Desirée, stupro premeditato. Caccia anche a tre tunisini

Cocktail di sostanze con l'obiettivo di violentarla a turno Si cercano alcuni magrebini presenti durante lo stupro

È caccia a tre tunisini, presenti allo stupro di Desirée - Koffey, Samir e Hyten - e a Marco, lo spacciatore di psicofarmaci. Gli inquirenti puntano il dito anche su dei testimoni accusati di omissione di soccorso. Nei verbali di interrogatorio Muriel Kafusa dice: «Alle 20 mi hanno chiamato Hyten e Ibrahim per spostare Desirée dal container al capannone. Era nuda dalla vita in giù, era stata violentata. Alle 20,25 me ne sono andata». Falso. Secondo altri Muriel sarebbe tornata all'1,30 di notte urlando contro Desirèe.

Intanto si aprono scenari ancora più inquietanti sulle botteghe occupate di San Lorenzo e sulla notte maledetta del 18 ottobre. Desirée non sarebbe la prima ad essere stata violentata fra le pareti lerce del container. Spuntano altre violenze fra gli spacciatori africani nelle vecchie officine abbandonate. A raccontarle, in una chat del comitato di quartiere, alcuni ragazzi. Uno, Luca, scrive: «Quello è un posto di merda, frequentato solo da gente senza tetto nigeriani o egiziani che spacciano e cercano di fregare la gente rubando... io sono riuscito a scappare quella notte essendo aggredito da persone di colore, avevo i vestiti strappati (...) conosco il posto, loro con scuse ti fanno entrare lì dentro e se ne approfittano di te (...) mi hanno aggredito in tanti». Luca racconta l'inferno di via dei Lucani: «Mi hanno aggredito in 5, essendo un uomo sono riuscito a scappare da lì con i vestiti strappati e me la sono cavata ma per una ragazzina di 16 anni è difficile uscire da tutta quella merda».

Per il gip Maria Paola Tomaselli nessun dubbio: i quattro arrestati sono responsabili di omicidio volontario. Punto. Ibrahim, Pako, Sisko e Yusif, i due senegalesi, il nigeriano e il gambiano fuggito a Foggia con 11 chili di droga, hanno «prima somministrato alla ragazza il mix di droghe e sostanze - si legge sull'ordinanza di custodia cautelare - perfettamente consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali, per abusarne. Ne hanno abusato lungamente e ripetutamente, infine l'hanno abbandonata a se stessa senza adeguati soccorsi, nonostante l'evidente e progressivo peggiorare del suo stato, fino a impedire ad alcuni presenti di chiamare i soccorsi esterni o la polizia per aiutarla («Meglio la ragazza morta che noi in prigione» la frase choc)». Secondo il giudice, Desirèe, in crisi di astinenza, avrebbe fatto sesso in cambio di una dose di droga. Ma solo per quella. «Lo stato di sedazione nel quale la giovane è venuta a trovarsi - scrive ancora il gip - sin dalle ore 15 (...) le ha impedito di uscire dal container dopo la consumazione del primo rapporto sessuale. Se il rapporto sessuale fosse stato, com'era accaduto in altre circostanze, frutto di un valido consenso in quanto consapevolmente scelto dalla Mariottini quale strumento per procurarsi lo stupefacente di cui aveva bisogno ella, consumato lo stesso, si sarebbe allontanata (...) al fine di soddisfare la propria condizione di astinenza e non si sarebbe, invece, sottoposta ad altro rapporto con Pako». Insomma, presa la dose, avuta in cambio di un solo rapporto sessuale con Yusif, Desirée sarebbe uscita. Ma non è andata così.

Per violentarla tutti, a turno, la imbottiscono di metadone e psicofarmaci. Come il Tranquirit in gocce trovato (vuoto) nei pantaloni di Desirée o le pasticche di Quentiax somministrate da Pako e rinvenute su una mensola del container. Il gip, accusando i 4 pusher di omicidio volontario e non preterintenzionale, ricorda il delitto di Yara Gambirasio. La ragazzina di Brembate viene violentata e poi lasciata al suo destino dal suo carnefice, Massimo Bossetti. Per i giudici è omicidio volontario. Nessun dubbio per il gip sul fatto «che gli indagati abbiano accettato il rischio che la povera Desirée morisse». Una ragazzina tossica in balia a dei mostri. Di lei oggi resta un graffito sul muro di un centro commerciale di Aprilia, dove Desirèe trascorreva i pomeriggi con gli amici e i compagni di scuola.

Commenti

giancristi

Lun, 29/10/2018 - 09:11

Bisogna che la Polizia possa perquisire gli stabili privati abbandonati in condizione di degrado. Non possono esserci luoghi fuori controllo, dove si spaccia e si commettono reati. Lo stabile abbandonato era notoriamente un rifugio di pusher e tossici. Perché nessuno va mai a controllare?