Volano con il malato di Ebola, è caccia ai passeggeri

Controlli su chi ha viaggiato col paziente del Texas. Le compagnie calano in Borsa

Il Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas

Era inevitabile che il micidiale virus Ebola sbarcato negli Usa creasse scompiglio. Sono scesi persino i titoli in Borsa delle compagnie aeree che hanno avuto la sventura di ospitare sui loro aerei Thomas Eric Duncan, il primo malato di Ebola diagnosticato negli Stati Uniti. Ma la sorveglianza sanitaria del Paese è ferrea e difficilmente il virus potrà dilagare. Tutti però sono tenuti a rispettare le regole.

E a Dallas, i parenti di Duncan sono stati messi agli arresti domiciliari per tre settimane perché si rifiutavano di restare chiusi in quarantena nel loro appartamento dove si era recato lo stesso Duncan. Dunque, anche se le autorità americane usano il pugno di ferro, sostengono che la malattia non si diffonderà anche perché, oltre a curare il malato in terapia intensiva, saranno individuate e monitorate le 80 persone circa che sono state in contatto con Duncan da quando è arrivato sul suolo americano. Ma ci sono anche i pericoli di un'esposizione indiretta. Tra le persone a rischio contagio, infatti, ci sono anche 5 bambini, che frequentano quattro diverse scuole di Dallas. E tra i genitori dei loro compagni di scuola si è scatenato il panico. Thomas Frieden, direttore dei Cdc, tra l'altro, non ha calmato del tutto gli animi con le sue ammissioni. «È possibile che qualcuno che ha avuto contatti con il malato possa sviluppare Ebola nelle prossime settimane – ha detto - ma non ho dubbi che fermeremo il virus». E per bloccare ogni ipotetico contagio negli Usa le compagnie aeree stanno contattando tutti i passeggeri che si trovavano a bordo dei voli di Duncan (in Italia per le compagnie c'è l'obbligo di tenere le liste dei passeggeri che arrivano da aree a rischio per 21 giorni): spiegano loro di rivolgersi alle autorità sanitarie e li tranquillizzano sostenendo che Duncan non poteva diffondere il virus durante il volo perché all'epoca non mostrava ancora i sintomi della malattia e quindi non era contagioso. Ma Duncan è un malato che sembra abbia qualcosa da nascondere.

In Liberia l'uomo avrebbe accompagnato in ospedale un parente malato con cui era entrato in stretto contatto, ma ha risposto «no» a tutte le domande del questionario compilato prima di partire nel quale veniva chiesto se qualcuno dei suoi parenti fosse malato. Una menzogna che ha scatenato le ire delle autorità della Liberia che hanno intenzione di incriminare Duncan per aver mentito sui contatti con familiari infettati. Intanto è atteso negli Usa un cameraman statunitense freelance impegnato a seguire l'epidemia di ebola in Liberia per la Nbc News , risultato positivo al virus. Sarà trasferito in Usa per essere curato assieme al resto della troupe e al medico che lo ha seguito che verranno messi in quarantena.