Gli azzurri incoronano Weber: correrà per la Commissione Ue

Il tedesco sarà il candidato dei Popolari per il post Juncker. Tajani: "Saremo i protagonisti e sconfiggeremo i populismi"

nostro inviato a Helsinki

I giochi sono fatti e Manfred Weber sale vincitore sul palco del congresso del Ppe di Helsinki. Il 79,2 per cento degli oltre 700 delegati dei popolari europei ha scelto il quarantaseienne bavarese della Csu come capolista alle elezioni di maggio e candidato alla presidenza della Commissione Ue, che a novembre sceglierà il successore di Jean Claude Juncker. Il primo ad abbracciarlo è lo sfidante ex premier finlandese Alex Stubb, che ha avuto i voti scandinavi e di parte dei rappresentanti dell'Est. Subito dopo ecco le congratulazioni della Cancelliera tedesca Angela Merkel, che l'ha sostenuto insieme all'ungherese Orbàn, all'austriaco Kurz e al presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, numero due di Forza Italia.

«Lo Spitzenkadidat per il 2019 con 492 voti sarà Manfred Weber», hanno appena annunciato dal palco. Capi di Stato, di governo, vertici delle istituzioni Ue e leader di partito si mettono sull'attenti per l'Inno alla gioia, poi la musica si scatena con «We-are-fa-mi-ly» e la famiglia europea si ritrova a ballare a un ritmo festoso.

Eppure ad Helsinki tante voci allarmate si alzano, con sfumature diverse, contro la minaccia del sovranismo-populista. «Salvini, Le Pen e i polacchi - arringa Weber- dicono che bisogna esser orgogliosi delle proprie nazioni, che le loro sono migliori delle altre e che bisogna odiare l'Europa. La nostra risposta è: gli egoismi non creino separazioni e divisioni, siamo orgogliosi della coesione ottenuta nell'identità europea». Tajani, nel suo discorso infervorato in ben 4 lingue, in cui strappa applausi parlando in difesa del Venezuela dalla democrazia negata, della libertà di religione e di stampa, delle radici cristiane che uniscono l'Europa, avverte: «I populisti li vinciamo occupando il loro spazio, dialogando in piazza con i cittadini e affrontando i loro problemi, dobbiamo essere noi i grandi protagonisti».

Fuori dalla sala plenaria, il vicepresidente di Fi commenta l'ultima bocciatura europea della manovra del governo Lega-M5S. «Era previsto, il problema non è Bruxelles ma Roma, che insiste su una manovra che non porta crescita ma solo assistenzialismo». E su Weber aggiunge: «Può essere lui a guidare come Ppe il cambiamento dell'Europa, Fi è in sintonia con la sua linea su lavoro, immigrazione, giustizia e in questi mesi il nostro partito diventerà più forte, allargandosi all'Altra Italia del centrodestra deluso dalla politica. E non mancheranno sorprese». Altro non rivela Tajani, che esprime la felicità per la liberazione in Pakistan di Asia Bibi, simbolo della persecuzione religiosa, che spera di avere presto ospite al Parlamento europeo.

La campagna elettorale dei due popolari è finita, i fans di Weber mettono via i cuori di marzapane con il suo nome, quelli di Stubb i leccalecca di promozione del finlandese. Subito il vincitore ricompatta le truppe: «Questo è un successo per tutti noi, non di un singolo, ma del Ppe - sottolinea Weber -. Cominciamo la campagna elettorale oggi, abbiamo tanto da raccontare, abbiamo creato un'Europa forte e stabile sotto Juncker e Tajani e possiamo colmare il divario con i cittadini per avere un'Europa più forte. Usiamo questo momento di slancio per lottare nei nostri Paesi e vincere. Avremo la maggioranza all'Europarlamento». E Weber, come Tajani, insiste che è l'unico nel mondo a non avere l'iniziativa legislativa.

Se il Ppe si confermasse primo partito a maggio, potrebbe mantenere il vertice della Commissione che guida dal 2004 e Weber potrebbe succedere a Juncker, che gli stringe la mano sul palco. I popolari, ricorda il segretario del Ppe Antonio Lopez, sono gli unici ad eleggere il loro candidato, mentre i socialisti hanno deciso il loro, l'olandese Frans Timmermans, nel chiuso di una stanza. Anche se non c'è automatismo tra indicazione dello Spitzenkandidat e corsa per la Commissione, tutto dipenderà dai risultati di maggio. Ma questa è un'altra storia.