Solo gli stranieri salvano i saldi: fuori dal centro negozi deserti

Che fossimo un popolo dalle usanze particolarmente contraddittorie era noto, che volessimo tirarci la cosiddetta «zappa sui piedi» un po' meno. L'aumento dell'imposta di soggiorno degli alberghi sembra infatti voler penalizzare proprio chi nelle città ci aiuta, in questa sfavorevole congiuntura economica, a salvare la nostra economia: i turisti. Se non fosse per loro infatti il panorama saldi estivi di Milano, città della moda e del Made in Italy per eccellenza, si omologherebbe in tutto e per tutto a quello negativo dell'intero Belpaese. Dove, sparita completamente la febbre da «inizio sconti» e le file interminabili davanti ai negozi a causa della crisi, i consumi di questo periodo si attestano intorno a un poco rassicurante - 15 per cento. Una debacle che presenta contorni un po' meno tristi solo nelle città turistiche. E in luoghi d'elezione, che devono tutto alla loro (meritata) fama, come il milanesissimo Quadrilatero della moda. Dove le vendite - un'eccezione - tengono o crescono, grazie soprattutto all'apporto di turisti comunitari ed extracomunitari, in particolare arabi, che acquistano Made in Italy e ai buoni sconti sui prodotti «firmati», le cui vendite risultano stabili.
Risultati al ribasso, invece per i negozi delle strade periferiche e semi-centrali, tradizionalmente legati alla clientela residente nei quartieri. Secondo i dati forniti da Confesercenti, infatti, in generale, i clienti milanesi si danno a uno shopping molto più attento di un tempo anche durante il periodo dei saldi estivi: acquistano volentieri scarpe e i capi fondamentali per il rinnovo del guardaroba, approfittando degli alti sconti di partenza. Ma sembra ormai tramontato il tempo delle pazzie, le estati in cui si comprava un po' di tutto, anche ciò che non era strettamente necessario, purché il prezzo fosse allettante. Diminuiscono quindi i clienti «occasionali», cioè non fidelizzati, che acquistano attirati dagli sconti.
In generale, vendono comunque meglio i capi nelle fasce di prezzo medio-basse e low-cost, mentre soffrono i capi «premium», cioè rivolti a chi può spendere un po' di più. I clienti cercano soprattutto camiceria e pantaloni, mentre perdono appeal gli accessori come borse e cinture, soprattutto se di costo non contenuto. Tra le categorie merceologiche che mostrano una miglior tenuta c'è la moda giovani: i genitori - spiegano i commercianti - preferiscono tagliare la propria spesa per l'abbigliamento piuttosto che quella dei figli.