Crolla il muro di Torino: la Appendino sfratta i dem

La grillina a sorpresa rimonta i 12 punti del primo turno e umilia Fassino. «Ricucirò una città ferita»

La rimonta impossibile diventa un trionfo. Chiara Appendino toglie la corona a Piero Fassino e butta giù il muro di Torino. Ventitré anni di giunte di centrosinistra vengono travolti dal vento antica sta e i 5 stelle ottengono un risultato clamoroso, forse ancora più di quello arrivato a Roma. Il successo nella Capitale era atteso, tutti scommettevano su Virginia Raggi, ma il compito dell' Appendino pareva improbo. E qualcuno considerava già un lusso l'essere arrivati, a sorpresa, al ballottaggio. Invece no, a mezzanotte la disfatta del Pd è ormai una certezza senza appello e i dati che arrivano dai seggi sono neri, peggio delle più funeree previsioni: quando sono arrivati inrisultati di 558 seggi su 919 Appendino raggiunge uno strabiliante 54,88 per cento contro il 45,12 per cento di un annichilito Fassino. E il dato col passare dei minuti non cambia più. Il distacco si stabilizza, finisce 54,5 a 45,4%. Game over.

I militanti del M5S rompono gli indugi e marciano fin sotto il Comune gridando «onestà, onestà», la stessa parola scandita ai funerali di Gianroberto Casaleggio. Insomma, in 15 giorni la geografia politica sabauda è terremotata. Il sindaco uscente, un pezzo di storia della sinistra italiana, era sicuro di vincere al primo turno, poi è arrivata la doccia fredda: Fassino è stato costretto al ballottaggio e un intero sistema di potere ha cominciato a scricchiolare. Ma era solo l' incipit di una storia ancora tutta da scrivere. I dati confermano il sorpasso che nessuno si aspettava. Qualcosa è successo negli ultimi giorni, forse nelle ultime ore, certo la diga non ha tenuto.

Un fatto sconvolgente, ancora di più perché Fassino aveva comunque vinto il primo round con un margine ritenuto rassicurante di quasi 12 punti: 40,8 contro 30,9 per cento. Ma si sa, il ballottaggio non è la prosecuzione della partita ma un match tutto nuovo e così è stato.

«Quello di Torino è un voto politico, un voto contro Renzi. - afferma Osvaldo Napoli, che per Forza Italia il 5 giugno aveva raggranellato il 5% - la gente era stufa». E forse il cambio di passo è avvenuto dalle parti del centrodestra. Subito dopo aver conosciuto i modesti risultati del proprio candidato, il notaio Alberto Morano, il leader della Lega Matteo Salvini aveva detto al Giornale senza tanti giri di parole: "«Se fossi a Torino io voterei Appendino».

Un concetto che deve aver fatto breccia nella testa dei moderati che con un pacchetto del 15% rappresentavano l' ago della bilancia. Insomma, ha prevalso la voglia di liberare l' Italia da Renzi e, fatte le debite proporzioni, Torino da Fassino e dalla cappa del centrosinistra. È l' interpretazione che nella notte dà del risultato lo stesso Fassino: « La destra ha fatto convergenza sulla Appendino. Da due ore tutti ripetono che Torino e'stata una città ben amministrata e tutti danno una lettura di tipo politico».

Decisivo è stato, in una gara tiratissima, il profilo del candidato scelto dai 5 stelle. Chiara Appendino ha solo 32anni, meno della metà di Fassino che solo per questo è subito risultato vecchio e, soprattutto, ha un volto rassicurante: viene sì da un movimento ai confini dell' antipolitica, ma appartiene ad una famiglia borghese, è figlia di un manager e moglie di un imprenditore. Lei, raggiante, ringrazia Fassino e delinea il futuro immediato: «Dobbiamo ricucire una città profondamente ferita». I torinesi si sono fidati. E si sono convinti che non sarà un salto nel buio.