Halili Elmahdi voleva colpire l'Italia con un Monster Vbied?

"Halili stava studiando come preparare un camion per compiere un attentato". Il mezzo pesante garantisce un immediato grado di sopravvivenza contro le armi delle forze di polizia.

Halili Elmahdi, il 23enne marocchino, naturalizzato italiano, arrestato ieri dalla Digos di Torino, voleva realizzare un camion bomba per colpire probabilmente l’Italia. Durante la perquisizione nella sua casa di Ciriè, dove era residente, è stato reperito materiale di propaganda ed inneggiante alla Jihad e diversi manuali.

Bilanciare le forze: l’attentato

Il terrorismo è un fenomeno lucidamente razionale, all'interno di una più ampia strategia di comunicazione politica coercitiva, dove la violenza viene usata nella deliberata creazione di un senso di paura per influenzare un comportamento e un determinato gruppo di destinatari. L'illusione di una tattica indiscriminata è essenziale per colpire psicologicamente coloro che sono sfuggite alle conseguenze fisiche di un attacco terroristico. Queste risposte comportamentali per massimizzare l'utilità negli ambienti strategici dinamici, sono riconducibili ad una logica strumentale alla base dei piani di azione. La razionalità procedurale spiega come il terrorismo è il prodotto di un'analisi logica del costo-beneficio, dell'utilità prevista e delle strategie coercitive all'interno di una serie limitata di opzioni disponibili per i gruppi politici non statali. Possiamo quindi affermare che l’attentato terroristico in se è un’azione razionale sorprendente che bilancia immediatamente le forze con il nemico (lo Stato) in un arco temporale strettamente limitato.

La fine del ciclo fisico

Scindiamo la realtà dalla credenza popolare: la distruzione convenzionale non equivale alla sconfitta ideologica.

Non è corretto affermare che le perdite territoriali in Iraq e Siria hanno interrotto la produzione jihadista sulla rete. È invece cambiato il registro mediatico per sostenere la transizione da organizzazione ribelle con sede fissa a rete terroristica clandestina dispersa in tutto il globo. Fin dal 2014 l'Isis ha pianificato la perdita dei suoi territori conquistati per concetti che richiamano chiaramente la tattica asimmetrica applicata ad una guerra lampo di conquista contro preponderanti forze nemiche (quindi l’incapacità di materiale di mantenere nel tempo i territori). Per il terrorismo jihadista il territorio fisico in senso stretto è un’idea, mentre le sconfitte sono semplicemente prove per determinare la fede di un vero credente. La realizzazione delle aspirazioni ideologiche sono molto più importanti della gestione permanente di qualsiasi pezzo di terra. Gli atti ritenuti controintutivi dall'Isis sono ingranaggi di una strategia guidata che privilegia la longevità concettuale alla presenza fisica. E’ altresì sbagliato, infine, considerare l’eliminazione fisica delle figure principali del movimento come essenziale per interrompere la profondità strategica digitale. La sfera di influenza della strategia del terrorismo è nel campo psicologico.

La nuova campagna mediatica dell’Isis: “Noi siamo a casa vostra”

Il collasso fisico del califfato non ha influenzato la macchina di propaganda del gruppo, forza trainante dietro l'ascesa dello Stato islamico. I terroristi utilizzano una guerriglia mediatica sfruttando diverse piattaforme social e coltivando una rete globali di simpatizzanti per amplificare i messaggi ufficiali e pubblicare i propri contenuti filo-islamici. Dopo la caduta di Raqqa, i Media Operative sparsi per il globo hanno intensificato la produzioni dei messaggi per sopperire alla ridotta produzione mediatica ufficiale. La macchina mediatica dell’Isis è stata progettata per garantire una persistenza temporale anche dopo la fine del ramo principale. Il selfie del jihadista a New York ad esempio, faceva parte di una campagna di incitamento (tradotta in diverse lingue) iniziata nelle settimane precedenti il ​​Natale e proseguita fino ai primi di gennaio. Frasi come “Noi siamo a casa vostra” rientrano nella tipica narrativa utilizzata dai terroristi con duplice obiettivo di rafforzare la coesione del gruppo e creare un imperativo morale per il cambiamento, inquadrando esattamente gli avversari. L'obiettivo principale di un attentato è quello di suscitare la paura nella popolazione colpendo un target. I terroristi instillano la paura sfruttando la copertura mediatica intesi come moltiplicatori di forze nel tempo. L’obiettivo di un attacco terroristico è quindi simbolico, raramente strategico. La violenza intenzionale è utilizzata per pubblicizzare l’attentato, concentrare l'attenzione sui problemi sostenuti da un gruppo che sono stati ignorati o meno apprezzati dagli altri. Il terrorismo funge quindi da atto comunicativo.

