Il garante multa Casaleggio: Rousseau è vulnerabile

L'Autorità sulla privacy: «La piattaforma dei Cinque Stelle è manipolabile». Sanzione di 50mila euro

Vulnerabile, manipolabile, pericolosa. Si abbatte su Davide Casaleggio la sentenza che condanna in maniera inesorabile la piattaforma Rousseau, l'anima del M5s. Dopo un'ispezione e un monitoraggio durato due anni, il Garante della Privacy ha divulgato l'esito dell'indagine e inflitto una severissima pena. La motivazione è che «la piattaforma non gode delle proprietà richieste a un sistema di e-voting che prevede la protezione delle schede elettroniche e l'anonimato dei votanti in tutte le fasi del procedimento elettorale elettronico». Nell'immediato, l'Autorità commina una pesante multa da 50 mila euro a Casaleggio, che vale ricordare è il presidente dell'Associazione, e invita gli amministratori del sistema a risolvere al più presto le falle.

Ma gli ispettori sono entrati nel merito, indicando le problematicità e messo nero su bianco che i dati degli iscritti non sono stati protetti così come le operazioni di voto non sono state fino a oggi trasparenti. È la critica che è stata sempre rivolta a Casaleggio e che il fondatore del M5s ha sempre eluso. Oggi invece è tutto documentato. In pratica, gli amministratori possono aprire le urne virtuali e risalire all'identità del singolo votante. Ma il Garante ha anche scoperto che esiste una sorta di banca dati parallela alla piattaforma (un data center Wind; gestore con cui l'associazione ha stipulato un contratto di servizio) che contiene tutti i numeri di telefono e le relative informazioni. Lo scenario ricorda il caso Cambridge Analytica. Come ha ammesso in passato lo stesso Casaleggio, le votazioni vengono controllate da uomini dell'Associazione Rousseau e da un notaio di fiducia. Ma quanti sono questi uomini? Per il Garante, gli amministratori che controllano la piattaforma sono solo cinque. Sono loro che hanno accesso alla piattaforma ma, si scopre, anche al sito ufficiale del M5s. È di loro che bisogna «fidarsi». Tutto questo fa dire, sempre al Garante, che la piattaforma «non appare in grado né di prevenire eventuali abusi commessi da addetti interni, né di consentire l'accertamento a posteriori dei comportamenti da questi tenuti».

Ed ecco dunque la pronuncia finale: «Le caratteristiche dello strumento informatico non consentono di garantire tecnicamente la correttezza delle procedure di voto». Già l'estate scorsa, il Garante aveva ammonito Casaleggio e parlato di «obsolescenza» del sistema. In quell'occasione, l'Associazione aveva risposto che i problemi erano stati superati. Non era così. E sarà stato forse per anticipare il Garante che Casaleggio - questa mattina, secondo fonti dell'Adnkronos - si sarebbe recato in Procura a Milano per denunciare presunti profili clone. Il caso riguarda la segnalazione di una donna che si sarebbe vista iscritta in piattaforma contro il suo volere. Ad essersi servito delle generalità sarebbe stato un medico casertano candidato alle parlamentarie. Intanto, a rispondere al Garante ha provveduto Enrica Sabatini, una dei soci della Rousseau: «L'infrastruttura tecnologica di Rousseau come abbiamo comunicato nei giorni scorsi è stata potenziata recependo le osservazioni del Garante». Non abbastanza. Adesso si può dire. Era davvero democrazia diretta. Ma da qualcuno.