Burundi regime inarrestabile e sparizione di giornalisti

In Burundi il regime di Nkurunziza si oppone all'intervento dei Caschi blu e aumenta le violenze nei confronti dei media, i giornalisti sono sempre più perseguitati

Il Burundi è alla deriva. Il paese africano dall'aprile 2015 è travolto da una violenza totalizzante e più il tempo passa più la situazione è drammatica dal punto di vista sociale, umanitario ed economico. La crisi che sta affliggendo Bujumbura ha preso il via nell'aprile 2015 quando il presidente Pierre Nkurnziza decise di candidarsi a un terzo mandato presidenziale, violando così la Costituzione. Immediate scoppiarono le proteste della cittadinanza nelle strade del Paese, ma a queste fece seguito una repressione totalitaria da parte del governo che diede il via ad una serie di arresti arbitrari, persecuzioni degli oppositori politici ed esecuzioni sommarie che ancor oggi non cessano.

Il regime burundese è infatti accusato di aver torturato oppositori, è stata denunciata la presenza di fosse comuni nella periferia della capitale e la crisi ha portato alla fuga di 250mila persone che hanno cercato rifugio in Congo, Tanzania e Ruanda.

Difronte alla realtà che sta affliggendo l'ex colonia belga il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, a luglio, ha approvato la risoluzione 2303, presentata dalla Francia, che prevede l'invio di 228 Caschi Blu. Nkurunziza si è opposto a questo intervento internazionale, così come si era opposto all'invio di un contingente di 5mila uomini dell'Unione Africana a inizio anno.

Per colpire il regime e cercare di persuaderlo ad accogliere osservatori internazionali e forze di peacekeeping, l'Unione Europea ha allora interrotto il supporto economico al governo di Bujumbura ,che dipende per il 60% dagli aiuti internazionali, aggravando così la già precaria situazione economica.

Nonostante ciò le violenze da parte delle milizie filo governative, gli Imbonerakure, non cessano e neppure le recrudescenze del partito al potere il CNDD-FDD, che ha stretto sempre più il cappio intorno al collo dei giornalisti.

I media erano già finiti nel mirino della repressione,(Fosse comuni e giornalisti europei arrestati: è orrore in Burundi) ma nelle ultime ore la situazione si è ulteriormente aggravata. Da quindici giorni è infatti scomparso Jean Bigirimana, cronista del giornale IWACU e dell'agenzia Info Grands Lacs e si teme che sia detenuto a Bujumbura nelle mani dei servizi segreti. Boaz Ntaconayigize, giornalista di Radio Bonesha FM, in esilio a Kampala, è stato invece accoltellato, nella capitale ugandese, da quattro uomini che fonti locali presumono essere collegati al regime di Nkurunziza. Nestor Ndayitwayeko, di Info Grands Lacs è stato vittima di un pestaggio da parte di forze della polizia nel sud del Paese, mentre Julien Barinzigo, corrispondente di Oximity News è in carcere da 51 giorni con l'accusa di ''oltraggio al capo di Stato''.

Il clima di terrore e l'affossamento di ogni verità sembrano essere quindi diventate le priorità dell'agenda politica di Nkurunziza, ormai determinato a trasformare il Burundi nel Paese della pura tenebra, senza più cuore.

Commenti

ArturoRollo

Sab, 06/08/2016 - 19:25

La crisi in Burundi nasce in primis dall'atavico conflitto fisico/tribale tra I due maggiori ceppi etnici sub sahariani: Bantu e Nilotici e a seguire - nello specifico - dalla declinazione di questa formula: Watutzi 14%, Twa 1% e Wahutu 85%. Nkurunziza e' un Hutu. Gli indigeni originari sono I Twa (Pigmei)...sia Watutzi (scesi dall' Abissinia 500 anni fa in cerca di pascoli) che gli Wahutu (agricoltori originari dell' East Congo - Kivu)sono degli impostori. Zeffire', kumbe wazungu hakujua maneno ja Usumbura :)

Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Dom, 07/08/2016 - 11:36

Ma chi li ha messi insieme in un unico Stato?

Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Dom, 07/08/2016 - 11:39

Toh nel Burundi sono quasi tutti Cristiani! Di Islamici solo l'1%!!!Ma allora anche i cristiani si scannano tra di loro per ragioni di potere!