Analizziamo le dichiarazioni del questore di Torino Francesco Messina e del capo della Digos Carlo Ambra.

“Halili identificava soggetti che potessero agire come lupi solitari”.

I lupi solitari sono gli strumenti del gruppo mediaticamente più avanzato mai esistito nella storia del terrorismo. Lo Stato islamico ha perfezionato l’utilizzo di internet, ottimizzando una macchina della propaganda pronta ad attivarsi per esaltare le gesta di un attentato nel mondo. Il simpatizzante compie la strage, l’Isis ottiene uno spot di portata globale. Chiunque, senza alcuna particolare abilità, ma solo con una volontà di ferro, potrebbe uccidere la gente e farsi ammazzare, partecipando al macabro rituale degli omicidi. La maggior parte non ha nemmeno bisogno di una motivazione individuale. Una volta avvenuto l’attacco, lo Stato islamico se ne appropria, ponendo il proprio sigillo, glorificando gli esecutori che hanno raggiunto il martirio per quella jihad senza fine contro i miscredenti. La rete fa il resto. Romanzando il successo del terrore lo si rende accessibile a chiunque. Il terrorista della porta accanto, nonostante possa ricevere un indottrinamento sul campo, non potrà mai essere considerato alla stregua di un soldato, ma ha dalla sua l’anonimato e quella capacità di essere insospettabile.

“Tra i documenti sequestrati, i sermoni di Anwar al Awlaki e Abu Mohammed Al Adnani”

Perché Anwar al Awlaki?

Gli attacchi contro i civili erano già stati invocati dal terrorista Anwar al Awlaki, ancora oggi una delle figure più carismatiche di al Qaeda, sulla rivista Inspire. Influenzato dalle opere di Sayyid Qutb, ideatore del pensiero jihadista anti-occidentale, Anwar al Awlaki divenne in poco tempo il principale cultore della linea fondamentalista ad oltranza. Scrisse numerosi saggi che possono definirsi come la guida per gli estremisti di matrice islamica, una sorta di bibbia del lupo solitario che si consacra al martirio. Capì la fondamentale importanza di internet come strumento per diffondere la cultura anti-occidentale e reclutare nuove cellule, aprendo un blog, una pagina Facebook, una canale Youtube e divenendo il primo editorialista della rubrica di al Qaeda, Inspire.

Perché Abu Mohammed Al Adnani

Abu Mohammad al Adnani, portavoce dell’Isis ucciso il 30 agosto del 2016, nella primavera del 2014 annunciò una direttiva rivolta ai militanti sparsi nel mondo: “Quanti non sono in grado di realizzare un IED, potranno sempre spaccare la testa dei crociati con una pietra, macellarli con un coltello o travolgerli con l’auto”. Proprio al portavoce dell’Isis si deve la prima reinterpretazione della teologia islamica. Al Adnani ha gettato le basi della nuova mentalità radicale islamista sostenendo la liceità e la natura obbligatoria della jihad nel Ramadan. Nel primo discorso, Abu Mohammed Al Adnani ha decontestualizzato le classiche prescrizioni del Corano per garantire un supporto religioso ad omicidi e missioni di martirio.

Le differenza con al-Qaeda

A differenza di al Qaeda che propende per operazioni scrupolosamente pianificate, l'Isis ha fin da subito incoraggiato chiunque nel prendere le armi in suo nome, utilizzando la più complessa ed efficace campagna di reclutamento sui social mai creata da un gruppo terroristico.

