Il nucleare torna ufficialmente nell’agenda energetica italiana. Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, già passato alla Camera lo scorso giugno. Il testo affida ora al governo il compito di costruire il nuovo quadro normativo attraverso uno o più decreti attuativi, da adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge. Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è “una giornata storica per l’Italia” e “le prime centrali nel 2033-2034″. L’obiettivo dell’esecutivo è riportare il nucleare accanto alle rinnovabili, con l’idea di ridurre la dipendenza energetica dall’estero, rendere più stabile il costo dell’energia e accompagnare il percorso verso la decarbonizzazione. “Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo nucleare e portare in Italia l’energia del futuro”. Il voto però è solo il primo passaggio. Il lavoro vero comincia adesso, con i decreti che dovranno stabilire regole, autorizzazioni, controlli e condizioni per l’ingresso delle nuove tecnologie nucleari nel sistema italiano. Nel suo intervento al Senato, il ministro ha richiamato proprio la necessità di affrontare il tema con “serietà, responsabilità e rigore scientifico”, legandolo alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla volatilità dei mercati energetici. Soddisfatta si dice anche Forza Italia. La presidente dei senatori azzurri, Stefania Craxi, parla di “un passo importante per il futuro energetico del Paese” e indica, anche lei, nel nucleare di nuova generazione uno strumento per aumentare l’indipendenza energetica e proteggere famiglie e imprese dalle oscillazioni dei prezzi.
Curiosità scientifiche
C’è poi un secondo fronte, molto diverso perché scientifico e ancora lontano dalla produzione commerciale di energia, quello della fusione. Se la fissione divide nuclei pesanti, la fusione prova a ottenere energia unendo nuclei leggeri, replicando il meccanismo che alimenta le stelle. La ricerca internazionale punta da anni a trasformare questo principio in una fonte utilizzabile su larga scala, ma il percorso resta sperimentale. Il progetto simbolo è Iter, in costruzione a Cadarache, in Francia, con la partecipazione di Unione europea, Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Russia. L’Italia gioca una propria partita anche a Frascati, dove sta prendendo forma il Dtt, Divertor Tokamak Test. La macchina, promossa da Enea insieme a Eni, università e centri di ricerca, servirà a studiare uno dei nodi più delicati dei futuri reattori a fusione: la gestione degli enormi flussi di calore prodotti dal plasma. L’investimento supera i 600 milioni di euro e le ricadute economiche e occupazionali vengono stimate in circa 2 miliardi. Nel 2026 sono partiti anche i lavori preparatori per gli edifici che ospiteranno il complesso. Sono dunque due percorsi diversi che avanzano in parallelo. Quindi da una parte troviamo il ritorno del nucleare nel quadro legislativo italiano, dall’altra c’è la ricerca sulla fusione, ancora proiettata su tempi più lunghi ma già capace di mobilitare investimenti, industria e ricerca. Con il voto del Senato, il confronto sul nucleare cambia decisamente fase.
