autentico bomber, è suo il record di punti segnati nella serie A italiana, oltre 14mila in carriera. Oggi però parla da vecchio saggio, pardon, da saggio e basta. «A questa età è facile farsi male. Se la stanchezza ti toglie lucidità è la fine». Siede in tribuna Nembo Kid, verso la fine degli anni '80 è stato tra i grandi protagonisti dell'Olimpia Milano e della Nazionale. A Montecatini però è solo uno dei tanti spettatori, diverse centinaia, che assistono ai Mondiali di MaxiBasket Fimba di Montecatini, in programma fino al 9 luglio. «Ho problemi alle ginocchia ma non volevo mancare. Qui ho tanti amici». Uno di loro è un altro grande ex delle vecchie scarpette rosse, quel Piero Montecchi che con Mike D'Antoni e Bob McAdoo dominava l'Italia e l'Europa a metà degli anni '80. Lui, in campo, al contrario di Riva è sceso. Con la nazionale Over 50, stamattina, impegnata con la Croazia per un posto in semifinale. «Sceso in campo per modo di dire, perché in realtà non ho messo piede in campo -sorride- ma giusto così. Ci sono compagni di squadra che corrono di più. Corrono Diciamo che camminano più velocemente di me». Qualcuno potrebbe chiedersi: che gusto c'è a guardare adulti di mezza età contendersi alla moviola una palla da basket sul parquet? Ce l'ha eccome, invece. E' il sapore della nostalgia. Perché tutto, dallo sport al cinema se riproposto in salsa amarcord, specie di questi tempi, diventa qualcosa di epico, di immortale, roba da «Highlander», per l'appunto. I numeri della kermesse dicono questo. Sono oltre 40mila persone a Montecatini, tra tifosi e partecipanti ai mondiali, 367 partite da giocare per oltre seimila atleti. Tra gli organizzatori del torneo e punto di forza della nazionale Over 50, compagno di squadra di Montecchi, c'è Mario Boni, oltre 10mila punti segnati in carriera, nato in provincia di Milano ma idolo locale per il suo passato in serie A con la squadra toscana. Super Mario gioca ancora tra i professionisti, l'ultima stagione in serie C Silver con la Gilbertina Soresina, squadra cremonese. Ricorda Montecchi: «Con Pittis e Ambrassa a Milano prendevamo spesso in giro Boni e la sua squadra. Perché il loro schema era palla a Mario e poi tutti ad abbracciarlo. Segnava sempre, anche da bendato. Ed è ancora così». Oggi però meglio non abbracciarlo, o perlomeno va fatto con cautela, si rischia di rompergli le costole, l'età in fondo è quella che è. Come detto, dovendo scegliere, meglio l'ossigeno al cervello prima, e ai polmoni poi. «Anche perché ai polmoni ormai non ci arriva più» scherza Riva, 55 anni. Ma mentre osserva i suoi coetanei giocarsi gli ottavi di finale punto a punto con gli Usa, forse lo sguardo un po' lo tradisce. C'è ancora voglia di scendere in campo, dare una mano, d'altronde è andato avanti a giocare fino a due anni fa, in Promozione, a Cantù: «Meglio di no, litigherei con tutti». Già, non è che con la mezza età la voglia di vincere se ne va. In campo, un giocatore americano si lamenta con l'arbitro per un contatto subito da Marco Tirel. Risposta: «Are you a sissy?» Cosa sei, una ragazzina? Mica si scherza con gli highlander del basket.