Las Vegas, rinvenuti 19 fucili: ecco l'arsenale del killer

Rinvenuti 23 fucili ad alta potenza, migliaia di munizioni, esplosivi e dispositivi elettronici. Il Killer di Las Vegas ha sparato per 72 minuti

Stephen Paddock, autore della strage di Las Vegas, la più efferata nella storia moderna degli Stati Uniti, aveva trasportato nella sua stanza al 32° piano Mandalay Bay Casinò, sul Las Vegas Boulevard, 23 fucili e migliaia di munizioni. Dalla sua posizione centinaia di metri sopra il livello della strada con una perfetta visuale sulla piazza antistante che ospitava 22 mila persone per il Route 91 Harvest, rassegna di musica country, l'uomo ha ucciso 59 persone ferendone altre 527 riversando centinaia di proiettili in 72 minuti di fuoco ininterrotto.

Paddock, consapevole della sua posizione sopraelevata e praticamente impossibile da intercettare dal suolo, ha avuto tutto il tempo di allestire delle postazioni di tiro e mirare contro un bersaglio perfetto a 400 metri: un massa di persone a distanza utile di tiro (sia per un fucile d’assalto che per una mitragliatrice). Così come avevamo ipotizzato alcuni minuti dopo la strage analizzando l’audio dei primi video pubblicati sulla rete, la polizia di Las Vegas conferma che Paddock possedeva diverse armi semiautomatiche modificate per un fuoco automatico. Nella stanza al 32° piano Mandalay Bay Casinò, la SWAT ha rinvenuto 23 fucili e migliaia di munizioni. Poche ore fa si è scoperto che l’uomo aveva acquistato negli anni un arsenale di 42 sistemi d’arma. Nella sua abitazione di Mesquite sono state sequestrate altre 19 armi di vario tipo, migliaia di munizioni e diversi chili di Tannerite che sappiamo essere un esplosivo solitamente utilizzato come bersaglio reattivo per la pratica di tiro.

Grazie alle immagini del circuito interno del Casinò si è scoperto che il killer, che occupava quella camera d'albergo dal 28 settembre scorso, ha utilizzato dieci valigie per spostare le armi in modo sistematico nella sua stanza nelle ore precedenti la strage.

La polizia di Las Vegas conferma di aver rinvenuto quattro fucili DDM4V1 camerati per le munizioni da 5,56 millimetri. Tre gli FN-15 camerati per il 5,56mm ed un Ak-47 (si ignora il calibro 7,62 × 39 mm o 5,45 × 39 mm). Tra le 23 armi rinvenute dalla polizia di Las Vegas anche un fucile semiautomatico Colt Ar-15: si ignora la configurazione. Due i fucili di precisioni stabilizzati in due diverse postazioni ed una pistola. Migliaia le munizioni di differente calibro. Queste variano dal 308 Winchester al munizionamento standard dei fucili d’assalto .223 Remington. Nessun dettaglio sulle possibile ottiche acquistate da Paddock in combinazione con i fucili. C’è ancora un certo riserbo nel diramare le specifiche delle 23 armi e dei dispositivi elettronici rinvenuti nella camera d’albergo.

Fin dai primi video diramati sulla rete, il suono dei differenti sistemi d’arma utilizzati confermava un fuoco costante in modalità automatica.

Inizialmente si pensava che l’uomo avesse svuotato diversi caricatori in rapida successione. Avevamo ipotizzato anche l’impiego di caricatori quadrifilari come quelli a sella tipo Beta C-Mag da cento colpi. Tuttavia, considerando la postazione, la protezione praticamente assoluta dal suolo, la posizione di tiro (certamente stabilizzata con supporto) ed il tempo necessario per riarmare un fucile d’assalto (tre massimo cinque secondi, anche di meno con operatori addestrati), il fuoco di saturazione sarebbe stato assicurato anche con caricatori standard o ad alte capacità. La densità della folla, infine, avrebbe garantito di colpire il bersaglio anche con un fuoco relativamente impreciso. Tuttavia se avesse utilizzato un solo fucile in modalità automatica per 72 minuti di fuoco ininterrotto, la singola arma sarebbe esplosa.

Probabilmente Paddock ha utilizzato l’intero arsenale (ecco perché il diverso suono nei video), aprendo il fuoco con ogni fucile a sua disposizione. Diversi video confermano ad orari diversi una pausa dai 30 ai 40 secondi. L’uomo potrebbe aver svuotato quattro caricatori in rapida successione (non conosciamo l’esatta capacità di immagazzinamento), prima di passare all’arma successiva. Il killer (è un dettaglio non ancora diramato) considerando la sua missione suicida, potrebbe non aver pensato al fumo delle armi surriscaldate che in pochi minuti ha avvolto l’intera stanza.

Stephen Paddock non è stato identificato dalle vampate di fuoco che fuoriuscivano dalla sua finestra, ma dai rilevatori del fumo della camera d’albergo, azionati dalla modalità di fuoco automatica dei suoi fucili. L’uomo ha quindi assicurato il fuoco di saturazione contro una massa inerme cambiando asset. Ciò denota una certa lucidità e pianificazione tattica. Da quella posizione nessuno avrebbe potuto identificare Stephen Paddock. Dalla piazza nessuno avrebbe potuto individuare da dove provenisse il fuoco. Gli stessi poliziotti presenti al concerto non erano tatticamente in grado di rispondere al fuoco nemico. Se Paddock non si fosse suicidato ed avesse tentato la fuga, avrebbe potuto sfruttare la sua posizione ed il caos di quei momenti.

Nell’auto di Paddock nei pressi del Casinò è stato rinvenuto anche del nitrato di ammonio. Utilizzato come fertilizzante, costituisce la base per numerose miscele esplosive.

Commenti

Demy

Mar, 03/10/2017 - 13:11

Non può essere stata una sola persona, molti lati oscuri e troppa fretta nell'emettere la condanna.