"Un Superstudio maxi Farò di Moncucco la nuova zona Tortona"

La regina del Fuorisalone trasformerà un'ex fabbrica in un polo creativo di 10mila metri

Con il Superstudio 13 ha creato la Cinecittà della moda, con il Superstudio Più ha dato il via al fenomeno del Fuorisalone. Ora (a 40 anni dal primo e a 20 anni dal secondo) Gisella Borioli esce dalla «sua» Zona Tortona per adottare una nuova periferia: Zona Moncucco, fra Romolo e Famagosta. Qui, ad aprile 2020, in piena Design Week, sorgerà il Superstudio Maxi: un nuovo centro multiculturale di 10mila metri quadri, un «polo delle passioni dove i desideri della gente, che stanno cambiando, si possano concretizzare». La nuova fabbrica della creatività prenderà il posto di un'ex fabbrica metalmeccanica: «diventerà la sala espositiva privata più grande al mondo» e cambierà la faccia e il destino di un altro quartiere periferico. Perché quando nel 1980 Gisella Boiroli e il marito Flavio Lucchini crearono il Superstudio 13 anche Zona Tortona era periferia.

Quella di Moncucco sarà la nuova zona Tortona?

«È una zona con enormi potenzialità, che fino a 30 anni fa era campagna. I tanti magazzini e le piccole industrie che si stanno svuotando sono una risorsa. Noi non avevamo intenzione di aprire un altro spazio, anche se come tutti i milanesi innamorati di Milano abbiamo apprezzato la volontà dell'amministrazione di valorizzare le periferie. Poi un giorno mio nipote Tommaso, che ha 27 anni, ci ha proposto questo posto. Lui, un millenial, ha portato una visione diversa, ma il progetto è nato per caso. Come nel 1980».

Racconti.

«Mio marito e io lavoravamo in Condè Nast, quando l'abbiamo lasciata eravamo convinti che con la moda che stava nascendo c'era bisogno di un polo dove potessero trovar casa i fotografi, giornalisti, modelle, stylist, registi di sfilata... così è nato il primo Superstudio con 13 studi fotografici e tanti servizi. Nei primi 20 anni abbiamo fatto cambiare la zona piano piano, poi sono arrivati tutti: gli stilisti, gli showroom, le agenzie...».

E nel 2000 avete fatto un'altra rivoluzione culturale.

«La comunicazione cominciava a cambiare. Non bastavano più le foto dei giornali e la pubblicità: c'era voglia di comunicazione integrata, con video, sfilate, presentazioni. Mio marito e io cercavamo un nuovo spazio di mille metri quadri, poi comprammo 17mila metri nella seconda tratta di Via Tortona, indebitandoci! Uno spazio dove creare video, aprire ai giovani creativi».

E ora scommettete su una nuova zona?

«Moncucco, che è in una posizione strategica e a soli 7 minuti da Tortona, ha bisogno di vitalità, voglio portare qui i passion days: weekend dedicati alle passioni, fiere conviviali con tutte le cose che interessano alla gente, dal cibo al benessere all'arte. Avremo la piazza privata più grande di Milano, e la libertà di fare scelte controcorrente. Immagino che in 2 o 3 anni la vitalità che siamo riusciti a portare in Tortona arrivi anche qui».

È vero che la facciata diventerà un'opera d'arte?

«L'edificio fa parte dell'identità di Milano, lo risaneremo mantenendo la struttura. La facciata sarà un cappotto termico nonché una scatola bianca: vorremmo organizzare una biennale per trasformarla a seconda degli artisti che inviteremo. Il primo Flavio Lucchini, perché ci piaceva che lui, il fondatore, lasciasse il segno con quella che sarà probabilmente la sua ultima iniziativa».