Credevano fossero jihadisti: due italiani uccisi in Libia

I connazionali sequestrati nel 2015 colpiti da fuoco amico in un'operazione contro lo Stato islamico. Solo dopo il blitz si è accertato che erano ostaggi

Fausto Piano e Salvatore Failla, due dei quattro ostaggi italiani in Libia dallo scorso anno, sono stati uccisi da fuoco «amico» e scambiati sul primo momento per jihadisti stranieri. Il convoglio dei loro carcerieri dello Stato islamico stava scappando da Sabrata, sulla costa, per raggiungere un covo sulle montagne. Un'unità di miliziani fedele al governo di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, ha intercettato i fuoristrada. «Nessun alt. Prima hanno sparato e poi controllato i cadaveri» spiega una fonte del Giornale informata sui fatti. Fra i corpi rimasti a terra di jihadisti tunisini, compresi una donna e un bambino, c'erano due cadaveri con la carnagione chiara. Sul primo momento i miliziani pensavano si trattasse di jihadisti italiani e l'hanno pure scritto sulla pagina Facebook della brigata «Febbraio al Ajilat-2» di Sabrata pubblicando le foto dei cadaveri. In realtà erano i poveri tecnici Piano e Failla, che forse i rapitori volevano usare come scudi umani, ma non avrebbero fatto in tempo sotto la valanga di colpi, secondo la fonte del Giornale. Nelle foto su Facebook, Failla, il più giovane con i capelli e il barbone lungo, è disteso sulla sabbia, vicino ad un fuoristrada blu con indosso una tuta da ginnastica con la bandiera francese. L'immagine di Piano mostra la barba bianca e lunga, gli occhi chiusi ed una tuta uguale al suo compagno di sventura con il simbolo della torre Eiffel e la scritta «Paris». Dopo diverse ore è saltato fuori il tragico errore. «I primi rilievi biometrici confermano che si tratta dei due ostaggi italiani», spiega la fonte del Giornale, e la Farnesina ha confermato.Non ci sono notizie certe su Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, gli altri due ostaggi della ditta Bonatti rapiti lo scorso luglio assieme ai tecnici uccisi. Il sottosegretario con delega all'intelligence Marco Minniti ha dichiarato ieri al Copasir, il Comitato parlamentare di controllo dei servizi, che Pollicardo e Calcagno «sono ancora vivi». In realtà l'ultima prova certa in tal senso risale a gennaio. All'inizio sarebbero stati rapiti da una banda criminale, ma poi ceduti alle bandiere nere di Sabrata. Fonti da Tripoli indicano che chi li ha rapiti pretendeva 12 milioni di euro per liberarli. Ci sarebbero state trattative poi interrotte, e forse per questo i quattro sarebbero finiti in mano all'Isis.Il Giornale ha appreso che i 4 ostaggi erano assieme e sarebbero stati divisi in due gruppi dai carcerieri, dopo gli attacchi degli ultimi giorni delle milizie fedeli a Tripoli. Settantadue ore fa è stato arrestato l'autista dei tecnici italiani, che era con loro quando sono stati rapiti rientrando dalla Tunisia. Suo fratello, pure lui catturato, fa parte dello Stato islamico. Non è escluso che abbiano confessato dove si trovavano gli ostaggi, ma qualcosa è andato storto. Fra martedì e mercoledì i miliziani anti Califfo hanno preso d'assalto un edificio nei dintorni di Sabrata occupato dai tagliagole delle bandiere nere, ma nessuna traccia degli ostaggi. Un breve video mostra i cadaveri di numerosi jihadisti crivellati di colpi. In seguito all'attacco gli italiani sarebbero stati divisi e portati via verso il deserto. Uno dei convogli con Piano e Failla è finito nella mortale imboscata. Gli altri due potrebbero trovarsi «nelle mani di Abdullah Dabbashi, comandante dello Stato islamico a Sabrata», secondo Libya Herald. Il clan Dabbashi è molto influente nell'area e conta posizioni di rilievo sia fra le milizie anti Califfo, che nei ranghi delle bandiere nere. Uno dei membri è addirittura ambasciatore libico alle Nazioni Unite. L'equilibrio a Sabrata è saltato con il raid americano del 19 febbraio, che ha polverizzato il campo di addestramento del Califfo alle porte della città. Lo Stato islamico ha reagito occupando gli edifici della sicurezza in città e decapitando chi riusciva a catturare. Le milizie islamiste fedeli a Tripoli, come la brigata che ha ucciso i due italiani, hanno dichiarato guerra ai gruppi del Califfo.A Sabrata aveva messo radici il gruppo estremista Ansar al Sharia, che poi si è spaccato aderendo in parte allo Stato islamico. La città è un hub dei trafficanti di migranti verso l'Italia con i barconi, che pagano un pizzo del 10% alle milizie. L'ex ufficiale dell'esercito libico Ramzy al Rumeeh sostiene che i rapitori degli italiani fanno parte della milizia Battar «un gruppo armato dedito al traffico di esseri umani e attivo a Sabrata». Secondo al Rumeeh «la formazione armata è legata allo Stato islamico, ma sostiene parallelamente anche il governo di Tripoli».

Commenti

Efesto

Ven, 04/03/2016 - 11:51

Non sono nemmeno banditi: sono carogne.