Natalie Imbruglia, l’italo-australiana profetessa del rock

Questa sera all’Alcatraz la trentenne ex reginetta del pop internazionale ripercorre i suoi successi

Luca Testoni

Pensava che l'avrebbero stroncata perché veniva dal mondo delle soap opera tv (appena diciassettenne interpretando il ruolo del maschiaccio Beth è stata una star del serial Neighbours). Temeva di essere una delle tante aspiranti attrici in libera uscita pronte a tentare la carta della musica. E invece no.
All'italo-australiana Natalie Imbruglia, classe 1975, la fortuna ha detto subito bene. E con un'unica canzone, Torn (ricordata a pieno titolo tra i singoli-tormentone del 1997), delicata ballata agrodolce che parlava di illusioni d'amore e che, in precedenza, era stata incisa senza fortuna da una misconosciuta collega norvegese, ha fatto il botto. Riuscendo nella non facile impresa di passare in un solo colpo da esordiente a reginetta del pop internazionale. Italia compresa.
Per capire la portata del successo dell'avvenente brunetta dagli occhi verdi («piacere al primo sguardo è indubbiamente un vantaggio: ti apre una porta in più. Ma se poi non riesci a sfruttarla è tutto inutile», ha confidato), figlia di un emigrante originario delle Eolie, è sufficiente sapere che il suo lusinghiero album di debutto, Left of Middle, ha venduto più di sei milioni e mezzo di copie.
Un evento straordinario. Anche se irripetibile. E di questo è sempre stata consapevole la Imbruglia, che pure da allora ha conquistato un'invidiabile autonomia artistica, permettendosi il lusso di pause triennali tra un disco e l'altro. Passi l'effetto sorpresa, ma ripetersi su altissime standard commerciali in ambito pop è una grandissima fatica. Un privilegio di pochi.
Archiviato il secondo, dimenticabile cd White Lilies Island (dal nome del minuscolo isolotto sul fiume Tamigi di sua proprietà, dove ha messo su casa), che risale al 2001, Natalie si è per un po' dedicata ad altro. Recitando un paio d'anni al fianco di John Malkovich e Mr. Bean, alias Ronan Atkinson, nel film Johnny English di Peter Howitt, e concedendosi una breve quanto redditizia comparsata come testimonial di una celebre multinazionale della cosmesi.
Alla fine, però, la trentenne di Sydney ha interrotto l'astinenza musicale ed è tornata a farsi sentire la scorsa primavera con il suo terzo disco, Counting down the days, di cui risulta anche coautrice. Un'infilata di ballate gradevolmente inoffensive, che ricordano un po' Madonna ultima maniera, cantautrice con la chitarra, dove spiccano la rockeggiante Sanctuary e il pop più patinato di Shiver, scelta come singolo con l'aspirazione di rinverdire i fasti di Torn.
Pop e rock, dunque: le due anime della signora Johns (si è sposata il capodanno 2003 in un resort tropicale con il cantante-chitarrista dei Dissociatives, ex Silverchair, Daniel Johns, anche lui una celebrità in Australia), che mai come oggi si dichiara felice e appagata dalla sua vita. E che per l'autunno si è regalata un tour nei palazzetti e nei club di mezza Europa.
Tre le tappe italiane in programma: a cominciare da questa sera, dove suonerà all'Alcatraz di via Valtellina 25 (ore 21, ingresso 23 euro). Domani sarà la volta di Padova e dopodomani di Firenze.
A differenza dell'ultimo disco, comunque, i concerti dell'Imbruglia, inevitabilmente incentrati sui brani dei tre lavori sin qui realizzati, avranno un'impronta marcatamente rock, anche perché la band che è solita affiancarla in tour è formata da fan accaniti frequentatori di sonorità dell'heavy metal.
E chissà che con queste frequentazioni rockettare, anche la dolce Natalie non diventi più «cattiva»...