“Halili stava studiando come preparare un camion per compiere un attentato”

Nel numero invernale di Inspire, magazine di al Qaeda pubblicato il 24 dicembre del 2014, si spiega che l’attentato in se non deve essere visto come la semplice detonazione di un ordigno, ma come uno strumento che possa danneggiare l’economia del nemico. Per la prima volta viene pubblicata la teoria della Neurotmesi (Tagliare i nervi e isolare la testa dal corpo) e si espone il concetto della falciatrice finale.

”L'idea è quella di utilizzare un camioncino come falciatrice. Non per tagliare l'erba, ma per falciare i nemici di Allah”. Nel quarto numero della rivista Rumiyah (Isis), si fa riferimento proprio ai veicoli per compiere attentati.

“Utilizzate i camion come armi per colpire gli infedeli. Un camion di medie dimensioni non desterà sospetti, ma infliggerà più danni di un caccia militare. Un veicolo lanciato ad alta velocità durante un evento di richiamo per i non credenti, farà una carneficina”.

Il binomio veicoli-coltelli

“I veicoli sono come i coltelli in quanto estremamente facili da acquisire. Ma a differenza dei coltelli, che se trovati in possesso possono destare sospetti, un veicolo non suscita assolutamente alcun dubbio a causa del loro uso diffuso nel mondo. Pur essendo parte essenziale della vita moderna, pochi comprendono la capacità mortale e distruttiva di un veicolo a motore. Un camion di medie dimensioni sarebbe l’ideale, evitate le piccole vetture ed i SUV. Diversi i bersagli: raduni politici, mercati all'aperto e festival. L’attacco di Nizza, in Francia, ha superbamente dimostrato le capacità mortali di un mezzo lanciato nella folla. Mohamed Salmene Lahouaiej-Bouhlel ha ucciso 86 persone, ferendone altre 434”.

La tattica di falciare le persone, non necessita di una preparazione particolare ed è alla portata di chiunque. E' spesso eseguita da un singolo attore, probabilmente spontaneo. Gli attentati rudimentali, come un mezzo trasformato in ariete e scagliato contro la folla (ben nota in Israele), sono molto apprezzati dai militanti per la loro letalità. Sono state proprio le città ad alterare il paradigma delle minacce ed a richiedere un nuovo approccio dei militanti per colpire gli obiettivi non prioritari. Il terrorismo, per sua natura, ha la capacità si scardinare gli schemi classici, generando insicurezza costante, modificando e plasmando lo status quo che la società conosce.

Cosa stava progettando Elmahdi Halili?

In base alle informazioni diramate dalla Digos e dalla Questura di Torino, appare evidente che Elmahdi Halili traesse ispirazione dal pensiero jihadista anti-occidentale, ritenendo sia Anwar al Awlaki (al Qaeda) che Abu Mohammad al-Adnani (Isis) come dei veri padri spirituali.

"Stava studiando come preparare il camion per compiere un attentato". Associare un ordigno esplosivo improvvisato ad un sistema ruotato è una procedura utilizzata da quasi un secolo. Al Qaeda lo consiglia da anni per colpire l’Occidente. L’Isis ha utilizzato i mezzi pesanti in Europa, ma soltanto come falciatrici, relegando l’impiego dei VBIED ad altri contesti operativi come nell’area mediorientale ed in Asia. 14 anni fa Issa al-Hindi, operativo di al Qaeda catturato in Gran Bretagna, scrisse un documento di 39 pagine (ancora oggi disponibile sulla rete) dal titolo Rough Presentation for Gas Limo Project. L’uomo proponeva la riconversione in VBIED di tre limousine cariche di bombole di gas infiammabile da utilizzare per compiere attentati negli Stati Uniti o in Gran Bretagna.

