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Politica internazionale

Otto arrestati a Parigi. Provavano nei tunnel gli esplosivi anti-Tav

Test sugli ordigni nelle vecchie gallerie. Obiettivo attaccare la Torino -Lione. I legami con Askatasuna e le segnalazioni dall’Italia

Assalto Un momento degli scontri ai cantieri della Tav dello scorso weekend Domani e sabato gli antagonisti hanno annunciato nuovi agguati

A Parigi, per far saltare in aria la Torino-Lione, si allenano nei tunnel sotterranei. Otto studenti francesi, sei uomini e due donne, sono stati scoperti nelle gallerie abbandonate della Petite Ceinture, mentre sperimentavano ordigni. L’accusa porta dritto in Val di Susa: stavano testando gli esplosivi, con tecniche che avrebbero voluto utilizzare contro il Tav.

La Procura di Parigi contesta, tra l’altro, l’association de malfaiteurs, equiparabile alla nostra associazione a delinquere. Ma siccome ogni mondo è paese, i giudici hanno respinto la richiesta di custodia cautelare sostenuta dalla Procura. E gli otto sono rimasti in libertà, pur sotto il controllo giudiziario. È la prova, l’ennesima, che il movimento antagonista è transnazionale. Askatasuna resta il regista di un mondo composito che parte da Torino e arriva anche dalle gallerie della vecchia linea ferroviaria di Parigi, passando per la Germania e per la Spagna antagoniste. È in quei 32 kilometri sotterranei che il gruppo transalpino, vicino all’ultrasinistra di «Que la Fac», maneggiava petardi e materiale incendiario. Il manipolo, che faceva le prove, avrebbe voluto raggiungere la manifestazione No Tav dello scorso 25 luglio. Il giorno in cui sono stati feriti oltre 120 poliziotti, tra i cantieri di Chiomonte e San Didero. Gli inquirenti, però, li hanno fermati due giorni prima che potessero arrivare a Venaus e al «Festival Alta felicità», fiore all’occhiello della regia di «Aska». La vicenda, raccontata in Francia da Le Parisien, ha radici antiche. La prima riunione del centro sociale torinese sul da farsi con i cantieri risale al 2004. All’ordine del giorno, c’era il tunnel di Bussoleno. Poi le maglie si sono allargate. L’«Hezbollah» italiana ha fatto diventare la Val di Susa il teatro di una guerriglia intermittente.

Anche in Francia con gli arsenali non scherzano. Allertati dalle autorità italiane, i poliziotti d’Oltralpe, durante i sequestri, hanno trovato ventuno mortai pirotecnici. Poi il solito elenco, quello previsto dal sussidiario dell’antagonista, con tanto di telefoni dedicati all’attività del gruppo: petardi, fuochi d’artificio, taniche, bottiglie di plastica (alcune già esplose), materiale militante, documenti relativi alle mobilitazioni pro Lgbtq. La difesa, comunque sia, respinge le accuse e definisce il quadro investigativo privo di fondamento. Di militanti francesi a Venaus ce n’erano. Il Collettivo universitario autonomo di Torino, una costola di Askatasuna, ha taggato nei suoi post sugli scontri del mese scorso gli estremisti de «La Loutre». Se la testa organizzativa del movimento antagonista è torinese, le braccia provengono pure da oltre confine. La natura transnazionale dei reati ascritti ai No Tav è uno dei punti fermi sostenuti dalla Procura generale del Piemonte. Ma in Italia, come in Francia, sembra complicato trovare giudici decisi nell’usare il pugno duro.

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