Il Cav operato al cuore: quattro ore sotto i ferri "È andato tutto bene"

L'intervento per la sostituzione della valvola aortica. I medici: "Nessuna complicazione"

Milano - Fila tutto liscio. Nessun imprevisto, nessun intoppo, bene anche il momento, fatale, in cui il cui il cuore viene ricollegato all'organismo e ricomincia a fare il suo lavoro. Alle 12, minuto più minuto meno, Silvio Berlusconi lascia la sala operatoria, dove è rimasto per quattro ore, e viene accompagnato in terapia intensiva. «Respira regolarmente - sussurra il fratello Paolo che è riuscito a vederlo per un attimo - eravamo sereni prima, siamo ancora più sereni adesso». «È andato tutto bene», spiega ai giornalisti Ottavio Alfieri, il primario che ha sostituito la valvola aortica, malandata, causa del grave scompenso che aveva colpito l' ex premier nei giorni scorsi. «È andata come speravamo», conferma Alberto Zangrillo, il medico di fiducia del cavaliere. Nel pomeriggio, mentre il paziente riposa, Alfieri e Zangrillo tornano davanti alle telecamere e ai taccuini che stazionano davanti ai padiglioni del San Raffaele. E Alfieri riassume il senso della giornata: «L'intervento è andato molto bene, si è svolto nei tempi previsti e si è concluso senza complicazioni». Nella notte Zangrillo comincerà a svegliare Berlusconi che dovrà rimanere in terapia intensiva per altre 36 ore. Poi superata la fase più critica, il cavaliere tornerà nella sua stanza al Diamante e qui affronterà la prima fase della riabilitazione.

È nella suite al sesto piano del reparto più esclusivo della cittadella di via Olgettina che inizia la giornata decisiva. Berlusconi viene svegliato e preparato per l'intervento. Il Cavaliere parla con Zangrillo che entra con lui in sala operatoria. «Sono pronto», dice il leader di Forza Italia prima di essere sedato. L'equipe è composta da quattro persone: Alfieri, Zangrillo, che addormenta l'ex premier e provvederà a svegliarlo, Alessandro Castiglioni, braccio destro di Alfieri, un medico perfusionista, addetto alla macchina cuore-polmone. Poi ci sono gli infermieri e i ferristi.

Dal Diamante al padiglione Q sono pochi metri. La scorta segue l' ex presidente del Consiglio fino al piano meno uno e si ferma solo davanti a una porta. L' ultima. Nella suite resta la fidanzata Francesca Pascale che poco dopo viene immortalata al balcone dai fotografi mentre, il fazzoletto fra le mani, si asciuga una lacrima. Un pianto che non sfugge a Fedele Confalonieri, che è corso a trovare l'amico. All'uscita, braccato dai giornalisti, il presidente di Mediaset puntualizza: «eh, avete visto addirittura delle lacrime?». E nel dirlo si porta l'indice, più dubitativo di San Tommaso, all'occhio. Poi il manager sdrammatizza: «Berlusconi è forte, supererà anche questa».

Più o meno in simultanea, Gianni Letta, impegnato in una premiazione a Roma, risponde al cellulare che squilla, poi afferra il microfono e dà la buona notizia: «Scusate, sono stato maleducato, ma ero in ansia. È andata bene».

Tutti tirano un sospiro di sollievo. La Pascale, equipaggiata con i calzari e la mascherina, entra in terapia intensiva e può avvicinarsi all'uomo che ama. Nella suite rimangono la senatrice Mariarosaria Rossi e Paolo Berlusconi che lascia infine l'ospedale ringraziando i medici «per la professionalità dimostrata». «Adesso - aggiunge l'editore del Giornale - spetta a mio fratello completare l'opera, ma Silvio ha un cuore molto forte».

Insomma, dopo le ore della trepidazione, ora si torna a guardare al Cavaliere di sempre. Perennemente nella mischia, a battagliare. Ma la fase più delicata non è ancora finita: toccherà a Zangrillo gestire il ritorno alla normalità. Il passaggio, nella notte, dal sonno alla coscienza. Fuori, nel grande piazzale, vengono arrotolati gli striscioni esposti nella mattinata da fan e militanti: «Auguri» e «Forza Silvio». Ma a sera, dalle finestre, i malati scrutano ancora l'orizzonte, alla ricerca di un cartello o di un giornalista, venuto «fin qui - come dice una signora ricoverata a oncologia - per Silvio».SteZu