Il contesto plasma le tattiche, le procedure e le tecniche assimilate negli anni. L’apprendimento militare sul campo è più rapido in risposta alle necessità strategiche piuttosto che a fattori organizzativi. La minaccia dinamica impone una costante rivalutazione dei protocolli di controllo ed accesso e la conseguente dotazione specifica di difesa. Un vehicle-ramming attack richiede particolari protocolli di risposta poiché le armi di piccolo calibro delle forze di polizia non riuscirebbero ad arrestare la minaccia. Il paradigma muta notevolmente in presenza di una formazione di veicoli (non ancora avvenuta in Occidente la protezione balistica del mezzo). La strategia, già testata in Iraq e Siria, prevede un primo VBIED (con componente IED a bordo) utilizzato per sfondare il perimetro difensivo e detonare così da lasciare sgombera l’area. Il secondo VBIED, con un carico esplosivo nettamente maggiore, si dirigerebbe indisturbato verso il punto stabilito. Scenari che impongono una rivalutazione dei protocolli di e risposta armata nell’equazione difensiva. L’equazione di un attentato è sempre dinamica.

Elmahdi Halili ha quindi tentato di realizzare un Monster VBIED?

VBIED livello I

La tattica di lanciare dei tir contro la folla risale agli anni ’20, per una naturale evoluzione asimmetrica dell’autobomba. Con il termine VBIED, acronimo per Vehicle Borne Improvised Explosive Device, intendiamo tecnicamente un Ordigno Esplosivo Improvvisato su un mezzo ruotato. Tale iterazione, esplosivo-mezzo, è considerata di livello I. In quanto statica, non presuppone la presenza di un attentatore suicida a bordo, ma di un semplice autista che abbandona il mezzo nella posizione prescelta. Non associati ad operazioni suicide, questi mezzi di livello I, sono stati ampiamente utilizzati in tutto il mondo, soprattutto in Occidente. L’efficacia di un attentato con VBIED di livello I può essere ulteriormente massimizzata con la presenza di dispositivi secondari a tempo cosi da infliggere perdite anche alle forze militari e di soccorso giunte sulle aree adiacenti dopo la prima detonazione. Per oltre 70 anni (tra gli ultimi quelli delle World Trade Towers nel 1993 ed Oklahoma City nel 1995), i sistemi VBIED di livello I, associati ad una maggiore flessibilità operativa dei sistemi di attivazione, sono stati utilizzati con mortale efficacia. Contro la minaccia di livello I, la possibile permanenza prolungata sul luogo prescelto per la detonazione e l’eccessivo carico rispetto alla portata standard del mezzo.

VBIED livello II

L’evoluzione della minaccia VBIED di livello II avviene negli anni ’80 nell’area Medio orientale. Il mezzo si evolve per scardinare le difese perimetrali nemiche passive e raggiungere l’obiettivo. Nella minaccia VBIED di livello II vi sono due caratteristiche principali: il conducente suicida (S-VBIED dove S sta per suicide) e la presenza a bordo di un certo quantitativo di esplosivo. Tale tecnica, diffusa poi nel resto del mondo come l’attentato avvenuto a Grozny nel dicembre del 2002, è stata poi ottimizzata sulle precedenti esperienze con l’impiego di due o più veicoli. La strategia VBIED di livello II è concepita per colpire le strutture fortificate da diverse posizioni nonostante le perdite subite. Gli attentati avvenuti in Europa rientrano in tale categoria, sebbene manchi la componente IED a bordo. In tale stadio di livello II è presente l’attentatore suicida a bordo che, una volta superate le linee di difese (rivelatesi inadeguate in Europa), lancia il mezzo contro la folla. Contro la minaccia di VBIED livello II, vi è da considerare il principale fattore determinato dalla fragilità del mezzo prescelto che, una volta sfondate le difese perimetrali, verrebbe (o dovrebbe essere colpito) dalle forze sul campo in un tempo ragionevolmente breve. Ciò significa che un mezzo ad uso civile potrebbe anche sfondare le linee di difesa, ma non riuscirebbe a raggiungere il punto stabilito per la deflagrazione degli ordigni esplosivi che potrebbero anche essere colpiti e, quindi, detonare.

A Londra la prima mutazione VBIED di livello II

Nell’attentato del tre giugno scorso avvenuto a Londra il ruolo del conducente suicida negli attentati VBIED si è evoluto. Non più un semplice autista di un mezzo scagliato contro la folla, ma un moltiplicatore di forze che sfrutta sul campo lo shock iniziale per massimizzare la sua efficacia anche dopo la folle corsa del mezzo. Si tratta del primo esempio di rivalutazione del concetto di sopravvivenza a medio termine sul campo.

VBIED di livello III

L’ultima evoluzione della minaccia VBIED è di livello III diviso in due stadi. E’ localizzata nell’area Medio orientale: a centinai i veicoli di livello III utilizzati dallo Stato islamico. L’ultima naturale evoluzione dell’autobomba è caratterizzata dalla blindatura del mezzo concepita per aumentare le probabilità di sopravvivenza e raggiungere il bersaglio. Il veicolo kamikaze blindato è progettato per superare le barriere difensive attive e passive e raggiungere infrastrutture di elevato valore. La loro sopravvivenza è nettamente superiore ai mezzi di livello II poiché concepita per la protezione balistica contro le armi in dotazione fino al 7,62 mm (in alcuni casi anche per il calibro ’50). Un dispositivo di livello III garantirebbe anche di moltiplicare gli effetti IED standard, associando all’ordigno esplosivo improvvisato un carico infiammabile (ad esempio) all’interno del mezzo. La blindatura, per quanto possibile, avverrebbe all’interno del veicolo cosi da lasciare inalterato il design esterno del mezzo (prerequisito che sarebbe imperativo per un attentato nelle aree urbane). Il secondo stadio prevede la riconversione dei mezzi civili, militari (altamente improbabile in un contesto urbano) e di soccorso sequestrati sul posto. Nel caso di un mezzo militare il problema è determinato dal quantitativo superiore di esplosivo a bordo che deve essere in grado di sfondare la blindatura standard del mezzo.

Monster VBIED

Ogni veicolo può essere riconvertito in VBIED. La differenza principale tra VBIED e SVBIED è il modo in cui vengono impiegati tatticamente sul campo di battaglia. A causa della sua staticità un VBIED è raramente utilizzato negli scontri attivi. In un SVBIED la presenza di un conducente gli conferisce la capacità di scegliere il bersaglio in contesti offensivi. Le operazioni VBIED funzionano come un più grande IED statico, mentre quelle SVBIED sono più adatte per operazioni offensive. Tuttavia solo il mezzo pesante o Monster VBIED garantisce un immediato grado di sopravvivenza del veicolo contro le armi di piccolo calibro che attualmente equipaggiano le forze di polizia. Il mezzo pesante (come quello di Nizza) conferisce sopravvivenza e letalità sacrificando la manovrabilità. Parliamo di mezzi il cui design esterno non è stato in alcun modo alterato. Molti paesi hanno adottato sistemi d’arma individuali con maggiore potere d’arresto, veicoli pesantemente corazzati concepiti per speronare un Monster VBIED e svariati asset in grado di arrestare un mezzo pesante in corsa come il Talon.

Armored VBIED

Ad oggi non si è mai verificato l’impiego urbano di un AVBIED (dove A sta per Armored). L’esperienza dell’Isis nell’utilizzare SVBIED blindati per resistere alle armi di piccolo calibro deve essere presa seria in considerazione nei contesti urbani. L’attuale equipaggiamento delle forze di polizia sarebbe del tutto irrilevante nel caso venisse utilizzato un tir blindato (esternamente o internamente). Anche un leggero livello di blindatura improvvisata garantirebbe un ulteriore grado di sopravvivenza in possibili attentati in Europe e negli Stati Uniti. In un simile scenario, l’AVBIED avrebbe una alta probabilità di raggiungere la sua destinazione ed innescare la detonazione prevista.

“Si informava sull'utilizzo del coltello dove e in che modo colpire”

L’ultima guida su come accoltellare a morte il personale equipaggiato con giubbotti antiproiettile è stata pubblicata sulla rete lo scorso novembre. Il video, originariamente apparso su Telegram, è stato diffuso sui social media ed è, ancora oggi, facilmente reperibile sulla rete.